L’Akkermansia muciniphila pasteurizzata può aiutare a non riprendere i chili persi? Parte 1 – Clinica

Akkermansia pasteurizzata e peso: il batterio nello strato di muco intestinale

Che ruolo ha l’Akkermansia muciniphila pasteurizzata nei meccanismi di mantenimento del peso corporeo? Un trial pubblicato su Nature Medicine nel 2026 suggerisce che una forma pasteurizzata del batterio possa limitare il recupero dei chili persi con la dieta. Un secondo trial dello stesso filone ha avuto invece un esito primario negativo. Ecco cosa dicono davvero i dati.

Otto settimane a 800-900 calorie al giorno. Lo stomaco che brontola e il frigorifero, in cucina, di notte sembra chiamarti per nome. Resisti con tutta la tua volontà. E, alla fine, i tuoi sforzi vengono premiati: sali sulla bilancia e il numero che leggi ti rende felice. È fatta, pensi, il difficile è passato. In realtà è appena cominciato, perché è nei mesi successivi che i chili tanto faticosamente persi tendono a tornare.

In quanti lo abbiamo sperimentato? Dimagrire è difficile, mantenere il peso raggiunto, spesso e volentieri, lo è ancora di più. Dopo una dieta ipocalorica, o dopo la sospensione di un farmaco della classe GLP-1, il recupero ponderale (in inglese weight regain) è frequente. Il problema clinico sta soprattutto qui.

Un batterio contro il recupero del peso?

Una ricerca pubblicata nel 2026 su Nature Medicine (della quale avevamo già accennato in una “Pillola” di AlchimiaBlog) riporta un risultato interessante: un batterio intestinale inattivato dal calore (pasteurizzato), Akkermansia muciniphila, potrebbe aiutare a limitare il recupero dei chili persi dopo una dieta ipocalorica e a mantenere il peso.

Il rapporto tra Akkermansia e peso corporeo apre una prospettiva diversa da quella dei comuni integratori dimagranti. Per questo uso interessa soprattutto la forma pasteurizzata, cioè trattata con il calore e quindi non più vitale.

Per questo si parla di postbiotico: non un microrganismo vivo, ma una preparazione di batteri inattivati. Potrebbero essere sufficienti determinate strutture della sua superficie, capaci di interagire con l’organismo.

Questa è la prima di due parti. Qui trovi i dati clinici, le opinioni degli esperti e i limiti degli studi. I meccanismi con cui un batterio non più vivo potrebbe agire, quasi tutti ancora preclinici, sono nel secondo dei due articoli dedicati all’argomento: Akkermansia pasteurizzata: meccanismi del mantenimento del peso corporeo – Parte 2

Quanto sono solide le prove?


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Akkermansia muciniphila è un batterio che vive nello strato di muco dell’intestino umano e se ne nutre, degradando la mucina. Questa caratteristica lo mette in contatto diretto con la mucosa intestinale, cioè la barriera che separa il contenuto intestinale dai tessuti dell’organismo.

Diversi studi hanno associato la presenza di Akkermansia muciniphila ad indicatori favorevoli della salute metabolica. Nelle persone con obesità, insulino-resistenza o diabete di tipo 2 la sua abbondanza intestinale risulterebbe spesso ridotta.

In un intervento di restrizione calorica condotto su adulti in sovrappeso e obesi, chi all’inizio presentava livelli più elevati di Akkermansia aveva glicemia a digiuno più bassa, minor rapporto vita-fianchi e adipociti sottocutanei più piccoli. Inoltre, i soggetti che partivano con maggiore abbondanza del batterio, soprattutto se associati a una maggiore ricchezza del microbiota, mostravano il miglior profilo metabolico complessivo (glicemia, trigliceridi e distribuzione del grasso corporeo) e dopo la dieta ottenevano miglioramenti più marcati della sensibilità all’insulina .

Queste osservazioni, da sole, non dimostrano se sia il batterio ad avere un effetto protettivo o se sia semplicemente un segnale di un intestino in salute.

