La tosse: una guida completa per orientarsi tra i rimedi

Immagine che illustra una giovane donna in casa ic preda ad un violento attacco di tosse, a rappresentare la categoria farmacologica dei farmaci per la tosse

Antitussivi centrali o periferici? Mucolitici o sedativi? Rimedi naturali o farmaci di sintesi? Questa guida completa analizza l’efficacia reale di codeina, destrometorfano, levodropropizina, cloperastina, NAC, carbocisteina, ambroxol ed erdosteina, confrontandoli con le evidenze cliniche su miele, edera, pelargonium e altre piante medicinali. Scoprite come funzionano i diversi trattamenti, quando usarli (e quando evitarli), quali hanno superato il test degli studi scientifici e quali invece mostrano benefici limitati o controversi. Dalla tosse secca a quella produttiva, con particolare attenzione alla sicurezza pediatrica e alle raccomandazioni delle linee guida internazionali.

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Indice dei contenuti
Immagine che illustra un uomo che, al banco di una Farmacia, chiede consiglio ad una farmacista riguardo il rimedio più opportuno per la tosse

«Buongiorno, vorrei qualcosa per la tosse.»

La farmacista sorride, ma la sua risposta spiazza Marco: «Che tipo di tosse ha? Secca o grassa? Da quanti giorni? Ha anche febbre o raffreddore?»

Marco si ferma un attimo, perplesso. Pensava bastasse dire “tosse”per trovare la soluzione, e invece si ritrova davanti a uno scaffale infinito: sciroppi, pastiglie, gocce, bustine. Alcuni promettono di calmare, altri di fluidificare, altri ancora di proteggare la gola. C’è persino una sezione “naturale” con miele, propoli ed estratti vegetali.

«E la differenza tra questi?» chiede, indicando tre scatole dall’aspetto simile.

Quando la tosse diventa un problema

Questa scena si ripete ogni giorno nelle farmacie. La tosse è uno dei disturbi più comuni – fastidiosa, insistente, a volte così persistente da disturbare il sonno e le giornate – eppure scegliere il rimedio giusto diventa un rompicapo. Tra principi attivi, estratti naturali e messaggi pubblicitari, orientarsi è difficile anche per chi è abituato a gestire piccoli disturbi in autonomia.

La verità? Non tutti i colpi di tosse sono uguali e non vanno trattati allo stesso modo. Usare un sedativo quando servirebbe un fluidificante – o viceversa – può essere inutile, persino controproducente. E allora, come districarsi in questa giungla di opzioni?

In questa guida faremo chiarezza sui farmaci antitussivi, spiegando come funzionano, quando usarli e quali sono le differenze tra le categorie. Esploreremo anche i rimedi naturali, valutando cosa dice la scienza su miele, tisane e preparati erboristici.

L’obiettivo non è sostituire il medico o il farmacista, ma fornirvi gli strumenti per porre le domande giuste e fare scelte più consapevoli la prossima volta che, come Marco, vi ritroverete davanti a quello scaffale che sembra non finire mai.


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La tosse: alleata o nemica?

Prima di addentrarci nel mondo degli sciroppi e delle pastiglie, vale la pena fare un passo indietro e capire cosa stiamo cercando di controllare.

La tosse, dopotutto, non è un nemico da abbattere a tutti i costi: è un meccanismo di difesa prezioso, un riflesso che il nostro corpo utilizza per liberare le vie respiratorie da muco, polvere, fumo o qualsiasi altro intruso indesiderato. È il sistema di sicurezza naturale dei nostri polmoni.

Il problema nasce quando si trasforma da alleato a persecutore: una tosse stizzosa che ti sveglia nel cuore della notte, ti lascia senza fiato, ti fa dolere i muscoli dopo giorni di colpi ripetuti. In queste situazioni, quando la tosse diventa più un problema che una soluzione, entrano in gioco i farmaci antitussivi.

Antitussivi Centrali e Periferici: due strategie diverse

Come fanno esattamente a “spegnere” la tosse? Esistono strategie diverse a seconda di dove intervengono.

