Caffeina e performance nella corsa di resistenza

Immagine che mostra una atleta di corsa di fondo su pista, le cui prestazioni possono essere migliorate dalla caffeina

Dopo aver esplorato i benefici di curcumina, creatina, acido alfa lipoico, beta alanina e nitrati alimentari, continuiamo il nostro viaggio nel mondo degli integratori validati dalla ricerca scientifica. Oggi esamineremo la caffeina: una recente meta-analisi ha quantificato con precisione i suoi effetti specifici sulla corsa di resistenza, rivelando dati sorprendenti. Comprendere quando e come la caffeina funziona meglio può fare la differenza tra una prestazione ordinaria e un risultato eccezionale. Scopriamo insieme cosa ci dice la scienza più recente su questo potente alleato dei corridori.

La caffeina, quella stessa molecola che rende il caffè mattutino un rituale irrinunciabile, è nel mondo dello sport uno degli integratori più studiati e utilizzati per migliorare le prestazioni. Questa sostanza, nota chimicamente come 1,3,7-trimetilxantina, ha dimostrato di potenziare le capacità atletiche in moltissimi contesti, dagli sprint agli sport di squadra, ma è negli sport di resistenza che ha mostrato i benefici più consistenti e documentati. Non sorprende quindi che corridori, ciclisti e triatleti di ogni livello la considerino un alleato prezioso per superare i propri limiti.

Il potenziale ergogenico della caffeina negli esseri umani si manifesta attraverso diversi meccanismi fisiologici che operano sia a livello centrale che periferico (Meeusen, R. et al, 2013). Comprendere come agisce questa sostanza ci aiuta a capire perché risulta così efficace nel migliorare le prestazioni di resistenza.

Una delle scoperte più sorprendenti della ricerca sulla caffeina riguarda il suo effetto placebo: è stato osservato un miglioramento della prestazione fisica quando l’individuo crede di aver assunto una dose ergogenica di caffeina, anche in assenza della sostanza stessa.

Questo fenomeno dimostra che parte dell’efficacia della caffeina opera attraverso meccanismi psicobiologici, dove “psicobiologico” significa che coinvolge sia aspetti psicologici (aspettative, convinzioni) che biologici (attivazione neurofisiologica reale).

Le evidenze scientifiche

Uno studio pionieristico di Beedie e colleghi, pubblicato su Medicine & Science in Sports & Exercise nel 2006, ha esaminato questo fenomeno in modo sistematico. I ricercatori hanno testato sei ciclisti ben allenati in prove a tempo di 10 km, informandoli che avrebbero ricevuto casualmente o un placebo, o caffeina a 4,5 mg/kg, o caffeina a 9,0 mg/kg. Tuttavia, in tutte le prove sperimentali è stato somministrato solo placebo.

I risultati sorprendenti

I risultati hanno rivelato un chiaro effetto dose-risposta basato esclusivamente sulle convinzioni dei partecipanti: i ciclisti che credevano di aver assunto placebo hanno prodotto l’1,4% in meno di potenza rispetto al baseline; quelli che credevano di aver assunto 4,5 mg/kg di caffeina hanno aumentato la potenza dell’1,3%; e quelli convinti di aver assunto 9,0 mg/kg hanno migliorato la prestazione del 3,1%. Sorprendentemente, tutti i partecipanti hanno riportato sintomi tipici della caffeina (come nervosismo e tachicardia) nonostante avessero assunto solo placebo.

La conferma di studi più recenti sulla caffeina

Una revisione sistematica più recente (Valero, F. et al., 2024), pubblicata su Nutrients nel 2024, ha confermato che il placebo percepito come caffeina può aumentare la prestazione riducendo il dolore e migliorando la concentrazione. Gli studi hanno documentato che i ciclisti che credevano di aver consumato caffeina, pur avendo ricevuto placebo, si sono sentiti più concentrati sulla loro prestazione, riuscendo a distogliere l’attenzione dal dolore e dallo sforzo percepito, migliorando così parametri come potenza, lattato ematico e frequenza cardiaca.