Fonte: Dao et al. Akkermansia muciniphila and improved metabolic health during a dietary intervention in obesity: relationship with gut microbiome richness and ecology, Gut (BMJ Journal), 2016

L’influenza della variabilità delle concentrazioni intestinali di Akkermansia

Il quadro, inoltre, non è lineare. Si legge spesso in letteratura scientifica che le persone con disturbi metabolici (come obesità, insulino-resistenza o diabete di tipo 2) abbiano poca Akkermansia.
Lo studio di Suenaert del 2026, ha voluto verificare sui propri partecipanti se questa presunta carenza fosse realmente fondata. Ha confrontato le feci di 142 persone con sindrome metabolica con quelle di adulti sani della stessa area (Cork e Kiel), analizzate con la stessa procedura. Il risultato, inatteso è stato che non c’era alcuna differenza significativa. Tendevano anzi a essere un po’ più alti, anche se la differenza non era statisticamente significativa. Questo risultato nasconde una grande variabilità nella presenza di Akkermansia nell’intestino dei partecipanti: tra i 142 soggetti, circa metà era quasi priva di Akkermansia, mentre nell’altra metà l’abbondanza era tale da far salire la media complessiva.

L’Akkermansia come integratore

La ricerca si è poi chiesta se il batterio si potesse somministrare come integratore, e una scoperta ha cambiato l’approccio iniziale: la forma pasteurizzata conserva attività biologiche anche quando il batterio non è più vitale. La pasteurizzazione inattiva il microrganismo, ma può preservare componenti strutturali in grado di interagire con le cellule intestinali e immunitarie.

Secondo Suenaert e colleghi, che citano il parere EFSA del 2021, è anche l’unica forma di MucT giudicata idonea al consumo umano. MucT è il ceppo di riferimento di quasi tutti gli studi che vedremo.

Gli autori ipotizzano che la grande variabilità dei livelli di Akkermansia nell’intestino dei partecipanti allo studio abbia attenuato l’effetto complessivo dell’integrazione sull’intero gruppo, perché chi ne aveva già molta avrebbe avuto poco da guadagnare.

Fonte: Suenaert et al., Effect of pasteurized Akkermansia muciniphila MucT on insulin sensitivity, body composition, and GLP-1 production in subjects with metabolic syndrome: impact of low baseline gut Akkermansia levels, Gut Microbes, 2026

Lo studio di Mount e colleghi, pubblicato su Nature Medicine nel maggio 2026, è, secondo gli autori, un trial randomizzato e controllato costruito per rispondere a una domanda precisa: l’Akkermansia pasteurizzata riduce il recupero di peso dopo un dimagrimento importante?

Il disegno dello studio è semplice. Novanta olandesi adulti con sovrappeso od obesità, di età compresa tra i 20 ed i 70 anni, con BMI 28–40 kg/m² e peso stabile da almeno 3 mesi, hanno seguito per otto settimane una dieta a ridotto apporto energetico (indicato tra 800 e 900 kcal/die), con l’obiettivo di perdere almeno l’8% del peso corporeo. Dai partecipanti sono stati esclusi, tra gli altri, soggetti con diabete di tipo 2, con malattie gastrointestinali significative, pregressa chirurgia bariatrica e uso recente di probiotici, prebiotici o farmaci metabolici rilevanti.

Dei 90 partecipanti, in 84 hanno raggiunto l’obiettivo del dimagrimento. Solo questi 84 sono passati alla fase di mantenimento, quella in cui, di solito, i chili tornano: 24 settimane di alimentazione sana senza limiti di quantità. A metà dei partecipanti è stata somministrata Akkermansia muciniphila MucT pasteurizzata, all’altra metà un placebo. Né i volontari né i ricercatori sapevano chi prendesse cosa.

I risultati della ricerca

A fine mantenimento il gruppo placebo aveva ripreso in media 3,2 kg, il gruppo trattato con Akkermansia aveva invece recuperato solo 1,2 kg di peso. Due chili di differenza, con un margine di errore statistico contenuto (P = 0,012).

In altre parole, chi aveva preso il batterio pasteurizzato aveva riguadagnato circa un settimo di quanto perso con la dieta, gli altri circa un terzo.

