La Teoria Polivagale: verso una nuova comprensione di noi stessi

L'immagine illustra una seduta di yoga con le partecipanti in posizione del loto, ad indicare la calma interiore dello stato ventro-vagale descritto nella Teoria Polivagale di Porges

La Teoria Polivagale di Stephen Porges offre un’affascinante ipotesi scientifica per comprendere le tre modalità operative del sistema nervoso autonomo che si alternano continuamente al di sotto della consapevolezza, influenzando così in modo determinante pensieri, emozioni e comportamenti. Questi tre “stati autonomici” – eredità di milioni di anni di evoluzione – governano aspetti fondamentali della nostra esperienza quotidiana, determinando se in un dato momento ti senti calmo e socialmente connesso, agitato e pronto alla difesa, oppure spento e disconnesso dalla realtà circostante. Imparare a leggerli è perciò la chiave scientifica per interpretare la biologia delle tue emozioni e reazioni e per comprendere finalmente te stesso.

Vi siete mai chiesti perché la stessa situazione – un collega che vi guarda, un rumore improvviso, una stanza affollata – a volte vi lascia tranquilli e altre vi mette profondamente a disagio? Perché in certi momenti vi sentite socievoli e aperti, mentre in altri la stessa interazione vi appare minacciosa?

La risposta potrebbe risiedere in un nervo che silenziosamente, orchestra buona parte della vostra vita emotiva e relazionale: il nervo vago.

Il sistema nervoso parasimpatico

Il nervo vago rappresenta uno dei componenti più affascinanti e complessi del nostro sistema nervoso. Questo nervo cranico, che si estende dal tronco encefalico verso numerosi organi del corpo umano, costituisce la via principale del sistema nervoso parasimpatico.

Tradizionalmente considerato un sistema “anti-stress” che supporta il riposo e la digestione, il nervo vago nasconde in realtà una complessità molto maggiore di quanto si pensasse.

Il paradosso vagale

Per decenni, la comunità scientifica ha osservato un fenomeno apparentemente contraddittorio. Lo stesso nervo vago che favorisce la calma e il recupero può anche mediare risposte potenzialmente letali, come la bradicardia grave (rallentamento eccessivo del battito cardiaco) e l’apnea. Questa contraddizione viene definita “paradosso vagale”, ed ha rappresentato per anni un enigma irrisolto nella fisiologia autonomica.


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La Teoria Polivagale, sviluppata dal neuroscienziato Stephen Porges, è nata proprio dall’esigenza di risolvere questo paradosso, osservato inizialmente nei neonati prematuri nelle unità di terapia intensiva neonatale.

Per comprendere meglio la teoria polivagale, dobbiamo fare un breve cenno alla fisiologia di alcuni meccanismi di funzionamento del Sistema Nervoso Autonomo

L’aritmia sinusale respiratoria (RSA)

È un fenomeno fisiologico normale e sano che si osserva nei mammiferi, inclusi gli esseri umani:

  • Quando inspiriamo, la frequenza cardiaca aumenta leggermente
  • Quando invece espiriamo, la frequenza cardiaca diminuisce leggermente

Questa variazione ritmica del battito cardiaco sincronizzata con la respirazione è chiamata aritmia sinusale respiratoria (RSA) e riflette l’azione del nervo vago sul cuore. In pratica, è come se il cuore “respirasse” insieme ai polmoni, accelerando e rallentando in armonia con il respiro.

Sincronizzando il battito cardiaco con la respirazione, si ottimizza il rapporto ventilazione-perfusione (l’efficienza con cui ossigeniamo il sangue). ll corretto funzionamento di questo meccanismo viene considerata un indice affidabile del tono vagale cardiaco.

L’ampiezza dell’RSA

A seconda di quanto varia la frequenza cardiaca tra inspirazione ed espirazione, cioè a seconda dell’ampiezza dell’RSA, possiamo dire che:

  • RSA ad alta ampiezza = grande variazione del battito (es: da 120 a 140 battiti/min durante il ciclo respiratorio) → BUON SEGNO
  • RSA a bassa ampiezza = poca variazione del battito (es: da 128 a 132 battiti/min) → SEGNALE DI ALLARME

Il paradosso nei neonati prematuri

Nelle unità di terapia intensiva neonatale, i ricercatori osservarono due fenomeni apparentemente contraddittori:

Prima osservazione: I neonati prematuri con RSA di ampiezza elevata mostravano prognosi migliori, recuperi più rapidi e sviluppo neurologico ottimale. Questo aveva senso: un’RSA alta indicava un sistema nervoso parasimpatico ben funzionante, quindi capacità di mantenere calma e stabilità fisiologica.

Seconda osservazione: Il nervo vago era anche responsabile di bradicardie massive (rallentamento estremo del cuore, talvolta sotto i 60-80 battiti al minuto in un neonato che normalmente ne ha 120-160) che mettevano a rischio la vita. Queste bradicardie causavano ipossia, potevano portare a danni cerebrali e richiedevano interventi medici urgenti.

L’essenza del “paradosso vagale”: stesso nervo (vago) → due effetti opposti?

La parte più interessante dell’osservazione fu questa: i neonati che sviluppavano bradicardie pericolose mostravano una RSA molto bassa nei minuti o ore precedenti l’episodio bradiacardico. Questo pattern temporale suggeriva una sequenza di eventi:

  1. Stato iniziale: Il neonato ha una RSA normale
  2. RSA si abbassa: Per qualche motivo (stress, ipossia, freddo), compare un battito cardiaco quasi costante, senza variabilità
  3. Transizione critica: Spesso si osserva una tachicardia transitoria (il cuore accelera)
  4. Crisi: Si verifica l’episodio di bradicardia grave

Come poteva lo stesso nervo essere sia protettivo (quando produceva RSA) che potenzialmente letale (quando causava bradicardia)?

La Teoria Polivagale

L’intuizione di Porges fu rivoluzionaria: il nervo vago non è un sistema unitario. Vale a dire che non esiste un unico nervo vago, ma un sistema “poli-vagale”, composto da due distinti circuiti efferenti che originano da aree anatomicamente differenti del tronco encefalico.