Non esiste una risposta unica, perché esistono strategie diverse a seconda di dove si interviene. Immaginate il riflesso della tosse come una catena di eventi: parte uno stimolo (l’irritazione in gola o nei bronchi), questo stimolo viaggia attraverso i nervi fino a raggiungere una sorta di “centrale operativa” nel cervello – il centro della tosse, situato nel tronco encefalico – che poi invia l’ordine ai muscoli di tossire.

I farmaci antitussivi possono spezzare questa catena in due punti diversi. Alcuni, detti centrali, agiscono direttamente sul “centralino” nel cervello, alzando la soglia necessaria per far scattare il riflesso: in pratica, rendono il sistema meno reattivo agli stimoli. Altri, chiamati periferici, lavorano invece alla periferia, calmando i recettori irritati in gola e nelle vie aeree, un po’ come se mettessero una coperta su un allarme troppo sensibile.

Gli antitussivi centrali si dividono a loro volta in due famiglie: quelli derivati dagli oppioidi (sì, parenti lontani della morfina, anche se molto più blandi) e quelli non oppioidi, sviluppati proprio per evitare gli effetti collaterali tipici di quella classe di farmaci. Gli antitussivi periferici, invece, hanno il vantaggio di non attraversare la barriera cerebrale, riducendo così il rischio di sonnolenza o, nel caso degli oppioidi, di dipendenza.

Quale rimedio per la tosse scegliere?

La scelta tra queste diverse opzioni non è arbitraria: dipende dal tipo di tosse che vi affligge, dalla sua causa – un banale raffreddore, una bronchite persistente o una tosse misteriosa che non trova spiegazione – e dalle vostre condizioni generali di salute.

Va detto che negli ultimi anni la ricerca ha messo in discussione l’efficacia di alcuni dei farmaci antitussivi più classici, quelli che da decenni popolano gli scaffali delle farmacie. Questo ha spinto i ricercatori a cercare molecole più moderne e mirate, capaci di intervenire con maggiore precisione e minori effetti collaterali.

Nei prossimi paragrafi vedremo nel dettaglio le principali categorie di farmaci, come agiscono nel corpo e quando ha senso utilizzarli. Perché scegliere consapevolmente significa anche sapere cosa state prendendo e perché.

Codeina

L’antitussivo per eccellenza del passato

Quando si parla di farmaci per la tosse, la codeina è stata per decenni il punto di riferimento, l’antitussivo per eccellenza con cui confrontare tutti gli altri. È un alcaloide naturale dell’oppio, un parente stretto della morfina anche se molto più blando, utilizzato storicamente come termine di paragone per valutare l’efficacia di nuovi composti.

Meccanismo d’azione della codeina

Il suo meccanismo d’azione è prevalentemente centrale: una volta assunta, la codeina viene trasformata dal fegato (grazie a un enzima chiamato CYP2D6) parzialmente in morfina ( il che spiega anche l’effetto analgesico della codeina, la sedazione e la sonnolenza, nonchè gli effetti collaterali classici degli oppioidi, cioè la depressione respiratoria e la stipsi). Questa morfina va ad attivare specifici recettori nel cervello – i recettori mu-oppioidi – situati proprio nel centro che controlla la tosse, alzando la soglia necessaria per far scattare il riflesso. In pratica, rende il cervello meno “suscettibile” agli stimoli che normalmente provocherebbero la tosse.

Il problema della variabilità genetica

C’è però un problema non da poco: non tutti metabolizziamo la codeina allo stesso modo. Alcune persone (i cosiddetti “metabolizzatori ultra-rapidi”) la trasformano in morfina troppo velocemente, con rischio di effetti tossici.

Altre persone (i “metabolizzatori lenti”) la convertono poco o nulla, ottenendo scarsi benefici. Questa variabilità genetica rende la codeina un farmaco imprevedibile.

Codeina: funziona davvero?

Negli ultimi anni, revisioni scientifiche sempre più rigorose hanno messo seriamente in discussione l’efficacia della codeina. Studi controllati su tosse acuta da raffreddore o influenza hanno mostrato che la codeina non fa meglio del placebo (in pratica, della “pillola di zucchero”). Una revisione del 2007 ha concluso che la codeina non è più efficace del placebo nella tosse acuta da infezioni delle vie respiratorie superiori.

Anche nella tosse cronica i risultati sono deludenti. Alcuni studi più datati su pazienti con bronchite cronica riportavano benefici, ma ricerche più recenti e metodologicamente più solide non li hanno confermati.