I meccanismi psicobiologici

L’effetto placebo della caffeina opera attraverso diversi meccanismi interconnessi:

  • Aspettativa e attivazione cerebrale: quando un atleta crede di aver assunto caffeina, il cervello può:
    • attivare circuiti della ricompensa con rilascio di dopamina,
    • aumentare l’arousal del sistema nervoso e
    • modificare la percezione dello sforzo, rendendo l’esercizio soggettivamente meno faticoso.
  • Cambiamenti attentivi: la convinzione di aver preso caffeina può modificare il focus attentivo (cioè la capacità di indirizzare la propria attenzione su un particolare stimolo o compito, ignorando le distrazioni e le informazioni irrilevanti), permettendo all’atleta di concentrarsi maggiormente sulla performance piuttosto che sui segnali di fatica e disagio muscolare.
  • Modulazione del dolore: l’aspettativa di beneficio può attivare sistemi endogeni di controllo del dolore, aumentando la tolleranza allo sforzo prolungato.

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Attivazione del sistema nervoso centrale

La caffeina esercita una azione significativa sul sistema nervoso centrale: oggi è riconosciuto che la maggior parte del suo effetto ergogenico si realizza attraverso l’antagonismo dei recettori dell’adenosina e influenzando i sistemi dopaminergico ed altri neurotrasmettitori (Meeusen, R. et al., 2013). Questo meccanismo, che approfondiremo nella sezione dedicata all’adenosina, rappresenta la chiave per comprendere gli effetti della caffeina.

Studi condotti su animali hanno fornito prove convincenti dell’importanza di questo effetto centrale: la somministrazione intracerebroventricolare di caffeina (Davis, J. M. et al. 2003), ha aumentato il tempo di corsa fino all’esaurimento del 60% , dimostrando che l’azione sul cervello è fondamentale. Attraverso questa interazione neurochimica, la caffeina migliora l’attenzione sostenuta, la vigilanza e riduce i sintomi della fatica.

Il dibattito sul rilascio di catecolamine

Per decenni si è ritenuto che la caffeina migliorasse le prestazioni aumentando il rilascio di catecolamine (adrenalina e noradrenalina), che avrebbero favorito la mobilitazione dei grassi risparmiando il glicogeno muscolare. Tuttavia, la ricerca più recente ha messo in discussione questa teoria.

Uno studio fondamentale (Graham, T. E. et al, 1995) ha dimostrato che la resistenza migliorava sia con 3 che con 6 mg/kg di caffeina (aumenti del 22% in entrambi i casi), mentre l’adrenalina plasmatica non aumentava con 3 mg/kg ma era maggiore con le dosi più elevate. In altre parole, il miglioramento della prestazione non era correlato all’aumento delle catecolamine.

Inoltre, i consumatori abituali di caffeina non mostravano alcun aumento di adrenalina con la caffeina, eppure ottenevano comunque benefici in termini di prestazione (Van Soeren et al, 1993)

Questi risultati suggeriscono che, sebbene l’aumento delle catecolamine possa contribuire alla mobilizzazione degli acidi grassi durante l’esercizio (Nehlig, A., & Debry, G. 1994), questo non è il meccanismo principale attraverso cui la caffeina migliora la prestazione atletica.

Effetti diretti della caffeina sul muscolo scheletrico

Il terzo meccanismo proposto riguarda un’azione diretta della caffeina sulla muscolatura. La caffeina può aumentare la forza della contrazione muscolare potenziando il rilascio di calcio dal reticolo sarcoplasmatico (Tarnopolsky, M. et al, 2000). Tuttavia, questo effetto presenta un limite importante: le azioni dirette della caffeina sui muscoli scheletrici avvengono a concentrazioni molto al di sopra del livello raggiunto dopo un consumo normale di caffè, vicine a una concentrazione letale. (Reggiani C. 2021)

Studi su fibre muscolari isolate hanno confermato che l’esposizione a concentrazioni fisiologiche di caffeina (70 μM) non ha prodotto effetti significativi sulla contrattilità muscolare (Rosser J.I. et al, 2009), suggerendo che alle dosi normalmente consumate dagli atleti, l’effetto diretto sulla muscolatura sia trascurabile.