Esistono quindi:

  • un vago ventrale che rappresenta il sistema evolutivamente più recente, a che ha effetto protettivo ed è responsabile dell’aritmia sinusale respiratoria (RSA);
  • e un vago dorsale, che costituisce il sistema più antico, potenzialmente pericoloso quando attivato inappropriatamente e che alla base della bradicardia dei neonati.

La sequenza osservata rifletteva una gerarchia di risposta: quando il vago ventrale “si spegne” (RSA bassa), il vago dorsale può emergere incontrollato, producendo bradicardie pericolose.

Nei neonati prematuri questo fenomeno è particolarmente evidente perché il vago ventrale non è completamente sviluppato: le fibre non sono completamente mielinizzate e il sistema è “debole”, facilmente compromesso. Quando questo “guardiano” cede, il vago dorsale (già presente alla nascita anche nei prematuri) prende il controllo, attivando risposte primitive di “morte apparente” inadatte alla vita extrauterina, che possono rallentare pericolosamente il cuore.enti che originano da aree anatomicamente differenti del tronco encefalico.


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Il vago dorsale: il sistema più antico

Il primo circuito origina dal nucleo motore dorsale del vago (DMNX, dall’inglese Dorsal Motor Nucleus of the Vagus, con X che sta per decimo nervo cranico, appunto il vago), una struttura evolutivamente antica presente in tutti i vertebrati. Questo sistema è caratterizzato da fibre vagali prevalentemente non mielinizzate e rappresenta il sistema di regolazione autonomica più primitivo. Nei vertebrati ancestrali, da cui si sono evoluti i mammiferi, le fibre cardioinibitori vagali originavano principalmente da quest’area dorsale.

In condizioni di minaccia estrema per la sopravvivenza, il vago dorsale può mediare risposte di immobilizzazione difensiva, caratterizzate da bradicardia, riduzione della contrattilità cardiaca e abbassamento della pressione sanguigna. Queste reazioni, se prolungate, possono portare alla sincope e, nei casi estremi, alla morte neurogenica.

Il vago ventrale: l’evoluzione dei mammiferi

Il secondo circuito origina dal nucleo ambiguo (NA), un’area ventrale del tronco encefalico. Questo sistema è caratterizzato da fibre vagali mielinizzate ed è una caratteristica distintiva dei mammiferi. Il vago ventrale rappresenta un’evoluzione fondamentale che ha permesso lo sviluppo di comportamenti sociali complessi.

Durante l’evoluzione dei mammiferi si è verificata una «migrazione ventrale» dei neuroni cardioinibitori, che sono passati dal nucleo dorsale al nucleo ventrale del tronco encefalico.

Questo spostamento, tuttavia, non è stato un semplice cambiamento anatomico. Al contrario, ha portato a una profonda integrazione funzionale: i neuroni cardioinibitori ventrali si sono infatti connessi con i nuclei cranici che regolano i muscoli striati del viso e della testa (responsabili di espressioni facciali, vocalizzazioni, suzione, deglutizione e ascolto).

Grazie a questa integrazione è nato quello che Porges definisce il «complesso vagale ventrale», un circuito unico dei mammiferi che coordina la regolazione cardiaca con l’engagement sociale, rendendo la connessione umana un potente modulatore di calma e sicurezza.

Il complesso vagale ventrale è la struttura neurologica che rende possibile il coinvolgimento sociale nei mammiferi. Ma cosa significa concretamente? Secondo la teoria polivagale, questo sistema integrato coordina una serie di funzioni che, lavorando insieme, permettono ai cuccioli di mammifero non solo di sopravvivere, ma di connettersi profondamente con chi si prende cura di loro.

  1. Coordinazione suzione-deglutizione-respirazione-vocalizzazione: Pensate a un neonato che si attacca al seno materno. In quell’apparente semplicità si nasconde una straordinaria orchestrazione neurologica. Il complesso vagale ventrale coordina simultaneamente la suzione, la deglutizione, la respirazione e persino la vocalizzazione. Questa integrazione perfetta è ciò che permette ai piccoli di mammifero di nutrirsi efficacemente dal seno materno, una caratteristica distintiva della classe dei mammiferi.
  2. Regolazione cardiaca con ritmo respiratorio: Il cuore di un neonato batte seguendo un ritmo sincronizzato con il respiro. Le fibre vagali ventrali mielinizzate mostrano un ritmo respiratorio intrinseco, producendo quello che abbiamo già incontrato: l’aritmia sinusale respiratoria (RSA), un pattern unico dei mammiferi che ottimizza lo scambio tra ossigeno e anidride carbonica.
  3. Espressioni facciali e vocalizzazioni: Il sistema controlla i muscoli facciali e laringei, permettendo al neonato (e poi all’adulto) di comunicare il proprio stato autonomico ai conspecifici attraverso espressioni e tonalità vocali. Un sorriso, un’inflessione calma nella voce, sono tutti segnali regolati dal complesso vagale ventrale che dicono agli altri: “Sto bene, sono al sicuro”.
  4. Muscoli dell’orecchio medio: Il sistema regola anche i muscoli dell’orecchio medio, quelli che modulano la rigidità della catena ossiculare. Questa regolazione finissima permette di ottimizzare la percezione delle frequenze associate alla voce umana e attenuando i suoni a bassa frequenza, come i ruggiti dei predatori. È un sistema di filtraggio acustico che ci predispone biologicamente alla comunicazione sociale.

La co-regolazione: trasmettere calma attraverso la presenza

Questa integrazione neurologica ha conferito ai mammiferi una capacità straordinaria e unica: quella di comunicare il proprio stato fisiologico interno agli altri membri del gruppo attraverso segnali non verbali immediati e intuitivi. Non si tratta di comunicazione verbale razionale, ma di qualcosa di più primordiale e potente.