Perché la codeina è sconsigliata nei bambini con la tosse

Gli effetti collaterali non aiutano: stipsi, nausea, sonnolenza e, soprattutto, il rischio di depressione respiratoria – rallentamento pericoloso del respiro – che può essere fatale, specialmente nei bambini. Per questo motivo, agenzie regolatorie come FDA ed EMA hanno imposto restrizioni severe: la codeina è controindicata nei bambini per tosse e raffreddore.

Dosaggi

(SOLO A TITOLO INDICATIVO, ATTENERSI AI DOSAGGI INDICATI DAL MEDICO PRESCRITTORE)

  • Adulti: 15–30 mg ogni 4–6 ore (max 120–200 mg/die) SOLO SU PRESCRIZIONE MEDICA.
  • Bambinicontroindicata sotto i 18 anni per tosse e raffreddore (AIFA/EMA)

Controindicazioni

  • Età <12 anni (rischio depressione respiratoria fatale).
  • Metabolizzatori ultra-rapidi CYP2D6: rischio di depressione respiratoria grave o fatale, anche a dosi terapeutiche. 
  • Insufficienza respiratoria, asma acuta, gravidanza/allattamento.
  • Assunzione contemporanea con inibitori MAO.

Il verdetto? La codeina rimane disponibile, ma il suo uso dovrebbe essere limitatissimo, riservato a situazioni specifiche e con monitoraggio attento, solo quando i benefici superano chiaramente i rischi.

Destrometorfano

Il farmaco da banco per la tosse più diffuso

Con la “crisi d’identità” della codeina, il destrometofano (DXM) emerge come il suo successore popolare. È l’antitussivo più presente negli scaffali delle farmacie di tutto il mondo, venduto senza ricetta in innumerevoli preparati per tosse acuta e cronica. Il suo grande vantaggio? Non è un oppioide, quindi è privo di attività analgesica oppioide significativa alle dosi terapeutiche, ed evita molti dei problemi della codeina.

Come agisce il destrometofano sulla tosse

Il meccanismo del destrometofano è più complesso e ancora non completamente chiaro.

La sua azione principale sembra essere quella di bloccare i recettori NMDA (N-metil-D-aspartato) nel cervello – recettori coinvolti nella trasmissione degli impulsi nervosi – interferendo così con il segnale che arriva al centro della tosse. Ma interagisce anche con altri recettori (sigma-1) e con i sistemi della serotonina e noradrenalina. È proprio questa modulazione centrale multifattoriale che genera l’effetto antitussivo: il destrometorfano attenua l’elaborazione degli stimoli tussigeni nel tronco encefalico senza toccare i recettori oppioidi. Questo spiega perché, a differenza della codeina, non provoca dipendenza né depressione respiratoria.

Studi su volontari sani hanno dimostrato che il destrometofano riduce la tosse provocata sperimentalmente (ad esempio facendo inalare capsaicina o acido citrico) in modo dose-dipendente: più ne prendi, più si riduce la tosse.

Destrometofano: è davvero efficace per la tosse?

Come funziona il destrometorfano nella pratica clinica? Le evidenze sono miste, ma complessivamente più favorevoli rispetto alla codeina. Diverse meta-analisi mostrano che il destrometofano è superiore al placebo nella tosse acuta da raffreddore, anche se con benefici moderati sulla frequenza e intensità della tosse e sul miglioramento del sonno notturno.

Tuttavia, non tutti gli studi confermano questi risultati: alcuni trial su dosi singole standard (30 mg) non hanno trovato differenze significative rispetto al placebo, suggerendo che l’efficacia dipenda molto dal tipo di tosse e dalla dose utilizzata. Nella tosse cronica, l’efficacia è limitata.

Effetti collaterali e sicurezza

Il profilo di sicurezza del destrometorfano è decisamente migliore rispetto agli oppioidi: minor rischio di dipendenza fisica e praticamente nessun rischio di depressione respiratoria alle dosi terapeutiche. Gli effetti collaterali comuni includono vertigini e nausea.