Il meccanismo dominante

In sintesi, l’effetto ergogenico della caffeina sull’esercizio di resistenza è multifattoriale; tuttavia, esistono prove di un effetto sia sul sistema nervoso centrale che sull’accoppiamento eccitazione-contrazione del muscolo scheletrico (Tarnopolsky M. A. 2008). La comprensione attuale indica che il meccanismo principale attraverso cui la caffeina migliora le prestazioni risiede nella sua capacità di antagonizzare i recettori dell’adenosina nel cervello, modulando così la percezione della fatica e dello sforzo. Questo meccanismo fondamentale merita un’analisi approfondita, che affronteremo nelle prossime sezioni dopo aver esplorato un altro aspetto sorprendente: l’effetto placebo della caffeina.

Il meccanismo principale dell’ergogenicità della caffeina risulta quindi essere la sua capacità di agire come antagonista dei recettori dell’adenosina A1 e A2A.

Il ruolo della adenosina nella percezione della fatica

Durante l’attività fisica (e in generale durante la veglia), nel cervello si accumula una molecola chiamata adenosina.

L’adenosina agisce come un segnale di fatica: si lega ai suoi recettori (A1 e A2A) nel cervello e produce sensazioni di stanchezza, rallentamento mentale e riduzione della motivazione. È come un “freno” naturale che il corpo usa per dirci “rallenta, hai bisogno di riposo”.

Come la caffeina “inganna” i recettori della adenosina?

La caffeina ha una struttura chimica molto simile all’adenosina.

L'immagine illustra la somiglianza tra la struttura chimica dell'adenosina e quella della caffeina, che può competere per i recettori

Quando assumi caffeina, questa attraversa la barriera emato-encefalica (il filtro che protegge il cervello) e si lega agli stessi recettori dell’adenosina, occupandoli. In pratica, la caffeina “inganna” il cervello: prende il posto dell’adenosina nei recettori senza attivare i segnali di fatica. È come se qualcuno staccasse il freno.

La modulazione dell’attività dei neurotrasmettitori

Quando i recettori dell’adenosina sono bloccati dalla caffeina, si verifica una reazione a catena che influenza il rilascio di diversi neurotrasmettitori:

  1. Dopamina: aumenta, migliorando motivazione, senso di ricompensa e capacità di mantenere lo sforzo
  2. Norepinefrina (noradrenalina): aumenta, incrementando attenzione, vigilanza e attivazione del sistema nervoso simpatico
  3. Acetilcolina: viene modulata, migliorando la trasmissione degli impulsi nervosi ai muscoli
  4. Serotonina: viene influenzata, contribuendo alla regolazione dell’umore e della percezione del dolore

Il risultato finale dell’assunzione di caffeina

Questo complesso “effetto domino” neurochimico si traduce, alla fine, in:

  • Riduzione della percezione dello sforzo
  • Minor sensazione di dolore muscolare
  • Ritardo nell’insorgenza della fatica
  • Maggiore capacità di mantenere l’intensità dell’esercizio

Tale meccanismo spiegherebbe l’effetto ergogenico della caffeina sull’esercizio di resistenza, sull’esercizio anaerobico, sugli esercizi di forza/potenza e sugli sport di natura intermittente.

Nota per il lettore

Finora abbiamo esplorato gli aspetti generali e affascinanti della caffeina: come agisce nel cervello, il sorprendente effetto placebo e i meccanismi che la rendono efficace.
Nelle prossime sezioni entreremo nei dettagli più tecnici dello studio scientifico: metodologie di ricerca, analisi statistiche e risultati quantitativi della meta-analisi.
Se preferisci concentrarti sulle applicazioni pratiche, puoi saltare direttamente alla sezione “Raccomandazioni pratiche per l’uso della caffeina nella corsa”, dove troverai le raccomandazioni concrete per l’uso della caffeina nella corsa.


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Evidenze derivanti principalmente da studi sul ciclismo hanno riconosciuto da decenni l’effetto ergogenico della caffeina, stabilendo che questa sostanza migliora la prestazione di resistenza del 2-7% con dosi di 3-6 mg/kg assunte un’ora prima dell’esercizio.