Quando sei in stato ventrale vagale – calmo, aperto, presente – il tuo viso si rilassa naturalmente, i tuoi occhi stabiliscono contatti morbidi, la tua voce assume tonalità calde e melodiche. Questi segnali, tutti regolati dal complesso vagale ventrale, vengono captati automaticamente dalla neurocezione di chi ti sta intorno. Il risultato è che il tuo stato di calma può letteralmente indurre calma negli altri.

Questo è ciò che Porges chiama co-regolazione: un individuo in stato ventrale può “trasmettere” sicurezza fisiologica a un altro semplicemente attraverso la presenza, lo sguardo, la voce. Non è una scelta consapevole né una tecnica appresa, ma una proprietà biologica del nostro sistema nervoso.

È il motivo per cui la presenza di una persona calma può placare un bambino che piange, o perché una conversazione con un amico tranquillo può sciogliere la nostra ansia.

La duplice funzione del sistema vagale ventrale

Il complesso vagale ventrale svolge quindi due funzioni, entrambe essenziali per la vita dei mammiferi sociali. Da una parte, mantiene il corpo in uno stato fisiologico di calma e recupero: rallenta il battito cardiaco, promuove la digestione, attiva i processi rigenerativi. È il nostro sistema di riposo e riparazione.

Dall’altra parte, contemporaneamente, rende possibili tutte le forme di connessione sociale. Dalle interazioni più primordiali – l’allattamento al seno, il cullare ritmico di una madre, la prosodia vocale che trasmette sicurezza a un neonato – fino ai comportamenti sociali più sofisticati degli adulti: l’empatia profonda, la comunicazione non verbale raffinata, la capacità di cooperare in gruppo, di costruire legami duraturi.

I sistemi nervosi autonomi dei mammiferi si influenzano a vicenda

Questa duplice azione trasforma qualcosa di apparentemente semplice – la vicinanza fisica, una conversazione, uno sguardo – in un potente meccanismo neurofisiologico di regolazione reciproca.

Le relazione umane non sono solo un’esperienza psicologica o emotiva: si tratta anche, profondamente, di un processo biologico attraverso cui i nostri sistemi nervosi si influenzano e si regolano a vicenda.

Quando capiamo questo, molte cose della nostra vita quotidiana acquisiscono un nuovo significato.

Quel senso di sollievo che provi parlando con una persona cara non è “solo nella tua testa”: è il tuo vago ventrale che risponde al vago ventrale dell’altro.

Quella sensazione di pace che provi tenendo in braccio un bambino tranquillo, o l’effetto calmante di accarezzare un animale domestico rilassato, hanno una base neurobiologica precisa: è la co-regolazione in azione.


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Prima di esplorare i tre circuiti della Teoria Polivagale, è fondamentale comprendere cosa si intende per “stato autonomico”, un concetto centrale nella teoria.

Cos’è lo stato autonomico?

Immagina il tuo sistema nervoso autonomo come un dispositivo che può funzionare in diverse modalità operative. Pensa al tuo smartphone: non funziona sempre allo stesso modo, ma può passare da una modalità all’altra – risparmio energetico quando la batteria è scarsa, prestazioni elevate quando serve potenza, modalità aereo quando vuoi disconnetterti. Anche il tuo sistema nervoso autonomo funziona così.

Lo stato autonomico è la modalità operativa specifica in cui si trova il tuo sistema nervoso in ogni determinato istante. Si tratta di una configurazione completa che coinvolge cuore, respiro, digestione, muscoli e cervello, ottimizzata per rispondere alle condizioni del mondo circostante che il corpo percepisce in quel momento.

Lo stato autonomico è esattamente la “configurazione” o “modalità operativa” in cui si trova il sistema nervoso autonomo in un dato momento.

Il sistema nervoso autonomo è la parte del sistema nervoso che:

  • Funziona automaticamente, senza controllo cosciente
  • Regola le funzioni vitali: battito cardiaco, respirazione, digestione, temperatura, pressione sanguigna
  • Risponde agli stimoli ambientali adattando il corpo

È chiamato “autonomo” perché lavora autonomamente dalla volontà: non puoi decidere consciamente di rallentare il cuore o digerire più velocemente.

Perché “stato” e non “reazione”?

La parola “stato” è importante per i seguenti motivi:

È una configurazione sistemica

Non è solo un sintomo isolato, ma una riconfigurazione di tutto il corpo. Quando cambi stato, tutto cambia insieme: cuore, polmoni, digestione, cervello, viso, voce, muscoli.

Dura nel tempo

Uno “stato” non è momentaneo come un riflesso. Se tocchi qualcosa di caldo, ritrai la mano in millisecondi (riflesso). Ma quando percepisci pericolo ed entri in stato simpatico, questo può durare minuti, ore, o addirittura cronicizzarsi.

È una piattaforma per i comportamenti

Lo stato autonomico determina quali comportamenti sono possibili in quel momento. Quando sei in stato ventrale puoi giocare, imparare, creare e amare, ma non puoi combattere efficientemente. Quando sei in stato simpatico puoi correre e combattere, ma non puoi rilassarti o imparare bene.

Lo stato autonomico determina le nostre reazioni agli eventi

Questo è un concetto chiave della Teoria Polivagale. Nel modello tradizionale, si pensa: stimolo → risposta (vedo un cane → ho paura).

Il modello proposto dalla Teoria Polivagale invece propone: stimolo → stato autonomico → risposta.

Esempio pratico: vedi un cane. Se sei in stato ventrale, sorridi e vuoi accarezzarlo. Quando ti trovi nello stato simpatico, ti irrigidisci e ti allontani. Se sei in stato dorsale, ti “congeli” e non riesci a muoverti.

Lo stesso stimolo produce risposte diverse a seconda dello stato autonomico in cui ti trovi.

La Teoria Polivagale parte dall’idea che esistano tre circuiti neurali che formano una gerarchia di risposta ordinata filogeneticamente, che regola l‘adattamento dello stato autonomico a tre distinte situazioni ambientali: ambienti sicuri, ambienti pericolosi o, infine, ambienti potenzialmente letali. Che vuol dire?

Cosa significa “gerarchia filogenetica” nella Teoria Polivagale?