Tuttavia si deve tener presente che tra gli effetti del destrometorfano c’è l’inibizione del riassorbimento della serotonina. È perciò controindicato in chi assume qualsiasi farmaco ad attività serotoninergica, come:

  • Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina (SSRI): Sertralina, Paroxetina, Fluoxetina, Citalopram, Escitalopram.
  • Inibitori della Ricaptazione della Serotonina e Norepinefrina (SNRI): Venlafaxina, Duloxetina.
  • Antidepressivi Triciclici (TCA): Clomipramina, Amitriptilina.
  • Inibitori delle Monoamino Ossidasi (IMAO): Tranilcipromina, Fenelzina, Selegilina (anche transdermica), Moclobemide (RIMA).
  • Altri antidepressivi/psicofarmaci: Trazodone, Mirtazapina, Buspirone.
  • Oppioidi:
    • Tramadolo (debole inibitore del riassorbimento della serotonina).
    • Fentanyl e Meperidina (meno comune).
  • Altri:
    • Triptani (per emicrania).
    • Litio.
    • Erbe (es. Iperico/Erba di San Giovanni – un potente inibitore del riassorbimento naturale).
    • Droghe (MDMA/ecstasy, LSD, cocaina).

per il rischio di sindrome serotoninergica, cioè la sindrome causata da un eccessivo accumulo di serotonina nello spazio sinaptico del Sistema Nervoso Centrale.

Analoghi problemi possono comparire in pazienti con fenotipo CYP2D6 alterato.

Abuso del destrometorfano

C’è un ulteriore aspetto da non sottovalutare: mentre a dosi terapeutiche (15-30 mg) l’effetto del destrometofano è selettivo sul riflesso tussivo, a dosi elevate (centinaia di milligrammi) il blocco dei recettori NMDA provoca effetti dissociativi (sensazione di distacco dal corpo, allucinazioni), simili (anche se molto più lievi) a quelli della ketamina o della PCP (fenciclidina, una droga sintetica degli anni ’50 conosciuta anche come “angel dust”), un fenomeno noto nel mondo dell’abuso di sostanze come “robotripping” (dal nome di uno sciroppo per la tosse molto diffuso negli USA). Per questo è importante non superare le dosi consigliate.

Dosaggi

  • Adulti: 15–30 mg ogni 4–6 ore (max 120 mg/die).
  • Bambini >12 anni: stessa posologia adulti ridotta.
  • Bambini 6–12 anni: 7,5–15 mg ogni 4–6 ore (max 60 mg/die).
  • Bambini 4–6 anni: 7,5 mg ogni 4–6 ore (max 30 mg/die, solo alcune formulazioni).
  • <4 anni: sconsigliato o controindicato.

Controindicazioni principali

  • Contemporanea con inibitori MAO o SSRI e con qualsiasi farmaco ad attività serotoninergica (tramadolo, alcuni triptani, altri antidepressivi: va usato con estrema cautela o evitato per il rischio di sindrome serotoninergica.
  • Asma acuta, insufficienza respiratoria grave.
  • Metabolizzatori lenti CYP2D6 (effetti prolungati).

Cloperastina

Un farmaco a doppia azione per la tosse

La cloperastina è meno conosciuta al grande pubblico rispetto al destrometofano, ma è ampiamente utilizzata in Europa e Asia. Ha una caratteristica interessante: ha una azione mista, cioè agisce sia a livello centrale che periferico, e possiede anche proprietà antistaminiche H1, che possono aiutare a ridurre l’infiammazione locale, e papaverino-simili (rilassamento muscolatura liscia).

Meccanismo d’azione della cloperastina

A livello centrale, inibisce le vie nervose del centro della tosse nel tronco cerebrale. A livello periferico, modula i recettori sensoriali nei bronchi e riduce il rilascio di sostanze infiammatorie. Questa doppia azione, combinata con l’effetto antistaminico, la rende particolarmente utile nella tosse associata a infiammazione delle vie aeree, come nella bronchite o nelle infezioni respiratorie acute.

Gli studi clinici ne confermano l’efficacia, con un profilo di tollerabilità eccellente: effetti collaterali lievi (principalmente disturbi gastrointestinali occasionali o rare vertigini) e, soprattutto, minor sonnolenza diurna rispetto ad altri antitussivi centrali. Questo la rende un’opzione valida per chi deve rimanere attivo durante il giorno.