Tuttavia, quando i ricercatori hanno esaminato specificamente gli effetti della caffeina sulla corsa di resistenza, i risultati sono apparsi più discordanti. L’unica revisione precedente (2013) riportava un miglioramento del solo 1,1% nei corridori.

La recente meta-analisi da cui prende spunto questo articolo (Wang, Z. et al, 2022) ha voluto quantificare con precisione statistica quali sono gli effetti della caffeina sia nei test sul tempo fino all’esaurimento che sulle prove a tempo nella corsa.

Sia i protocolli di test fino all’esaurimento che quelli a tempo sono comunemente utilizzati dai ricercatori per valutare se una sostanza (come la caffeina) o un intervento (come un programma di allenamento) migliorano la prestazione di resistenza.

Tuttavia, questi due approcci differiscono sostanzialmente nella loro struttura e in ciò che misurano.

Cos’è un test fino all’esaurimento

Un test fino all’esaurimento è un protocollo in cui l’atleta corre a un’intensità predefinita (solitamente una percentuale della velocità massimale aerobica o della VO2max) fino a quando non riesce più a mantenere quella velocità. L’intensità è fissa, mentre la durata è variabile.

Esempio pratico: un corridore con velocità massimale aerobica di 16 km/h corre al 90% di questa velocità (14,4 km/h) su tapis roulant fino a quando non può più mantenere il ritmo, deve rallentare involontariamente o decide volontariamente di fermarsi per esaurimento. Se con il placebo resiste 45 minuti e con la caffeina 52 minuti, il miglioramento è di 7 minuti (15,6%). Il tempo registrato dal momento iniziale fino all’interruzione è il “tempo fino all’esaurimento”.

Caratteristiche distintive dei test fino all’esaurimento

Vantaggi:
  • Misura la capacità di resistenza pura: valuta quanto a lungo un atleta può sostenere uno sforzo submassimale
  • Sensibilità ai cambiamenti: piccole differenze nella capacità di resistenza producono grandi differenze nel tempo totale (se migliori del 10% la capacità, potresti correre il 20-30% più a lungo)
  • Rilevanza per sport specifici: utile per valutare la prestazione in discipline dove l’atleta deve resistere il più a lungo possibile (ultra-trail, gare di 24 ore)
Svantaggi:
  • Variabilità elevata: il momento in cui decidi di fermarti dipende molto da fattori psicologici (motivazione, sopportazione del dolore, stato mentale)
  • Scarsa riproducibilità: se rifai lo stesso test in giorni diversi, i risultati possono variare anche del 10-20%
  • Poco realistico: nella corsa reale raramente si corre a velocità fissa fino al collasso

Cos’è una prova a tempo (time trial)

Una prova a tempo prevede invece di completare una distanza fissa nel minor tempo possibile. La distanza è fissa, mentre la velocità è variabile e gestita dall’atleta.

Esempio pratico: lo stesso corridore deve completare 10 km il più velocemente possibile. Con il placebo impiega 42 minuti, con la caffeina 41,42 minuti. Il miglioramento è di 0,58 minuti (1,4%).

Caratteristiche distintive dei test a tempo

  • Distanza fissa, velocità che varia
  • Rispecchia meglio le competizioni reali
  • Maggiore riproducibilità tra test ripetuti
  • L’atleta può adattare la strategia di pacing (gestione del ritmo)
  • Influenzato da capacità tattiche e decisionali

Quando parliamo di corsa di resistenza, in realtà, i protocolli fino all’esaurimento rappresentano uno scenario insolito rispetto alla corsa in ambiente reale, poiché la maggior parte degli eventi di corsa di resistenza consiste nel completare una determinata distanza il più velocemente possibile.

Tuttavia, la corsa fino all’esaurimento fornisce una misura della capacità di resistenza di un atleta ed è considerata una misura valida della prestazione di resistenza.