Il dato che attira più attenzione riguarda chi ha completato lo studio: circa il 40% dei trattati ha continuato a perdere peso anche durante il mantenimento, contro circa il 5% del gruppo placebo. Questo risultato va letto con prudenza, perché i gruppi erano di una quarantina di persone ciascuno e percentuali così nette, su numeri piccoli, possono oscillare molto.

Gli autori riportano anche una migliore conservazione della sensibilità all’insulina e nessun evento avverso grave attribuibile al trattamento. I benefici cardiometabolici (su glicemia, sensibilità all’insulina, grassi nel sangue, pressione) sono risultati più marcati nelle persone con bassi livelli iniziali di Akkermansia nell’intestino.

Gli stessi autori indicano come limiti dello studio la sua durata relativamente breve e l’assenza di gruppi trattati con ceppi modificati, privi dei componenti attivi: senza di essi non si può attribuire l’effetto a una struttura precisa del batterio.

Il risultato suggerisce che il preparato possa contribuire a limitare il recupero ponderale dopo un dimagrimento ottenuto con una dieta ipocalorica. Non dimostra, invece, che lo stesso prodotto faccia perdere peso in persone che non hanno seguito una fase iniziale di dimagrimento.

Come è stato valutato questo studio nel mondo accademico?

Lo Science Media Centre (SMC) è un’organizzazione no-profit britannica, nata nel 2002, che mette in contatto giornalisti e scienziati esperti per fornire riscontri rapidi, contestualizzati e verificabili alle notizie scientifiche. Esiste anche una organizzazione sorella spagnola, lo Science Media Centre España. Un commento SMC è una valutazione esperta rapida: gli esperti leggono il paper e lo mettono in prospettiva. Non si tratta di una revisione sistematica, né di una replica indipendente dello studio.

Il parere di tre esperti indipendenti

Nel caso dell’articolo di Mount e colleghi, l’SMC ha raccolto tre commenti di scienziati indipendenti dagli autori dell’articolo. I tre esperti, nel complesso, hanno giudicato il trial ben progettato, ma lo considerano una prova di concetto e non un’evidenza sufficiente a cambiare la pratica clinica. I commenti di Gómez Delgado e Miramontes provengono dalla sede spagnola dello SMC e sono ripresi da quella britannica.

Kieran Tuohy

È un microbiologo, professore di Energy Metabolism and Microbiome presso la School of Food Science and Nutrition dell’Università di Leeds.
Dei tre esperti, Tuohy offre la lettura più favorevole. Considera il disegno randomizzato adatto a stabilire un nesso di causa ed effetto e riconosce allo studio il merito di affrontare un problema molto concreto, il peso che torna dopo una dieta o dopo la sospensione dei farmaci GLP-1. Riferisce che nello studio sono migliorate la sensibilità insulinica e l’energia contenuta nelle feci, coerentemente con i risultati delle ricerche precedenti sull’uomo e sui topi.
Aggiunge però che i parametri immunitari e il GLP-1 non hanno mostrato differenze rilevanti, e che, per capirne i meccanismi d’azione servirebbero studi sull’uomo più lunghi e mirati.

Francisco Jesús Gómez Delgado

È professore associato di Medicina all’Università di Jaén, membro del gruppo Diabete, Obesità e Nutrizione della Società Spagnola di Medicina Interna (SEMI), nonché coordinatore dell’Unità di Rischio Vascolare e primario del Dipartimento di Medicina Interna dell’Ospedale Universitario di Jaén.
Delgado giudica lo studio robusto come prova di concetto clinica e apprezza i biomarcatori raccolti su microbiota, tessuto adiposo e metabolismo di zuccheri e grassi.
Ricorda però il campione piccolo, il follow-up breve, l’effetto limitato dell’integrazione con Akkermansia sul peso e l’assenza di comparatori attivi. A suo parere, vede nel microbiota un bersaglio terapeutico promettente e nel preparato uno strumento complementare a farmaci, alimentazione e strategie comportamentali.