Il termine filogenetico si riferisce all’evoluzione delle specie nel tempo. Una gerarchia filogenetica significa cioè che questi tre circuiti non sono comparsi tutti insieme, ma si sono aggiunti uno dopo l’altro durante milioni di anni di evoluzione.

Timeline evolutiva (approssimativa)

  • Più di 500 milioni di ani fa è comparso, nei primi vertebrati (pesci, anfibi, rettili, mammiferi), il sistema più antico, il vago dorsale.
  • Successivamente, circa 250 – 300 milioni di anni fa, nei vertebrati terrestri, si è sviluppato un secondo sistema, il sistema simpatico, progettato per una mobilizzazione attiva (lotta/fuga).
  • Infine, più di 200 milioni di anni fa, esclusivamente nei mammiferi fa la sua comparsa il sistema più recente, il vago ventrale.

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La gerarchia di controllo dei tre circuiti nella Teoria Polivagale

La parola gerarchia implica un ordine di priorità e controllo che funziona come una scala di risposte ad una emergenza. Immagina il vago ventrale come un “guardiano” che tiene sotto controllo sia il sistema simpatico che il vago dorsale.

In condizioni normali (sicurezza)

Il circuito più recente (ventrale) è al comando e tiene sotto controllo gli altri due.

La tavola illustra la teoria polivagale ed il funzionamento dei sistemi vagali e simpatico in condizioni normali, di sicurezza

Sotto stress (pericolo)

Il vago ventrale si ritira liberando il sistema simpatico.

La tavola illustra la Teoria Polivagale e il funzionameento del sistema vagale e di quello simpatico sotto stress

Sotto minaccia estrema (vita a rischio)

Anche il simpatico si ritira, lasciando emergere incontrollatamente il sistema più primitivo, il vago dorsale.

La tavola illustra la Teoria polivagale es il comportamento dei circuiti vagali e di quello simpatico in condizioni di pericolo di vita

Questo fenomeno appena descritto rispecchia perfettamente un principio neurologico classico, noto come principio della dissoluzione, formulato dal neurologo britannico John Hughlings Jackson (1835-1911).

La teoria di Jackson

In pratica, Jackson ha osservato che il sistema nervoso è organizzato in una gerarchia generale filogenetica (evolutiva) ed ontogenetica (di sviluppo del singolo individuo): i circuiti neuronali più recenti e sofisticati normalmente inibiscono e controllano quelli più antichi e primitivi.

Tuttavia, quando il cervello è sotto stress intenso, affaticato da malattie, traumi o sfide significative, avviene il contrario: le strutture più evolute sono le prime a “dissolversi” (cioè a perdere funzionalità), lasciando emergere i comportamenti regolati dai circuiti più antichi.

In altre parole, i cambiamenti seguono una sequenza prevedibile che Jackson descrisse come “dissoluzione” o “evoluzione al contrario”.

La teoria di Porges

Stephen Porges, nella sua Teoria Polivagale, ha applicato esattamente questo principio della dissoluzione al sistema nervoso autonomo.

Attraverso studi sui neonati (di cui abbiamo parlato in precedenza), Porges ha dimostrato che esistono due rami vagali anatomicamente distinti e che la gerarchia ipotizzata da Jackson vale anche qui.

In condizioni di stress o minaccia percepita, infatti, il circuito più recente – il complesso vagale ventrale, responsabile di calma e connessione sociale – è il primo a ritirarsi.

Questo lascia spazio, in sequenza prevedibile, prima all’attivazione simpatica (lotta o fuga) e poi, in casi estremi, al ramo dorsale (shutdown).

La sequenza segue esattamente l’ordine inverso dell’evoluzione: dal più antico al più recente, e viceversa sotto pressione.


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Uno dei concetti più innovativi e rivoluzionari introdotto dalla Teoria Polivagale è quello di “neurocezione”. Si tratta di un processo neurale diverso dalla percezione cosciente, un vero e proprio sistema di rilevamento ultra-rapido capace di captare e distinguere se determinate caratteristiche ambientali e viscerali sono sicure, oppure pericolose o, infine, potenzialmente letali.

Le caratteristiche principali della Neurocezione

La neurocezione opera al di fuori della consapevolezza cosciente e dell’intenzionalità.

  • Opera al di fuori della consapevolezza cosciente. Non è un processo volontario o intenzionale: il tuo cervello valuta il rischio senza che tu te ne accorga.
  • È estremamente adattiva. Perché è così vantaggiosa? Semplicemente perché una valutazione cosciente sarebbe troppo lenta e incerta in situazioni di pericolo reale. La neurocezione reagisce in 50-100 millisecondi, permettendo al corpo di prepararsi molto prima che la mente razionale capisca cosa sta accadendo.
  • È riflessiva e automatica. Risponde istantaneamente a segnali di sicurezza o minaccia, senza aspettare che tu analizzi razionalmente la situazione.
  • È un vero riflesso autonomico. Ecco alcuni esempi che tutti abbiamo sperimentato:
    • Vedi un’espressione facciale arrabbiata → il corpo si irrigidisce e il cuore accelera.
    • Senti una voce calda e familiare → ti senti subito più rilassato e a tuo agio.
    • Entri in uno spazio chiuso e angusto → provi disagio o ansia senza un motivo apparente.

Tutto questo avviene prima che tu possa formulare pensieri consci come “Quella persona è arrabbiata”, “Mi sento protetto” o “Ho paura degli spazi stretti”.

La neurocezione, quindi, è il nostro antico “sesto senso” di sopravvivenza: ci protegge valutando il mondo in frazioni di secondo.

Quali sono i segnali rilevati dalla neurocezione?