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Nella revisione sistematica di Ziyu Wang e colleghi che stiamo esaminando, sette studi, inclusi 12 confronti unici placebo-caffeina, hanno testato l’effetto della caffeina su protocolli di corsa che comportavano l’esecuzione da parte dei partecipanti di corsa a intensità submassimale fino a quando non potevano più mantenere la velocità richiesta.

Complessivamente, i valori del tempo fino all’esaurimento erano più alti con la caffeina rispetto alla situazione placebo, e la meta-analisi ha rivelato un effetto statisticamente significativo della caffeina in questa variabile di prestazione.

I meccanismi alla base dell’effetto della caffeina

La caffeina, come detto, promuove la produzione di β-endorfine e dopamina, che possono ridurre la percezione dello sforzo e del disagio.

Questi fattori possono spiegare l’effetto ergogenico della caffeina sulle corse fino all’esaurimento, poiché il “tempo di esaurimento”, cioè il momento in cui i corridori decidono di smettere di correre, è associato a sensazioni di fatica e dolore muscolare.

Applicazioni pratiche negli sport di ultra-resistenza

Sebbene gli eventi di corsa consistenti nel “correre il più a lungo possibile” siano rari, il maggiore tempo fino all’esaurimento indotto dalla caffeina può applicarsi agli eventi di ultra-resistenza in cui gli atleti sono tenuti a correre in scenari vicini all’esaurimento, come gare di 24 ore, gare di 100 miglia o eventi di corsa in montagna.

Efficacia della caffeina in corridori ricreativi e professionisti

È importante notare che la prestazione nelle prove fino all’esaurimento è abitualmente più variabile che nelle prove a tempo, specialmente per coloro con un background di allenamento inferiore.

Tuttavia, le analisi per sottogruppi hanno indicato che l’ingestione di caffeina ha aumentato significativamente il tempo di corsa fino alla fatica in modo moderato sia nei corridori ricreativi che in quelli allenati.

In sintesi, sembra sicuro concludere che la caffeina è una sostanza efficace per migliorare la prestazione di corsa in situazioni che comportano correre fino alla fatica volontaria.

Perché le prove a tempo sono più rappresentative

L’uso di prove a tempo offre uno scenario migliore per studiare l’effetto della caffeina sulla prestazione nella corsa di resistenza.

Infatti la prestazione dei corridori è più riproducibile nelle corse a tempo che negli eventi di corsa fino all’esaurimento. Questo probabilmente spiega perché, della totalità degli studi ricompresi nella meta-analisi, 14 hanno utilizzato prove a tempo mentre solo sette studi hanno utilizzato corse fino all’esaurimento per determinare l’effetto della caffeina sulla prestazione di corsa.

La meta-analisi ha rivelato che la caffeina ha un effetto piccolo ma significativamente ergogenico nel ridurre il tempo nella corsa di resistenza per una determinata distanza, tuttavia percentualmente meno evidente che nei test ad esaurimento

Riassumendo, la caffeina ha prodotto miglioramenti molto diversi nei due tipi di test:

  • nelle prove a tempo ha ridotto i tempi di completamento dello 0,71% (± 0,83%),
  • nelle corse fino all’esaurimento, invece, ha aumentato la durata dello sforzo del 16,97% (± 14,65%).

Che significa questo, in termini pratici? Che su una gara di 10 km corsa in 40 minuti, la caffeina potrebbe far risparmiare circa 17 secondi, mentre in una corsa a intensità fissa che normalmente dura 30 minuti, la caffeina potrebbe permettere di continuare per altri 5 minuti circa.

La spiegazione per la diversa entità dei benefici della caffeina su questi due tipi di prove di prestazione di corsa di resistenza può essere associata alle caratteristiche di ciascun protocollo di corsa.

Nelle corse fino all’esaurimento, l’intensità è fissa e i corridori non possono regolare il ritmo durante la prova di corsa. Nelle prove a tempo, come nelle vere gare di corsa, i corridori possono invece regolare il loro ritmo a seconda delle loro sensazioni di fatica e della distanza rimasta da completare.