Dosaggi

  • Adulti: 20–40 mg (sciroppo o gocce) 2–3 volte al giorno.
  • Bambini >2 anni: 1–2 mg/kg/die suddivisi in 2–3 somministrazioni (es. bambini 10 kg ≈ 10–20 mg/die).
  • <2 anni: sconsigliato.

Controindicazioni principali

  • Gravidanza/allattamento (dati limitati).
  • Ipersensibilità, glaucoma, ipertrofia prostatica.

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Levodropropizina

Il farmaco periferico di riferimento contro la tosse

Se gli antitussivi centrali agiscono sul cervello, la levodropropizine rappresenta l’approccio opposto: interviene direttamente dove nasce lo stimolo, nelle vie aeree irritate. È uno dei principali antitussivi periferici moderni, enantiomero levogiro della dropropizina, sviluppato specificamente per massimizzare l’azione periferica e ridurre al minimo gli effetti sul sistema nervoso centrale.

Come agisce la levodropropizina sulla tosse

Il meccanismo d’azione è prevalentemente periferico: la levodropropizina modula le fibre nervose sensoriali periferiche che rivestono le vie aeree chiamate fibre C e Aδ, vale a dire quelle fibre che, attivate da stimoli irritanti meccanici, chimici o infiammatori (ad esempio fumo, acidi, capsaicina, infezioni virali), “sentono” l’irritazione e scatenano la tosse e l’infiammazione neurogenica locale (cioè mediata direttamente dal sistema nervoso periferico sensoriale tramite il rilascio di neuropeptidi pro-infiammatori).

Studi preclinici hanno confermato che il farmaco agisce esclusivamente in periferia: quando somministrato direttamente nel cervello, non ha effetti antitussivi significativi. Questo è importante perché significa che la levodropropizine non “spegne” il riflesso della tosse a livello cerebrale, ma semplicemente riduce gli stimoli eccessivi che partono dalle vie aeree irritate.

Levodropropizina: efficacia e sicurezza

L’efficacia clinica è ben documentata. Numerosi studi controllati e meta-analisi dimostrano che la levodropropizine riduce significativamente la frequenza della tosse (fino al 50% in alcuni studi) e la sua intensità, rispetto al placebo, nella tosse acuta e subacuta non produttiva.

I confronti diretti con antitussivi centrali come destrometorfano e codeina mostrano efficacia simile o superiore, ma – e questo è il punto chiave – con un profilo di sicurezza nettamente migliore: praticamente assenza di sonnolenza, nessun rischio di depressione respiratoria, tollerabilità elevata anche in bambini e anziani.

È particolarmente indicata nella tosse secca e irritativa da raffreddore, bronchite e quella fastidiosa tosse post-virale che a volte persiste per settimane dopo che l’infezione è passata.

Quando preferire la levodropropizina

Le linee guida europee per il trattamento sintomatico della tosse la considerano un’alternativa preferibile agli antitussivi centrali nei casi non complicati.

In pratica: se avete una tosse stizzosa da raffreddore o influenza, senza complicazioni respiratorie particolari, la levodropropizine offre un buon compromesso tra efficacia e sicurezza.

Dosaggi

  • Adulti: 60 mg (gocce o sciroppo) 3 volte al giorno (max 180 mg/die), lontano dai pasti.
  • Bambini >2 anni: 1 mg/kg ogni 6–8 ore (max 3 mg/kg/die).
    • Es. bambino 20 kg: 60 mg/die suddivisi.
  • <2 anni: generalmente sconsigliato.

Controindicazioni principali

  • Ipersensibilità, insufficienza renale grave.
  • Gravidanza/allattamento (dati insufficienti).
  • Broncorrea abbondante (rischio ostruzione).

Dropropizina

Il racemo meno selettivo

La dropropizina è la miscela racemica da cui è stato estratto l’enantiomero levogiro levodropropizina. Possiede anch’essa un’azione prevalentemente periferica, ma con una componente centrale più marcata.

Studi clinici ne dimostrano efficacia nella tosse non produttiva, comparabile a quella della levodropropizine, ma con un piccolo svantaggio: maggiore incidenza di sonnolenza diurna. I confronti diretti tra i due composti favoriscono sistematicamente la levodropropizine per il miglior rapporto beneficio/rischio.