José Pablo Miramontes González

È professore ordinario nel Dipartimento di Medicina della Facoltà di Medicina dell’Università di Valladolid e membro del gruppo di lavoro Diabete, Obesità e Nutrizione della SEMI.
González è il più prudente. Riporta la differenza di circa 2 kg, nota che l’effetto sembra maggiore in chi parte con pochi batteri di questo tipo e riconosce ai dati su insulina, energia fecale, microbiota ed espressione genica nel tessuto adiposo il merito di rendere il risultato biologicamente plausibile.
Elenca però i limiti: studio piccolo e breve, popolazione molto selezionata, effetto modesto, nessun confronto con i farmaci per l’obesità e nessun ceppo modificato che permetta di attribuire l’effetto a componenti precise del batterio. Per lui il preparato non è un’alternativa agli agonisti incretinici ma, al più, un possibile complemento, e lo studio non basta a cambiare la pratica clinica.


Servono perciò altri studi per capire se il beneficio persista più a lungo e quali persone possano ottenerne il massimo vantaggio.

Fonte: Mount, S., Canfora, E. E., Jocken, J. W., Umanets, A., Hul, G., Coenjaerds, M., Aldaz Laquidain, P., Adriaens, M. E., Holst, J. J., Jardon, K. M., Segers, A., Suenaert, P., de Vos, W. M., & Blaak, E. E. (2026). Pasteurized Akkermansia muciniphila MucT for weight loss maintenance in people with overweight and obesity: a controlled randomized trial. Nature medicine, 32(6), 2107–2116. https://doi.org/10.1038/s41591-026-04394-7

Una precisazione sugli autori. Diversi ricercatori sono inventori di brevetti sull’uso del batterio (vedi la sezione sui conflitti di interesse).


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Giovane donna che assume una capsula di Akkermansia con lo scopo di mantenere il peso raggiunto dopo una dieta

Numerose ricerche, in passato, hanno indagato sull’efficacia sul metabolismo dell’Akkermansia su modelli animali. Più recentemente sono stati condotti studi con ceppi, dosi e popolazioni diverse, con risultati rilevanti sul metabolismo ed il mantenimento del peso, direttamente sull’uomo.

Lo studio di Depommier e colleghi (2019)

In un piccolo studio esplorativo del 2019, firmato da Depommier e colleghi su Nature Medicine, per tre mesi, 40 volontari in sovrappeso od obesi con insulino-resistenza hanno ricevuto dosi di 10 miliardi di cellule di Akkermansia, vive o pasteurizzate, oppure placebo. In 32 hanno completato la ricerca. Nel gruppo della forma pasteurizzata la sensibilità all’insulina è aumentata del 28,6%, l’insulinemia è scesa del 34% e il colesterolo totale dell’8,7%. Il peso e la massa grassa hanno invece mostrato solo una tendenza alla riduzione. Il prodotto è risultato sicuro e ben tollerato.

Lo studio prevedeva anche un braccio con il batterio vivo, alla stessa dose. Nei partecipanti che lo hanno completato i miglioramenti metabolici sono stati numericamente più modesti di quelli ottenuti con la forma pasteurizzata. Da qui, e dal parere EFSA che ammette al consumo umano solo quest’ultima, la scelta di puntare sul batterio inattivato nei trial successivi.

Fonte: Depommier et al., Supplementation with Akkermansia muciniphila in overweight and obese human volunteers: a proof-of-concept exploratory study, Nature Medicine, 2019

Il trial di Zhang e collaboratori (2025) con Akkermansia viva

Zhang e collaboratori, nel 2025, hanno condotto un trial randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo. Per 12 settimane 58 persone con sovrappeso od obesità e diabete di tipo 2 hanno ricevuto Akkermansia muciniphila viva (non pasteurizzata) oppure un placebo, insieme ad indicazioni sullo stile di vita. Lo scopo era di valutare gli effetti di Akkermansia sul metabolismo e sul peso corporeo.

Tra i due gruppi (Akkermansia e placebo) non sono emerse differenze significative su peso ed emoglobina glicata(HbA1c): entrambi sono migliorati.

Il quadro cambia guardando i livelli di partenza. Nei soggetti che avevano già alti livelli basali di Akkermansia, la colonizzazione è risultata scarsa e non si sono osservati miglioramenti clinici rilevanti. Invece nei partecipanti con bassi livelli basali di Akkermansia muciniphila, la supplementazione con cellule vive ha determinato una buona colonizzazione e riduzioni significative di peso corporeo, massa grassa e HbA1c rispetto al placebo.