La tavola illustra i diversi segnali che attivano la neurocezione

La seguente tavola illustra invece la sequenza temporale di avvenimenti in risposta ai diversi segnali ambientali in grado di attivare la neurocezione, secondo la Teoria Polivagale di Porges:

Tavola che illustra la sequenza temporale della risposta ad uno stimolo ambientale e la neurocezione

Esempi pratici di neurocezione

Esempio 1: Il serpente sul sentiero

Stai camminando nel bosco…
0.03 sec: La visione periferica rileva una forma a S sul sentiero
0.05 sec: NEUROCEZIONE: “Pattern serpente = PERICOLO”
0.08 sec: Il corpo SALTA INDIETRO (non hai deciso di saltare)
0.30 sec: Realizzi che hai saltato
0.50 sec: Vedi che è un bastone curvo
1.00 sec: Pensi “Che sciocco, mi sono spaventato per un bastone”

Se hai pensato “mi sono spaventato per un bastone”, vuol dire che la neurocezione era già avvenuta PRIMA che tu sapessi cosa fosse.

Esempio 2: Il bambino che cade

Vedi tuo figlio inciampare…
0.04 sec: NEUROCEZIONE: “Bambino in pericolo”
0.06 sec: Il corpo scatta in avanti, le tue braccia si protendono
0.10 sec: Già ti stai muovendo verso di lui
0.40 sec: Realizzi consciamente “Sta cadendo!”
0.60 sec: Lo afferri (o non ci riesci)
1.00 sec: Pensi “Per fortuna ho fatto in tempo”

Se avessi dovuto PENSARE: “il bambino sta cadendo, dovrei muovermi”, sarebbe già a terra.

Quali sono i vantaggi della neurocezione?

Innanzitutto, in natura, chi reagisce in 50 millisecondi sopravvive. Chi impiega 500 millisecondi muore. Immaginate un nostro antenato di 100.000 anni fa: sente un fruscio tra le foglie, la neurocezione lo mette in allerta e scappa. Era un leone, ma è sopravvissuto grazie alla sua reazione. Se si fosse messo a ragionare: “Cosa sarà? Potrebbe essere vento… o un animale? Forse dovrei…” il leone lo avrebbe già raggiunto e non avrebbe avuto scampo!

La neurocezione, inoltre, permette un risparmio energetico cognitivo. Il cervello conscio può concentrarsi su decisioni complesse, mentre la neurocezione gestisce automaticamente la sicurezza di base.

In più, c’è il vantaggio nella coordinazione sociale. I mammiferi sociali devono coordinarsi rapidamente. La neurocezione permette sincronizzazione automatica degli stati nervosi (co-regolazione) senza dover “pensare” a fidarsi.

Infine rappresenta un meccanismo di protezione del cervello. In situazioni di minaccia estrema, il cervello razionale “si spegne” (stato dorsale). Se la decisione di arrendersi fosse cosciente, la mente opporrebbe resistenza, causando più danno.

Quali sono invece gli svantaggi?

La neurocezione può generare errori di valutazione. La neurocezione non è infallibile: può sbagliare e dare falsi positivi o viceversa falsi negativi, specialmente dopo aver sperimentato traumi in passato.

È impossibile esercitare un controllo diretto. Non puoi “decidere” di non avere paura. La neurocezione bypassa la volontà.

Influenza dei ricordi traumatici. La neurocezione, in seguito ad esperienze passate, può essere “programmata” a vedere pericoli dove non esistono.

Implicazioni cliniche della neurocezione

La comprensione della neurocezione ha profonde ha profonde implicazioni pratiche per comprendere il trauma e i disturbi d’ansia, cambiando radicalmente il modo in cui vediamo queste condizioni.

Nei soggetti con una storia di trauma grave (abusi, violenza, abbandono o trascuratezza nell’infanzia o eventi traumatici prolungati), il sistema di neurocezione può diventare alterato e ipervigilante.

Ciò significa che segnali neutri o addirittura positivi – come un sorriso, una stretta di mano o una voce gentile – vengono interpretati erroneamente come minacciosi.

Il cervello, abituato a sopravvivere in contesti pericolosi, continua a “leggere” il mondo attraverso una lente di allerta costante, anche quando il pericolo è passato.

Ecco perché i sopravvissuti al trauma spesso reagiscono in modo difensivo o si ritirano anche in situazioni oggettivamente sicure:

  • Il contatto visivo prolungato può scatenare ansia o evitamento.
  • La vicinanza fisica (un abbraccio, una pacca sulla spalla) può attivare risposte di lotta/fuga o shutdown.
  • Ambienti affollati o voci alte possono far scattare reazioni sproporzionate.

Queste non sono “reazioni esagerate” o “debolezze caratteriali”, ma risposte neurofisiologiche protettive che il sistema nervoso ha imparato per sopravvivere.

Riconoscere questo meccanismo è il primo passo per ri-calibrare la neurocezione. Attraverso approcci adeguati, è possibile infatti “rieducare” il sistema nervoso a riconoscere nuovamente i veri segnali neurocettivi di sicurezza, riducendo ipervigilanza e favorendo connessione e fiducia.


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L'immagine astratta illustra le connessioni del sistema nervoso autonomo ipotizzate nellaTeoria Polivagale di Porges

Stato 1: vago ventrale – Sicurezza e connessione sociale

Immagina di trovarti in un ambiente che il tuo sistema nervoso riconosce come completamente sicuro. Quando la neurocezione capta segnali rassicuranti – un viso amico, una voce calma, un ambiente familiare, la presenza di persone fidate – qualcosa di straordinario accade nel tuo corpo: si attiva lo stato ventrale vagale, la modalità della connessione e dell’apertura sociale.

Come lo stato ventrale vagale si manifesta nel corpo

Quando sei in questo stato, il tuo organismo funziona in modo ottimale. Il cuore batte a un ritmo calmo e regolare, tra i 60 e gli 80 battiti al minuto. La respirazione diventa profonda e diaframmatica, naturalmente ritmica. I muscoli sono rilassati ma tonici, pronti a muoversi senza tensione. Le pupille mantengono dimensioni normali, il viso si anima con espressioni spontanee ed appare disteso. Anche la voce cambia: diventa melodiosa, capace di modulare le tonalità con naturalezza.

Non è solo una questione di apparenza esterna. Internamente, la corteccia cerebrale lavora al meglio, il pensiero è chiaro, lucido, capace di elaborare informazioni complesse. La digestione procede attiva ed efficiente, senza fastidi o blocchi. Persino il sonno, quando arriva, è davvero ristoratore.