Rimane comunque un’opzione valida, ma oggi viene prescritta meno frequentemente, superata dalla versione levogira più selettiva.

Dosaggi

  • Adulti: 60 mg 3–4 volte al giorno.
  • Bambini >2 anni: 1–2 mg/kg/die in 3 somministrazioni.
  • <2 anni: sconsigliato.

Controindicazioni principali

Simili a levodropropizine; maggiore incidenza sonnolenza.

Torniamo da Marco in farmacia. La farmacista gli ha fatto una domanda fondamentale all’inizio: «Tosse secca o grassa?» Perché se la tosse è accompagnata da catarro – quella sensazione di muco che si muove nel petto, la necessità di “liberarsi” tossendo – allora forse il problema non è tanto fermare la tosse, quanto rendere più facile l’espulsione di quel muco denso e appiccicoso.

Ed è qui che entrano in gioco i mucolitici.

Cosa sono i mucolitici e come funzionano

I mucolitici non sono antitussivi in senso stretto: non sopprimono il riflesso della tosse. Anzi, in un certo senso fanno l’opposto: rendono la tosse più “produttiva” ed efficace. Il loro obiettivo è agire sulla consistenza del muco bronchiale, fluidificandolo e facilitandone l’espulsione.

Come ci riescono? Attraverso diversi meccanismi: alcuni rompono i legami chimici che tengono insieme le proteine del muco (i ponti disolfuro delle glicoproteine muciniche), rendendolo meno viscoso. Altri modificano la composizione del muco, stimolando la produzione di secrezioni più fluide. Altri ancora agiscono per via osmotica.

Il risultato pratico è lo stesso: un catarro meno denso, più facile da espellere con la tosse, che scorre meglio lungo le vie aeree invece di rimanere appiccicato ai bronchi.

Mucolitici: quando usarli davvero

Quando hanno senso:

  • Tosse produttiva con catarro denso e difficile da espettorare
  • Bronchite acuta con ipersecrezione
  • Patologie croniche come BPCO o bronchiectasie (dove le evidenze sono più solide)
  • Sinusite con secrezioni viscose

Quando sono meno utili:

  • Tosse secca senza catarro (ovviamente)
  • Infezioni respiratorie acute banali con catarro già fluido
  • Bambini molto piccoli sotto i 2 anni (controindicati per sicurezza)

L’associazione mucolitici-antitussivi: una coppia controversa

Molti preparati da banco combinano mucolitici e antitussivi nella stessa formulazione, con l’idea di coprire sia la tosse secca che quella produttiva. Sembra sensato, vero? In realtà, le linee guida internazionali sconsigliano questa associazione nella tosse produttiva con catarro abbondante.

Il motivo è logico: se il mucolitico fluidifica il catarro ma poi l’antitussivo sopprime il riflesso che lo espelle, dove va a finire tutto quel muco? Rischia di accumularsi nei bronchi, creando terreno fertile per sovrainfezioni batteriche. L’associazione può avere senso solo in fasi miste o transitorie, quando la tosse passa da secca a produttiva o viceversa, ma richiede valutazione attenta.

Vediamo ora i principali mucolitici supportati da evidenze scientifiche solide.

N-acetilcisteina (NAC)

Come agisce la N-acetilcisteina, il mucolitico più studiato

La N-acetilcisteina, spesso abbreviata in NAC, è il mucolitico con più ricerca alle spalle e il profilo d’azione più ampio. È un derivato dell’aminoacido cisteina e lavora su più fronti.

Il suo meccanismo principale è chimico e diretto: rompe i ponti disolfuro che legano tra loro le molecole di mucina – le proteine che costituiscono la “struttura” del muco. Pensatelo come tagliare i fili che tengono insieme una rete: il muco diventa meno viscoso e più facile da mobilizzare.

Ma la NAC fa di più. Possiede potenti proprietà antiossidanti: rigenera il glutatione intracellulare, uno dei principali “spazzini” delle cellule contro i radicali liberi, e riduce lo stress ossidativo e l’infiammazione nelle vie aeree. Questo effetto antinfiammatorio si aggiunge all’azione mucolitica, creando un beneficio complessivo.