Fonte: Zhang et al., Akkermansia muciniphila supplementation in patients with overweight/obese type 2 diabetes: Efficacy depends on its baseline levels in the gut, Cell Metabolism, 2025

La ricerca di Suenaert e colleghi (2026)

Nel 2026 Suenaert e colleghi hanno pubblicato i risultati di un trial randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, condotto in due località: Cork, in Irlanda, e Kiel, in Germania. I partecipanti erano 142 adulti con sindrome metabolica, con o senza prediabete, di 61 anni in media. Per 16 settimane, circa quattro mesi, hanno assunto ogni giorno una capsula con 30 miliardi di cellule di MucT pasteurizzata oppure un placebo di sola maltodestrina, senza cambiare dieta e attività fisica abituali.

L’obiettivo primario dello studio di Suenaert

L’obiettivo primario era la sensibilità all’insulina dell’intero organismo, misurata con l’indice di Matsuda (un indice di sensibilità insulinica) dopo un carico orale di glucosio.
A quattro mesi non c’era alcuna differenza statisticamente significativa tra i gruppi. A tre mesi si è intravisto un piccolo miglioramento (fino al 5-7%), poi svanito. Nella popolazione complessiva anche il peso è rimasto invariato: a quattro mesi la differenza tra trattati e placebo era inferiore a 100 grammi.

Le analisi esplorative post hoc

Hanno perciò condotto successive analisi esplorative, cioè non pianificate come test principali ma decise dopo aver visto i risultati. In queste sono comparsi alcuni segnali.

  • Tra i 142 partecipanti, le 46 donne in postmenopausa hanno mostrato una sensibilità all’insulina più alta del 21% rispetto al placebo a quattro mesi (p = 0,031), con indici di funzione renale migliori.
  • Nei prediabetici l’indice HOMA-S, che gli autori interpretano come un indice di sensibilità all’insulina di fegato e pancreas, è salito del 12% a tre mesi, ai limiti della significatività (p = 0,054).
  • La risposta del GLP-1 al carico di glucosio era più alta nei trattati a tre mesi (p < 0,01), ma l’effetto, dopo quattro mesi, si è ridotto. Il GLP-1 è un ormone intestinale legato a sazietà e controllo della glicemia (ne parliamo nella Parte 2).

L’importanza delle concentrazioni intestinali di partenza

Ma è tra chi partiva con valori intestinali di Akkermansia più bassi che la supplementazione col batterio pasteurizzato, rispetto al placebo, ha dimostrato risultati migliori.

Gli autori hanno suddiviso a metà i partecipanti in due gruppi in base ai livelli iniziali di Akkermansia nelle feci. Nella metà “bassa”, Akkermansia rappresentava in media circa 4-5 microrganismi intestinali ogni 10.000 (cioè era quasi assente); in quella “alta”, invece, circa 3 ogni 100.

  • Nella metà “bassa”, a tre mesi la sensibilità all’insulina era più alta del 26% rispetto al placebo. A quattro mesi il vantaggio scendeva al 16% e non era più statisticamente significativo.
  • Il peso risultava inferiore di circa 1,3 kg, una differenza che sfiora la significatività statistica.
  • Diminuivano invece in modo significativo il grasso del tronco (circa 0,8 kg) e quello addominale (circa 0,25 kg).

Sono risultati di analisi decise a posteriori, su sottogruppi di una trentina di persone ognuno, senza correzione statistica, e vanno pertanto presi con cautela. Anche la soglia tra “basso” ed “alto” è stata tracciata a metà del gruppo totale dei 142 soggetti studiati, e non sulla base di un dato clinico ufficialmente riconosciuto, visto che non esiste un valore di Akkermansia che indichi una carenza.

La sicurezza del preparato

Sul fronte della sicurezza gli eventi avversi sono stati simili nei due gruppi (Akkermansia e controllo), e l’unico evento serio, una polmonite, era nel placebo. I disturbi gastrointestinali lievi o moderati (dispepsia, gonfiore, alterazioni dell’alvo) sono stati più frequenti nei trattati, 36% contro 24%, ma la differenza non è significativa.