Cosa diventa possibile nello stato ventrale vagale

In stato ventrale vagale, l’intero spettro delle capacità sociali e cognitive si apre davanti a te.

Le interazioni sociali fluiscono naturalmente, senza sforzo o ansia. La comunicazione diventa efficace, riesci a esprimerti chiaramente e a comprendere gli altri con facilità. L’apprendimento raggiunge il suo picco: il cervello assorbe nuove informazioni, stabilisce connessioni, consolida memorie. La creatività emerge spontaneamente, così come la capacità di giocare, di essere intimi con gli altri, di provare autentica empatia.

Come ci si sente

Dal punto di vista soggettivo, questo stato si traduce in una sensazione di calma profonda e sicurezza interiore. Ti senti aperto verso gli altri, curioso del mondo circostante, genuinamente connesso con chi ti sta intorno. C’è una qualità di presenza mentale, di essere qui e ora, senza la mente che vaga costantemente verso preoccupazioni o minacce.

Un esempio dalla vita reale

Pensa all’ultima volta che hai cenato con un amico caro in un ristorante tranquillo. Parli, ridi, ascolti davvero ciò che l’altro dice. Mangi con gusto, assaporando il cibo. Il tuo corpo è completamente rilassato sulla sedia, il viso si anima mentre racconti una storia o sorridi a una battuta. La digestione lavora in silenzio, senza darti fastidio. Ti senti presente in quella conversazione, connesso a quell’altra persona, completamente a tuo agio. Questo è lo stato ventrale vagale in azione.

Stato 2: sistema simpatico – Mobilizzazione e difesa attiva

Ora immagina che qualcosa cambi nell’ambiente. La neurocezione capta segnali di potenziale pericolo: un rumore improvviso che rompe il silenzio, un movimento rapido nella tua visione periferica, una situazione che ti mette in guardia, un conflitto che sta emergendo. In una frazione di secondo, il sistema nervoso autonomo passa a una modalità completamente diversa: lo stato simpatico, la configurazione della mobilizzazione difensiva.

La trasformazione del corpo nello stato simpatico

Quando il sistema simpatico prende il controllo, il tuo corpo si prepara all’azione. Il cuore comincia a battere più velocemente, spesso superando i 90-140 battiti al minuto. La respirazione cambia drasticamente: diventa rapida, superficiale, concentrata nel petto piuttosto che nel diaframma. I muscoli in tutto il corpo si tendono, pronti a scattare in un istante. Le pupille si dilatano automaticamente sotto l’effetto dell’adrenalina, ampliando la visione periferica e preparando gli occhi a condizioni di luce variabili. Il viso si irrigidisce, la mascella si serra involontariamente. La voce, se parli, esce più alta, più veloce, carica di tensione.

Dentro di te, la corteccia cerebrale restringe il suo focus: tutta l’attenzione si concentra sulla potenziale minaccia, escludendo quasi tutto il resto. La digestione rallenta drasticamente o si blocca completamente: il corpo sta reindirizzando ogni risorsa verso la sopravvivenza. Il sonno diventa difficile, spesso impossibile.

Cosa diventa possibile e cosa invece impossibile

In questo stato, alcune capacità si amplificano mentre altre scompaiono completamente. Puoi lottare con forza, scappare velocemente, competere con determinazione. Sei in grado di prestazioni fisiche intense sotto pressione, di reagire con velocità fulminea. Il corpo è una macchina pronta per l’azione immediata.

Ma allo stesso tempo, tutto ciò che richiede calma diventa inaccessibile. Non puoi rilassarti veramente. L’apprendimento complesso diventa difficile – il cervello è troppo focalizzato sulla minaccia per elaborare nuove informazioni in modo profondo. La creatività si spegne. Le capacità sociali si deteriorano: non riesci più a leggere con accuratezza le espressioni facciali degli altri, la tua comunicazione diventa rigida o aggressiva.

L’esperienza interiore

Soggettivamente, lo stato simpatico si manifesta come ansia, allerta costante, agitazione. C’è un senso pervasivo di urgenza: tutto sembra richiedere azione immediata. Potresti sentirti irritabile, anche di fronte a piccole frustrazioni. In alcuni casi emerge rabbia, in altri panico puro. C’è un impulso quasi irresistibile a muoversi, a fare qualcosa, ad agire.

Un esempio di vita quotidiana in stato simpatico

Sei in ritardo per un volo importante e ancora non hai fatto il check-in. Corri attraverso l’aeroporto, il cuore che martella nel petto, il respiro corto e affannoso. Ogni persona che cammina lentamente davanti a te ti irrita profondamente. Non hai fame anche se non mangi da ore – il corpo ha spento completamente i segnali di appetito. La tua mente pensa solo a una cosa: “Devo arrivare in tempo!”. Controlli ossessivamente l’orologio, calcoli mentalmente i minuti rimasti, ti proietti avanti immaginando cosa succederà se perdi il volo. Il tuo corpo è in piena modalità emergenza, pronto a scattare, impossibile da calmare finché non raggiungi quel gate.

Stato 3: vago dorsale – Immobilizzazione e spegnimento

C’è un terzo stato, più difficile da descrivere perché è meno familiare nella vita quotidiana della maggior parte delle persone, ma devastantemente comune in chi ha vissuto traumi. Quando la neurocezione percepisce una minaccia alla vita così schiacciante che né la lotta né la fuga sono possibili – un attacco impossibile da evitare, un pericolo che supera ogni capacità di risposta, una situazione di impotenza totale – il sistema nervoso fa qualcosa di estremo: si spegne. Questo è lo stato dorsale vagale, la modalità dell’immobilizzazione difensiva.

Il corpo che si arrende

In questo stato, il tuo corpo sembra cedere. La frequenza cardiaca scende drammaticamente, spesso ben sotto i 60 battiti al minuto. La respirazione diventa superficiale, quasi impercettibile, a volte irregolare. I muscoli perdono tono – non sono né tesi né rilassati, ma flaccidi, pesanti come piombo. Le pupille possono restringersi o rimanere fisse, come se gli occhi guardassero senza vedere. Il viso perde ogni espressività, diventa una maschera vuota, inanimata. La voce, se esce, è monotona, priva di intonazione, debole – oppure semplicemente non riesci a parlare affatto.