Il meccanismo di azione della caffeina nelle prove a tempo

Come antagonista dell’adenosina, la caffeina può ridurre la fatica attraversando la barriera emato-encefalica e inibendo i recettori monoadenosinici A1 e A2. Quindi, la caffeina può avere un effetto inibitorio sulla risposta percettiva durante l’esercizio, il che può dare ai partecipanti una maggiore capacità di tollerare il disagio associato alla fatica durante l’esercizio, mascherando efficacemente la sensazione di fatica.

Pertanto, l’assunzione di caffeina può permettere un ritmo di corsa rispetto al placebo pur percependo lo stesso livello di fatica, influenzando così le strategie di gestione dell’andatura durante la gara.

Indipendentemente dal tipo di test impiegato, la caffeina ha prodotto benefici statisticamente significativi sia per le corse fino all’esaurimento che per le prove a tempo, suggerendo che la caffeina è una sostanza con il potenziale di migliorare la prestazione in diversi scenari di corsa di resistenza.

I ruoli del livello di allenamento e della distanza

Un aspetto interessante emerso dall’analisi riguarda il livello di preparazione degli atleti: la caffeina funziona meglio in atleti allenati o in corridori ricreativi?

La prima ipotesi: gli atleti allenati traggono maggiori benefici

Prima di questa meta-analisi, molti ricercatori ipotizzavano che gli atleti allenati traessero maggiori benefici dalla caffeina, basandosi su diverse considerazioni teoriche:

  • Maggiore sensibilità metabolica: gli atleti allenati hanno adattamenti fisiologici (più mitocondri, migliore utilizzo dei grassi) che potrebbero amplificare gli effetti della caffeina
  • Migliore gestione del pacing: gli atleti esperti sanno dosare meglio le energie durante una gara, quindi potrebbero sfruttare meglio la riduzione della percezione della fatica indotta dalla caffeina
  • Minore variabilità: gli atleti allenati tendono a essere più “affidabili” nei test ripetuti – se oggi corri 10 km in 40 minuti, tra una settimana probabilmente farai un tempo molto simile. I corridori occasionali hanno prestazioni più variabili (oggi 40 minuti, la prossima volta 42 o 38 minuti)

Studi precedenti su altri sport, come il nuoto, sembravano supportare questa ipotesi che la caffeina funzionasse meglio nei nuotatori allenati rispetto a quelli “attivi” (che nuotano occasionalmente).

Ma è veramente così?

Tuttavia, quando i ricercatori hanno analizzato separatamente i dati delle prove a tempo dividendo gli studi analizzati in due gruppi:

  • Studi con corridori allenati (atleti che si allenano regolarmente, con buone prestazioni)
  • Studi con corridori ricreativi (persone che corrono per hobby, meno allenati)

hanno ottenuto un risultato inaspettato: in entrambi i gruppi (corridori allenati e ricreativi), la caffeina ha prodotto miglioramenti, ma non statisticamente significativi, vale a dire che questi miglioramenti erano troppo piccoli o variabili per poter affermare con certezza statistica che fossero dovuti alla sostanza e non al caso.

Come si spiega questo apparente paradosso statistico?

Questo risultato può sembrare contraddittorio: se guardiamo tutti i dati insieme (allenati + ricreativi), l’effetto della caffeina è statisticamente significativo (0,71% di miglioramento). Ma quando dividiamo i gruppi, l’effetto sembra “scomparire”. Cosa significa?

Il problema non è che la caffeina funzioni diversamente nei due gruppi, ma piuttosto che dividendo i dati si riduce la potenza statistica dell’analisi.

Immaginiamo un esempio pratico: se ho 100 corridori e osservo un miglioramento medio di 20 secondi con caffeina, posso essere abbastanza sicuro che sia un effetto reale. Ma se divido questi 100 corridori in due gruppi da 50 (allenati vs ricreativi), e in ciascun gruppo osservo 18-22 secondi di miglioramento medio, potrei non avere abbastanza dati per dire con certezza statistica che quell’effetto è reale in ciascun sottogruppo, anche se probabilmente lo è.