Fonte: Suenaert et al., Effect of pasteurized Akkermansia muciniphila MucT on insulin sensitivity, body composition, and GLP-1 production in subjects with metabolic syndrome: impact of low baseline gut Akkermansia levels, Gut Microbes, 2026

Conflitti di interesse

Anche in questo caso i legami con l’azienda che produce il ceppo MucT sono dichiarati dagli autori. Due sono dipendenti di The Akkermansia Company e tre ne sono consulenti. Tra questi ultimi c’è Willem de Vos, cofondatore dell’azienda, mentre Patrice Cani ne è stato cofondatore. Entrambi risultano inventori di brevetti sull’uso di Akkermansia muciniphila. Il settimo autore lavora per Clinical Microbiomics.


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Un elemento ricorrente negli studi riguarda la quantità iniziale di Akkermansia presente nell’intestino.
Nello studio di Mount è risultata associata alla risposta cardiometabolica. Nel trial di Zhang del 2025 (batterio vivo) e in quello di Suenaert del 2026 i benefici metabolici della supplementazione sono risultati più evidenti nei partecipanti con livelli basali bassi di Akkermansia.

La motivazione logica si intuisce: chi ha già molta Akkermansia intestinale ha meno margine di miglioramento quando la assume come integratore. Gli autori di Suenaert usano questa ragione per spiegare perché, nella loro coorte con livelli di partenza alti, l’effetto complessivo sia stato modesto. Rimane un’ipotesi coerente, non certo una dimostrazione: in quello studio la stratificazione è stata decisa a posteriori.

Questo non significa che sia già possibile stabilire chi debba assumere l’integratore sulla base di un semplice test del microbiota. Gli studi hanno utilizzato preparazioni, popolazioni e protocolli specifici; inoltre, un risultato osservato in un sottogruppo non equivale automaticamente a una regola clinica applicabile a tutti.

La composizione del microbiota potrebbe diventare un elemento utile per individuare le persone che rispondono meglio al trattamento, ma questa possibilità richiede ulteriori conferme.


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Le evidenze disponibili consentono quattro considerazioni.

La prima è che esiste un risultato clinico promettente sul mantenimento del peso dopo una perdita ottenuta con dieta ipocalorica: circa 2 kg di recupero in meno in 24 settimane, in un trial piccolo e breve.

La seconda è che fuori da quel contesto il quadro è meno brillante. Nel trial di Suenaert, senza una fase iniziale di dimagrimento, il peso non è cambiato nella popolazione complessiva e l’esito primario è stato negativo. I segnali nei sottogruppi sono ipotesi da confermare.

La terza è che l’effetto non si può generalizzare a qualsiasi prodotto con Akkermansia.
Le analisi genomiche su ceppi isolati di Akkermansia distinguono da tre a sette filogruppi con con differenze nella capacità di degradare la mucina, nella produzione di acidi grassi a catena corta e nella sintesi di vitamina B12.(Becken 2021; Kirmiz 2020; Karcher 2021). MucT è il ceppo di riferimento isolato nel 2004, non l’unico possibile. Ceppo, preparazione, dose e processo produttivo possono differire, e un risultato ottenuto con uno non si trasferisce agli altri.
Lo mostra anche il trial di Kang e colleghi (2024), sul ceppo HB05 pasteurizzato, valutato sulla forza muscolare degli anziani: altro ceppo, altro obiettivo, e risultati non trasferibili a MucT.
I principali studi su MucT, inoltre, hanno coinvolto l’azienda che la produce.

La quarta riguarda i meccanismi. Sono stati proposti diversi percorsi plausibili, ma una parte rilevante deriva da studi preclinici su modelli animali (li esaminiamo nel secondo dei due articoli dedicati all’Akkermansia).

Il ruolo di Akkermansia nel dimagrimento

Al momento non è giustificato considerare un integratore di Akkermansia come un sostituto di un’alimentazione adeguata, dell’attività fisica o delle terapie prescritte. Mancano prove sufficienti per dire quanto serva a prevenire il recupero di peso dopo la sospensione dei farmaci GLP-1. Servono studi più lunghi, con ceppi modificati come controllo e condotti da gruppi indipendenti.