Internamente, la corteccia cerebrale entra in una specie di modalità offline. Il pensiero diventa confuso, annebbiato, frammentato. È difficile concentrarsi, ricordare, elaborare informazioni. La digestione spesso si ribella in modi estremi – diarrea o stitichezza cronica sono comuni. Il sonno, paradossalmente, può diventare eccessivo, ma non è mai ristoratore: ti svegli stanco come quando sei andato a letto.

Capacità ridotte al minimo

In stato dorsale vagale, le tue capacità si riducono drasticamente. Tutto ciò che richiede energia o iniziativa diventa impossibile. La risposta primaria è il congelamento, cioè l’incapacità di muoversi anche quando vorresti. C’è una dissociazione dalla realtà: ti senti distaccato, come se osservassi la tua vita da dietro un vetro. Può emergere una resa totale, non come scelta ma come inevitabilità. Nei casi estremi, il corpo attiva quella che viene chiamata “finta morte” o “morte apparente”, una risposta di immobilizzazione totale osservata in molte specie animali di fronte a predatori.

Il ritiro diventa completo. Non riesci a connetterti con gli altri, anche se lo vorresti. Non hai energia per reagire, per difenderti, persino per fuggire da situazioni oggettivamente pericolose.

Cosa si prova dentro

L’esperienza soggettiva dello stato dorsale è forse la più difficile da comunicare a chi non l’ha mai vissuta. C’è un intorpidimento emotivo profondo: non senti quasi nulla, né dolore né gioia. Ti senti disconnesso dalla realtà, come se tutto fosse ovattato, lontano, irreale. C’è un senso di vuoto interiore che può essere spaventoso nella sua completezza. La disperazione è diversa dalla tristezza: è più pesante, più grigia, più totale. C’è una stanchezza che va oltre la fatica fisica – è una stanchezza esistenziale, come se ogni cellula del corpo avesse smesso di voler funzionare. Alcune persone descrivono una sensazione di “non sentire nulla”, di essere emotivamente morti. Altri parlano di depersonalizzazione: guardare il proprio corpo e non riconoscerlo come proprio.

Un esempio di modalità shutdown nella vita reale

Immagina una persona dopo un trauma estremo. Siede su una sedia, ma non sembra davvero presente. Lo sguardo è fisso su un punto indefinito nel vuoto, gli occhi aperti ma non focalizzati. Qualcuno le parla, ma ci vogliono secondi prima che sembri registrare le parole, e la risposta, se arriva, è monosillabica, piatta. Il corpo è immobile, quasi innaturalmente fermo – nessun piccolo movimento spontaneo, nessun aggiustamento della postura. Se le chiedi cosa prova, potrebbe dire “niente” con voce meccanica. Non è che stia scegliendo di non reagire: è che il suo sistema nervoso ha letteralmente premuto un pulsante di spegnimento di emergenza. È come se il corpo avesse deciso che l’unico modo per sopravvivere a questa esperienza insostenibile sia smettere di sentirla completamente. Questo è lo stato dorsale vagale nel suo manifestarsi più estremo.


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Per comprendere come la Teoria Polivagale spieghi il funzionamento di questa gerarchia nella pratica, esaminiamo due scenari: uno primitivo e uno moderno.

Scenario primitivo: incontro con un orso

Immagina di camminare nel bosco e vedere un orso a poca distanza.

Fase 1 – Frazione di secondo iniziale: La neurocezione capta una grande forma in movimento. Per pochi millisecondi il corpo si irrigidisce, l’attenzione si focalizza intensamente, mentre il sistema nervoso valuta automaticamente la minaccia.

Fase 2 – Attivazione difensiva (sistema simpatico): Quasi istantaneamente, riconosciuto l’orso come pericolo reale, il vago ventrale si ritira. Il cuore accelera violentemente, l’adrenalina si riversa nel sangue. Il corpo valuta automaticamente le opzioni: scappare o restare immobile? I muscoli si tendono, pronti all’azione. Questa fase dura secondi o minuti.

Fase 3 – L’orso ti raggiunge (vago dorsale): Se non puoi scappare e l’orso attacca, il sistema simpatico “fallisce” – non può più proteggere. Il vago dorsale emerge: cadi, diventi flaccido, “fai il morto”. Potresti dissociarti, non sentire il dolore. Questa risposta si protrae per tutta la durata dell’attacco.

Fase 4 – Orso se ne va (ritorno graduale): Lentamente il simpatico si riattiva (potresti tremare violentemente, è il trauma che si scarica). Gradualmente il ventrale torna online. Recuperi la capacità sociale, puoi raccontare cosa è successo. Questo recupero può richiedere da minuti a ore.

Scenario moderno: stress lavorativo cronico

La stessa sequenza gerarchica si verifica negli ambienti moderni, ma con modalità diverse e spesso problematiche. La differenza fondamentale è che negli ambienti moderni gli stimoli sono più ambigui e il nostro stato autonomico di partenza influenza profondamente come interpretiamo la realtà.

Esempio: Un collega ti guarda senza sorridere

Lo stesso evento (collega che ti guarda con espressione neutra) viene interpretato in modo completamente diverso a seconda dello stato autonomico in cui ti trovi:

Se sei in stato ventrale:
  • La neurocezione capta: espressione neutra, nessun segnale di minaccia
  • Il sistema rimane calmo
  • Pensi: “Sarà distratto/a, forse ha avuto una brutta giornata”
  • Emozione: Neutrale o empatia
  • Azione: Ti avvicini e chiedi “Tutto ok?”
Quando sei in stato simpatico:
  • La neurocezione interpreta: possibile minaccia sociale
  • Il sistema si mette in allerta
  • Pensi: “È arrabbiato/a con me, ho fatto qualcosa di sbagliato”
  • Emozione: Ansia, paura
  • Azione: Eviti il collega o ti giustifichi preventivamente
Se sei in stato dorsale:
  • La neurocezione percepisce rifiuto, esclusione
  • Il sistema si spegne ulteriormente
  • Pensi: “Nessuno mi vuole, sono inutile”
  • Emozione: Disperazione, vuoto
  • Azione: Ti ritiri completamente, eviti l’ufficio

Lo stesso evento (collega senza sorriso) viene interpretato in modo completamente diverso a seconda dello stato autonomico. Questo dimostra come lo stato autonomico “filtra” la nostra percezione della realtà.

