
Uno studio su quasi 65.000 adulti britannici collega razionamento dello zucchero e invecchiamento biologico più lento in età adulta.
Nel dopoguerra, tra il 1942 e il 1953, il Regno Unito razionò lo zucchero. Ogni persona poteva contare su circa 8 once di zucchero a settimana. Ai dolciumi erano riservate 12 once al mese. Sotto i 40 grammi al giorno per gli adulti. Meno di 15 per i più piccoli. Chi nasceva in quegli anni cresceva con un’esposizione allo zucchero molto vicina ai limiti raccomandati oggi da OMS, linee guida statunitensi e American Heart Association. Non per scelta nutrizionale, ovviamente, ma per politica di guerra.
Quando il razionamento finì, nel settembre 1953, il consumo di zucchero tornò a salire in fretta. In poco più di un anno l’assunzione media giornaliera degli adulti quasi raddoppiò: da 41 a circa 80 grammi.
Questo cambiamento brusco, concentrato in pochi mesi, ha offerto ai ricercatori un esperimento naturale raro. Potevano confrontare persone nate poco prima e poco dopo la fine del razionamento. Con esposizioni molto diverse allo zucchero proprio nei primi 1000 giorni di vita: il periodo che va dal concepimento fino ai due anni, e che la letteratura sul DOHaD (Developmental Origins of Health and Disease) considera una finestra critica per lo sviluppo.
Lo studio, pubblicato su Nature Communications da Zheng e colleghi, ha seguito 64.809 partecipanti della UK Biobank nati tra il 1951 e il 1956. I ricercatori li hanno divisi in un gruppo esposto al razionamento nei primi 1000 giorni e in un gruppo nato dopo la sua fine.
Il vantaggio, rispetto agli studi classici sulla carestia, è che qui la restrizione riguardava solo lo zucchero. Niente digiuno, niente carenza calorica generalizzata: nei paesi colpiti dalla fame quella condizione peggiora, non migliora, la salute a lungo termine.
Razionamento dello zucchero e minore incidenza di malattie legate all’invecchiamento cellulare
Chi era stato esposto al razionamento dello zucchero nei primi 1000 giorni ha mostrato, in età adulta, un’incidenza circa del 9% più bassa di un insieme di malattie che sono associate direttamente ai processi biologici dell’invecchiamento cellulare. Anche il rischio di morte per qualsiasi causa era inferiore del 19%.
La minore incidenza di quelle malattie determinava circa il 60% del vantaggio di sopravvivenza. Chi si ammala meno, in altre parole, vive più a lungo.
L’effetto non era uniforme su tutte le patologie. Tra le riduzioni più marcate compaiono il tumore al seno, le infezioni virali, il diabete di tipo 2, la steatosi epatica e le infezioni delle basse vie respiratorie.
L’associazione seguiva inoltre un gradiente dose-risposta. Quanto più a lungo era durata l’esposizione al razionamento nei primi anni di vita, tanto più basso risultava il rischio successivo. La sola esposizione in utero, senza prosecuzione dopo la nascita, non mostrava invece lo stesso effetto protettivo.
Organi più giovani
I ricercatori hanno usato anche diversi orologi biologici per valutare l’invecchiamento. Il gruppo razionato risultava 1,0-1,2 anni più giovane della sua età anagrafica, soprattutto a livello di polmone, cuore e fegato. Nel plasma, 47 proteine erano alterate, con più attività nei percorsi legati ad AMPK, associati a longevità, e meno nella via mTOR, legata a crescita cellulare e invecchiamento. Dei meccanismi d’azione di AMPK ed mTOR trovate una dettagliata spiegazione in questo articolo di AlchimiaBlog.
Lo studio ha però limiti da tenere a mente: il razionamento è definito dalla politica dell’epoca, non da quanto zucchero mangiasse davvero ogni neonato; il campione è in gran parte bianco britannico, quindi difficile da generalizzare; la mediazione statistica non prova un meccanismo biologico preciso; e gli scarti di età biologica restano differenze di popolazione, non previsioni per il singolo.
Lo studio, insomma, non dimostra che ridurre lo zucchero nei primi anni di vita allunghi necessariamente la vita con una relazione causa – effetto.
Rafforza però, con dati di popolazione su scala reale, l’indicazione che attualmente è già presente in tutte le linee guida mondiali: limitare gli zuccheri liberi fin dai primissimi anni, quando le abitudini alimentari e i processi metabolici si stanno ancora formando, potrebbe avere effetti sulla salute che si manifestano molti decenni più tardi..
Fonte: Zheng J, Zhou Z, Huang J et al. Early life sugar rationing and ageing related diseases, biological ageing and mortality. Nature Communications (2026). doi.org/10.1038/s41467-026-76257-1
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