Prima di concludere, una precisazione sugli autori. Quasi tutti gli studi citati riportano legami dei ricercatori con le aziende del settore, ed è importante evidenziarlo.

Nello studio di Mount quattro dei quattordici autori hanno legami con The Akkermansia Company: de Vos è cofondatore e direttore tecnico, Suenaert direttore medico, Segers dipendente, Blaak advisor scientifico. Blaak, Canfora, Suenaert e de Vos risultano inventori di una domanda di brevetto collegata alla ricerca. Il trial è stato però condotto al Maastricht UMC+, dove lavorano i primi due autori e l’autrice corrispondente.

Il lavoro di Suenaert è firmato in larga parte da persone legate all’azienda: due dipendenti (Segers, Rymenans), tre consulenti (Devroye, Suenaert, de Vos). De Vos è anche cofondatore e inventore di brevetti sull’uso di Akkermansia muciniphila. Cani è stato cofondatore dell’azienda e di Enterosys, e anch’egli risulta inventore. Il settimo autore, Moll, lavora per Clinical Microbiomics, che ha eseguito le analisi metagenomiche. Il finanziamento dichiarato è pubblico (FNRS e NWO).

Gli esperimenti sugli animali sono firmati in larga parte dallo stesso gruppo. Nello studio di Plovier del 2017 cinque autori sono inventori di domande di brevetto sull’uso di Akkermansia muciniphila e dei suoi componenti nel trattamento dell’obesità. Nel lavoro di Depommier del 2020 gli inventori sono tre, e due autori, Cani e de Vos, sono cofondatori di A-Mansia Biotech. Gli stessi due figurano nello studio sull’uomo di Depommier del 2019, con altri tre inventori delle stesse domande. Nel trial di Kang tre autori lavorano per HealthBiome. Soltanto lo studio di Zhang, con batteri vivi, non dichiara conflitti di interesse.

Sebbene tutto questo non sminuisca la credibilità dei risultati, evidenzia la necessità e l’importanza di conferme da parte di team di ricercatori indipendenti.


I trial raccontano cosa è successo ai partecipanti, ma non spiegano perché. Se ti chiedi come può agire un batterio che non è più vivo, e quali di quelle spiegazioni abbiano già trovato conferma nell’uomo, la risposta è nel secondo articolo: Akkermansia pasteurizzata: meccanismi del mantenimento del peso corporeo – Parte 2

Che cos’è l’Akkermansia e come funziona nel controllo del peso

Che cos’è l’Akkermansia muciniphila?

È un batterio che vive nello strato di muco che riveste l’intestino e se ne nutre, degradando la mucina. Per questo sta a stretto contatto con la barriera intestinale. In alcune persone con obesità, insulino-resistenza o diabete di tipo 2 ne è stata trovata una quantità ridotta, ma questa osservazione da sola non dice se il batterio protegga o se sia soltanto un indicatore di un intestino in salute.

Che cosa significa “pasteurizzata” e che cos’è un postbiotico?

Pasteurizzata significa inattivata con il calore: il batterio non è più vivo e non può moltiplicarsi nell’intestino. Una preparazione di microrganismi inattivati, o di loro componenti, che ha un effetto sulla salute viene detta postbiotico. Nel caso di Akkermansia sembra che anche il batterio inattivato conservi strutture di superficie in grado di dialogare con le cellule intestinali e immunitarie.

Akkermansia, peso e dimagrimento

L’Akkermansia pasteurizzata fa dimagrire?

Non ci sono, al momento, prove che lo faccia. Il trial di Mount ha valutato il recupero del peso dopo una dieta ipocalorica: i trattati hanno ripreso in media 1,2 kg, il placebo 3,2 kg. Nel trial di Suenaert, senza dieta preliminare, il peso nella popolazione complessiva non è cambiato (differenza inferiore a 100 grammi a quattro mesi). Solo in un’analisi esplorativa sui partecipanti con pochi batteri di partenza si è visto un calo di circa 1,3 kg, ai limiti della significatività.

Che cosa ha mostrato lo studio di Mount e colleghi?