La maggiore variabilità nei corridori ricreativi

Inoltre, i corridori allenati sono generalmente più “affidabili” nei test ripetuti: se oggi un atleta d’élite corre 10 km in 32:00 minuti, la prossima settimana probabilmente farà tra 31:50 e 32:10. Un corridore occasionale che oggi fa 45:00 potrebbe fare tra 43:00 e 47:00 la prossima volta. Questa maggiore variabilità naturale nei corridori ricreativi rende più difficile isolare l’effetto specifico della caffeina dal “rumore” delle fluttuazioni normali della prestazione.

La questione della distanza

Allo stesso modo, quando si è considerata la distanza delle prove a tempo di corsa, la caffeina non ha mostrato differenze statisticamente significative nel ridurre il tempo per completare prove di media distanza (come 5 km) rispetto a quelle di lunga distanza (come mezza maratona o maratona). Questo contrasta con l’ipotesi, suggerita da studi precedenti, che la caffeina fosse più efficace negli eventi di resistenza lunghi piuttosto che in quelli più brevi ma intensi.

La conclusione pratica

Nonostante queste limitazioni statistiche, l’effetto complessivo della caffeina sulle prove a tempo era comunque significativo e di piccola entità (0,71%), dimostrando che il potenziale ergogenico della caffeina è probabilmente simile indipendentemente dal livello di allenamento e dalla distanza della gara.

In altre parole, sia che tu sia un maratoneta d’élite o un corridore amatoriale che corre la sua prima 10 km, la caffeina può offrirti benefici comparabili. Questo rende la caffeina un ergogenico “democratico” e accessibile per un’ampia gamma di corridori di resistenza.

Variabilità nei protocolli di somministrazione

Sebbene siano stati selezionati solo studi controllati randomizzati in cieco, la scelta del placebo appare diversa in alcuni studi (ad esempio, senza zucchero, zuccherato e decaffeinato), e la caffeina è stata anche assunta con altri composti (ad esempio, carboidrati e dolcificanti artificiali). Pertanto, è possibile che gli effetti reali della caffeina possano essere mascherati o esagerati da alcune di queste sostanze.

Inoltre, diverse fonti di caffeina (capsule, compresse, gomme, bevande, ecc.) possono influenzare la farmacocinetica della caffeina, influenzando così i risultati di diversi studi.

Le differenze tra uomini e donne nella ricerca sulla caffeina

Un limite significativo dello studio riguarda la rappresentanza femminile: solo il 7,5% dei partecipanti erano donne. Questa sproporzione impedisce di stabilire se la caffeina funzioni allo stesso modo negli uomini e nelle donne. Inoltre, le differenze nei protocolli degli studi (dosi diverse, forme di assunzione variabili) hanno reso impossibile analizzare separatamente questi fattori.

Implicazioni per le atlete

Pertanto, i risultati di questo studio confermano l’efficacia della caffeina per i corridori uomini, mentre restano da approfondire gli effetti sulle donne.

Aspetti da approfondire in future ricerche

Nell’analisi corrente, l’attenzione si è concentrata solo sulle variabili di prestazione di corsa, vale a dire il tempo fino all’esaurimento e il tempo per completare una determinata distanza. Lo studio dell’effetto della caffeina sulle risposte fisiologiche e percettive durante la corsa di resistenza, come la frequenza cardiaca, la concentrazione di lattato nel sangue e le valutazioni della fatica percepita, richiede ulteriori indagini e analisi, poiché queste risposte possono contribuire a spiegare l’effetto ergogenico della caffeina.


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Dosaggi e benefici attesi

In base ai risultati di questa meta-analisi, la caffeina può essere considerata un aiuto ergogenico efficace per i corridori di resistenza. L’assunzione di caffeina in dosi comprese tra 3 e 9 mg per kg di massa corporea (dai 210 ai 630 mg per un atleta di 70 kg) ha prodotto due effetti significativi:

  1. Tempo fino all’esaurimento: ha migliorato il tempo fino all’esaurimento durante le prove di corsa con un effetto di entità media e un aumento complessivo del 16,97% ± 14,65%
  2. Prove a tempo: ha prodotto un effetto piccolo ma statisticamente significativo sui protocolli di prova a tempo di corsa di resistenza con una riduzione media del tempo del -0,71% ± 0,83%