Esempio: incontrare un cane per strada

Vedi un cane che si avvicina.

In stato ventrale: Sorridi, ti abbassi, vuoi accarezzarlo. Il cane percepisce la tua calma (attraverso la tua postura, voce, espressione) e risponde con movimenti amichevoli. Si crea un circolo virtuoso di co-regolazione.

In stato simpatico: Ti irrigidisci, ti allontani rapidamente, il respiro si blocca. Il cane percepisce la tua tensione e potrebbe reagire difensivamente, abbaiando o mostrando i denti. Il tuo stato ha influenzato il comportamento del cane.

In stato dorsale: Congeli, non riesci a muoverti, guardi fisso il cane. Questa immobilità potrebbe confondere il cane o, in alcuni casi, scatenare un comportamento predatorio (il movimento attira l’attenzione dei predatori, l’immobilità può essere interpretata come debolezza).

Nella realtà, raramente siamo in uno stato “puro”. Più spesso abbiamo mescolanze di stati, alcune adattive e altre problematiche.

Combinazioni adattive

Ventrale + Simpatico moderato = Gioco, sport, danza, intimità sessuale

Sei mobilizzato (sistema simpatico attivo) MA senza paura, con connessione sociale (ventrale attivo). Questa combinazione permette attività gioiose e piacevoli che richiedono energia e movimento, ma in un contesto di sicurezza sociale. È il vago ventrale che “libera” la mobilizzazione dalla paura, permettendoti di correre, saltare o ballare con gioia invece che con terrore.

Ventrale + Dorsale moderato = Meditazione, rilassamento profondo, intimità emotiva

Sei immobilizzato (dorsale moderato) MA senza paura, con senso di sicurezza (ventrale attivo). Questa combinazione permette stati di profondo rilassamento, meditazione, o l’intimità di stare tranquillamente abbracciati con una persona cara. È il vago ventrale che “libera” l’immobilizzazione dalla morte apparente, trasformandola in riposo rigenerativo.

Combinazioni problematiche

Simpatico + Dorsale = “Wired but tired” (agitato ma esausto)

Questa combinazione è tipica del trauma complesso e si manifesta con ansia cronica accompagnata da depressione. La persona è contemporaneamente agitata internamente (simpatico) ma esausta e senza energia (dorsale). È uno stato estremamente scomodo: vuoi muoverti ma non hai energia, vuoi riposare ma non riesci a calmarti.

Questo stato è comune in chi ha vissuto traumi prolungati o stress cronico. Il sistema nervoso non riesce a stabilizzarsi in nessuno stato “puro” e oscilla tra attivazione e spegnimento, creando un’esperienza di sofferenza costante.


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La Teoria Polivagale è un ottimo modello teorico, influente e clinicamente utile in psicologia, psicoterapia corporea e nel trattamento del trauma, perché offre un quadro comprensibile per la connessione mente-corpo e lo stress.

Pur non essendo universalmente accettata (le sue premesse evolutive e alcune asserzioni anatomiche sono contestate da neuroscienziati ed evoluzionisti e sono oggetto di appassionata discussione scientifica), la Teoria Polivagale di Porges ci offre una mappa preziosa per comprendere le nostre reazioni quotidiane.

Molti dei nostri comportamenti – le nostre reazioni “esagerate” all’ansia, i nostri momenti di chiusura emotiva, o la nostra incapacità di rilassarci anche in situazioni oggettivamente sicure – non sono dettati da scelte consapevoli, ma sono guidati da stati autonomici automatici. Sono perciò modellati da milioni di anni di evoluzione e dalla nostra storia personale. Tutto questo ci offre un cambiamento radicale di prospettiva su noi stessi e sugli altri.

La Teoria Polivagale: i prossimi approfondimenti

Questo articolo ha posto le fondamenta, esplorando i tre circuiti autonomici e gli stati che producono. Ma la Teoria Polivagale offre molto di più:

Nei prossimi approfondimenti scopriremo come riconoscere in quale stato ci troviamo attraverso segnali corporei e mentali, come la neurocezione può essere alterata dai traumi e come risintonizzarla, e soprattutto come lavorare attivamente con il sistema nervoso per promuovere stati di sicurezza, connessione e benessere.

Il viaggio nella comprensione del nostro sistema nervoso autonomo continua.

Porges, S. W. (2022). Polyvagal theory: A science of safety. Frontiers in Integrative Neuroscience, 16, Article 871227. https://doi.org/10.3389/fnint.2022.871227 https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35645742/

Porges, S. W. (2021). Polyvagal theory: A biobehavioral journey to sociality. Comprehensive Psychoneuroendocrinology, 7, Article 100069. https://doi.org/10.1016/j.cpnec.2021.100069 https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35757052/

Porges, S. W. (2009). The polyvagal theory: New insights into adaptive reactions of the autonomic nervous system. Cleveland Clinic Journal of Medicine, 76(Suppl 2), S86–S90. https://doi.org/10.3949/ccjm.76.s2.17 https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/19376991/

Porges, S. W. (2007). The polyvagal perspective. Biological Psychology, 74(2), 116–143. https://doi.org/10.1016/j.biopsycho.2006.06.009 https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/17049418/

Porges, S. W. (1995). Orienting in a defensive world: Mammalian modifications of our evolutionary heritage. A polyvagal theory. Psychophysiology, 32(4), 301–318. https://doi.org/10.1111/j.1469-8986.1995.tb01213.x https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/7652107/

Porges, S. W. (2011). The polyvagal theory: Neurophysiological foundations of emotions, attachment, communication, and self-regulation. W. W. Norton & Company.


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