Novanta adulti con sovrappeso od obesità hanno seguito per otto settimane una dieta a ridotto apporto energetico, con l’obiettivo di perdere almeno l’8% del peso. Poi, per 24 settimane, hanno mangiato in modo sano senza limiti di quantità, assumendo ogni giorno Akkermansia pasteurizzata (ceppo MucT) o placebo. Il gruppo trattato ha recuperato meno peso. Il tempo di osservazione, però, è stato breve.

Che cosa ha mostrato lo studio di Suenaert e colleghi?

Su 142 adulti con sindrome metabolica, la MucT pasteurizzata per quattro mesi non ha migliorato la sensibilità all’insulina rispetto al placebo, che era l’obiettivo primario. Analisi successive, non pianificate, hanno suggerito benefici in alcuni sottogruppi, soprattutto in chi partiva con pochi batteri. Sono ipotesi da verificare in nuovi studi.

L’effetto dura nel tempo?

Non lo sappiamo. Mount ha seguito i partecipanti per 24 settimane di mantenimento, e in Suenaert alcuni effetti osservati a tre mesi si sono ridotti a quattro. Servono studi più lunghi per capire se il vantaggio persista e per chi.

Effetti con farmaci GLP-1

L’Akkermansia può aiutare a non riprendere peso dopo l’interruzione di un farmaco GLP-1?

Non ci sono prove sufficienti. Lo studio di Mount riguarda il mantenimento dopo una dieta, non dopo la sospensione di farmaci. Se stai assumendo un farmaco di questa classe, non modificare la terapia senza parlarne con il tuo medico.

Microbiota e risposta individuale

Serve un test del microbiota per sapere se mi conviene?

Non esiste ancora una regola clinica. In tre studi (Mount 2026, Zhang 2025, Suenaert 2026) i benefici sono apparsi più evidenti, o associati alla risposta, in chi partiva con livelli bassi del batterio. In Suenaert la soglia era la mediana di quella coorte, non un valore di riferimento.

Perché c’è chi risponde e chi no?

Una possibile spiegazione è la quantità iniziale di Akkermansia: chi ne ha già molta potrebbe avere meno margine di miglioramento. È un’ipotesi che gli studi stanno ancora verificando, e che dipende anche da ceppo, dose e protocollo usati.

Sicurezza e uso pratico

È sicura?

Negli studi citati non sono stati segnalati eventi avversi gravi attribuibili al trattamento. In Suenaert i disturbi gastrointestinali lievi o moderati sono stati più frequenti nei trattati (36% contro 24%, differenza non significativa) e il colesterolo HDL era leggermente più basso a tre mesi. Sono trial relativamente brevi, su popolazioni selezionate: sulla sicurezza a lungo termine i dati sono limitati.

Chi dovrebbe parlarne con il medico prima di assumerla?

Per prudenza chi è in gravidanza o allattamento, chi ha un sistema immunitario compromesso, chi assume farmaci in modo continuativo e chi ha una malattia cronica dell’intestino. Non ci sono studi sulle interazioni, quindi un confronto con il medico o con il farmacista è sempre consigliabile.

Tutti gli integratori con Akkermansia sono uguali?

No. Ceppo, dose, forma (viva o pasteurizzata) e processo produttivo cambiano da prodotto a prodotto. I risultati ottenuti con MucT pasteurizzata non si applicano automaticamente agli altri preparati in commercio.

Può sostituire dieta e attività fisica?

No. Nello studio principale l’integratore è stato valutato dopo una dieta ipocalorica e durante un’alimentazione sana: era un supporto al mantenimento, non un sostituto.

Evidenze e indipendenza degli studi

Gli studi sono indipendenti?

Non del tutto. In Mount quattro autori su quattordici hanno legami con The Akkermansia Company, che produce il ceppo (tra loro il cofondatore e direttore tecnico, e il direttore medico), e quattro sono inventori di una domanda di brevetto collegata allo studio, condotto a Maastricht. Il lavoro di Suenaert è firmato in larga parte da dipendenti, consulenti e cofondatori dell’azienda. Questo non invalida i risultati, ma è un motivo in più per attendere conferme da gruppi indipendenti.


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