La differenza tra i due protocolli ci insegna qualcosa di importante: la caffeina è particolarmente preziosa quando si tratta di resistere alla fatica prolungata:

  • Eventi di ultra-resistenza dove la capacità di mantenere lo sforzo fino a livelli prossimi all’esaurimento è cruciale
  • Gare con distanza fissa, dove il beneficio è più contenuto ma comunque presente e può fare la differenza in contesti competitivi.
  • Situazioni di allenamento dove si cerca di estendere la durata dello sforzo a intensità submassimale

Efficacia per tutti i livelli di atleti

La caffeina sembra funzionare efficacemente sia per corridori ricreativi che per atleti allenati, rendendo questo ergogenico accessibile e utile per un’ampia gamma di praticanti della corsa di resistenza.

Come tradurre i dosaggi della caffeina nella pratica

I dosaggi testati negli studi (3-9 mg per kg di peso corporeo) possono sembrare astratti, ma è utile capire cosa significano in termini pratici. Un singolo caffè espresso all’italiana contiene mediamente 60-65 mg di caffeina, con variazioni da 50 a 75 mg a seconda della miscela (i chicchi Robusta contengono circa il doppio della caffeina rispetto agli Arabica) e del tipo di tostatura.

Esempio pratico per un corridore di 70 kg:

  • Dose minima efficace (3 mg/kg): 210 mg di caffeina = circa 3,5 caffè espressi
  • Dose media (6 mg/kg): 420 mg di caffeina = circa 7 caffè espressi
  • Dose massima testata (9 mg/kg): 630 mg di caffeina = circa 10,5 caffè espressi

Come si può notare, raggiungere le dosi più elevate attraverso il caffè risulta poco conveniente: bere 7-10 espressi prima di una gara comporterebbe problemi di volume di liquidi ingeriti, possibili disturbi gastrointestinali e difficoltà nel timing di assunzione.

Le alternative al caffè

Per questo motivo, molti atleti preferiscono fonti più concentrate e pratiche:

  • Capsule di caffeina anidra: permettono un dosaggio preciso (solitamente 200 mg per capsula) e sono facili da assumere
  • Gel energetici con caffeina: combinano carboidrati ed elettroliti con 25-100 mg di caffeina, utili durante gare lunghe
  • Integratori sportivi specifici: formulazioni pre-workout che forniscono dosi controllate di caffeina insieme ad altri nutrienti

La scelta della fonte dovrebbe considerare la tolleranza individuale, la praticità e il momento di assunzione. Gli studi suggeriscono che la caffeina dovrebbe essere assunta circa 60 minuti prima dell’inizio dell’esercizio per permettere l’assorbimento e raggiungere il picco di concentrazione ematica al momento della partenza.

Conclusioni

La caffeina merita dunque un suo posto importante nella strategia nutrizionale di chi corre per resistenza. Non è una sostanza miracolosa, ma è un aiuto ergogenico scientificamente validato che, usato correttamente, può aiutare ogni corridore a esprimere al meglio il proprio potenziale.

Wang, Z., Qiu, B., Gao, J., & Del Coso, J. (2022). Effects of Caffeine Intake on Endurance Running Performance and Time to Exhaustion: A Systematic Review and Meta-Analysis. Nutrients15(1), 148. https://doi.org/10.3390/nu15010148

Beedie, C. J., Stuart, E. M., Coleman, D. A., & Foad, A. J. (2006). Placebo effects of caffeine on cycling performance. Medicine and science in sports and exercise38(12), 2159–2164. https://doi.org/10.1249/01.mss.0000233805.56315.a9

Valero, F., González-Mohíno, F., & Salinero, J. J. (2024). Belief That Caffeine Ingestion Improves Performance in a 6-Minute Time Trial Test without Affecting Pacing Strategy. Nutrients, 16(2), 327. https://doi.org/10.3390/nu16020327

Meeusen, R., Roelands, B., & Spriet, L. L. (2013). Caffeine, exercise and the brain. Nestle Nutrition Institute workshop series, 76, 1–12. https://doi.org/10.1159/000350223

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