
A chi soffre di insonnia capita di passare anche più di un’ora sveglio nel cuore della notte. Ma è plausibile che microbiota intestinale e insonnia siano in qualche modo legati? È quanto ha provato a verificare un piccolo studio cinese, pubblicato a luglio 2026. Quel tempo di veglia notturna si è ridotto da circa 79 a 17 minuti dopo un trattamento molto particolare: capsule contenenti microbiota intestinale proveniente da donatori sani.
Microbiota intestinale e insonnia: in cosa consisteva la ricerca?
Lo studio di un gruppo di ricercatori dell’Istituto di Salute Mentale dell’Università di Pechino (Gao et al., 2026), pubblicato sul Journal of Internal Medicine, ha coinvolto 80 adulti con insonnia cronica, reclutati in sette ospedali cinesi. I partecipanti hanno ricevuto capsule con microbiota fecale oppure placebo; prima del trattamento, il gruppo che ha ricevuto il microbiota ha assunto anche antibiotici per modificare temporaneamente la flora intestinale. Né i pazienti né i ricercatori sapevano chi avesse ricevuto il trattamento vero e chi il placebo.
Il trattamento adottato è un trapianto di microbiota fecale. In parole semplici: si prendono i batteri intestinali di una persona sana e li si somministra ad un’altra, in questo caso sotto forma di capsule da ingoiare. I donatori erano stati selezionati, tra l’altro, perché riuscivano ad avere un sonno di qualità.
Quanto è migliorato il sonno?
Un mese dopo, l’efficienza del sonno, cioè la quota di tempo a letto passata davvero a dormire, è passata dal 79% al 93% nel gruppo trattato, contro un cambiamento dall’85% all’87% con il placebo. Anche i risvegli dopo l’addormentamento sono diminuiti nettamente. I benefici riferiti dai partecipanti sono rimasti visibili nei questionari fino a sei mesi.
Nel gruppo trattato è cambiata la composizione del microbiota intestinale, con una maggiore varietà di batteri. Il fatto che non tutti abbiano risposto allo stesso modo suggerisce che la composizione iniziale dei batteri intestinali possa influenzare il risultato finale.
Lo studio, però, non dimostra che siano proprio quei batteri trapiantati a migliorare il sonno.
Quali sono i limiti dello studio?
Il limite principale dello studio è il numero ridotto di partecipanti. Inoltre la polisonnografia, cioè la misura oggettiva del sonno, è stata ripetuta una sola volta dopo il trattamento.
Infine il protocollo prevedeva una preventiva somministrazione di antibiotici nei partecipanti che poi hanno assunto le capsule con microbiota: quindi è difficile stabilire quanto del beneficio dipenda dai batteri del donatore e quanto dalla pulizia iniziale dell’intestino.
Microbiota intestinale e insonnia: cosa c’è ancora da capire
Il legame tra microbiota intestinale e insonnia è quindi interessante, ma ancora da chiarire. Lo studio non ha dimostrato un meccanismo alla base delle osservazioni, e la questione fondamentale irrisolta è: un microbiota alterato può favorire l’insonnia, oppure è il sonno disturbato a modificare il microbiota? Il legame tra microbiota intestinale e insonnia potrebbe funzionare nei due sensi, e uno studio come questo da solo non permette di stabilirlo.
Insomma questa ricerca cinese è una prova di concetto, non una nuova cura per l’insonnia. Il trapianto di microbiota resta una procedura sperimentale che non va improvvisata in autonomia!
La scienza per chi va di fretta.
Fonte: Gao T, Liu X, Mi W, Shi L, Wang X, Zhu D, et al. (2026). Faecal microbiota transplantation-based treatment protocol for chronic insomnia disorder: A randomised, double-blind, placebo-controlled trial. Journal of Internal Medicine. https://doi.org/10.1111/joim.70137
Pubblicità