N-acetilcisteina: le evidenze cliniche

Le revisioni sistematiche della Cochrane – l’organizzazione che setaccia e valuta tutti gli studi disponibili su un trattamento – mostrano risultati interessanti, soprattutto nelle patologie croniche.

In pazienti con BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva) e bronchite cronica, la NAC riduce significativamente il numero di riacutizzazioni e migliora i sintomi, inclusa la facilità di espettorazione. Si parla di benefici concreti: meno episodi acuti, meno necessità di antibiotici, migliore qualità di vita.

Nelle infezioni acute delle vie respiratorie e nella bronchite acuta, gli studi controllati mostrano una riduzione della viscosità del catarro e una risoluzione più rapida della tosse produttiva rispetto al placebo. L’effetto è dose-dipendente: funziona meglio a dosi di 600-1200 mg al giorno, ed è più marcato nei pazienti con ipersecrezione cronica piuttosto che nelle infezioni banali di breve durata.

N-acetilcisteina nei bambini: efficace ma con cautela

L’uso della NAC in pediatria è diffuso, soprattutto in Italia e in Europa, per trattare tosse produttiva e catarro nei bambini. Ma le evidenze sono più sfumate rispetto agli adulti.

Nelle infezioni respiratorie acute comuni – bronchiti, tracheobronchiti virali – le revisioni Cochrane indicano un’efficacia limitata nei bambini. I benefici sono modesti e principalmente sintomatici: il catarro diventa più fluido, l’espettorazione migliora leggermente, ma senza un impatto significativo sulla durata complessiva della malattia. Alcuni studi riportano miglioramenti dopo 7-10 giorni di trattamento, ma i risultati sono inconsistenti e spesso non superiori a quelli ottenuti con semplici misure non farmacologiche come buona idratazione e ambiente umidificato.

Nelle patologie croniche come bronchiectasie o bronchite cronica ricorrente, invece, la NAC mostra risultati più promettenti anche nei bambini, riducendo la frequenza delle riacutizzazioni grazie agli effetti antiossidanti e mucolitici combinati.

Attenzione: le autorità regolatorie europee, inclusa l’AIFA italiana, sconsigliano o limitano l’uso dei mucolitici orali, compresa la NAC, nei bambini sotto i 2 anni a causa di rischi teorici di ostruzione delle vie aeree. In vie respiratorie così piccole e immature, l’improvviso aumento di muco fluido potrebbe essere difficile da gestire. Inoltre, sono state segnalate reazioni avverse gravi, seppur rare.

Le dosi tipiche nei bambini sopra i 2 anni vanno da 100-200 mg 2-3 volte al giorno (età 2-6 anni) fino a 200-400 mg 2-3 volte al giorno (oltre i 6 anni).

Profilo di sicurezza generale della N-acetilcisteina

La NAC è ben tollerata. Gli effetti collaterali sono rari e lievi: occasionalmente nausea, disturbi gastrointestinali, raramente rash cutanei. È disponibile in diverse formulazioni: compresse, bustine effervescenti (le più comuni), sciroppi, e in ambito ospedaliero anche per via inalatoria o endovenosa – quest’ultima usata come antidoto nelle intossicazioni da paracetamolo.

Un’avvertenza: la somministrazione inalatoria può provocare broncocostrizione paradossa in pazienti con iperreattività bronchiale, quindi è controindicata nell’asma non controllata.

Dosaggi

  • Adulti: 600 mg/die (orale o effervescente); in cronico fino a 1200 mg/die.
  • Bambini >2 anni: 100–200 mg 2–3 volte/die (o 10–20 mg/kg/die).
  • <2 anni: sconsigliato per via orale routinaria (AIFA); possibile inalatorio su indicazione specialistica.

Controindicazioni principali

  • Ipersensibilità, fenilchetonuria (alcune formulazioni).
  • Asma (rischio bronchospasmo con inalatorio).

Effetti collaterali

Odore sulfureo nell’alito,nel sudore, nelle urine e nelle feci (comune ma innocuo); nausea, rash cutanei; raro bronchospasmo.

Carbocisteina

Meccanismo d’azione della carbocisteina, il regolatore del muco

La carbocisteina (disponibile anche come sale di lisina) lavora in modo leggermente diverso dalla NAC. Invece di rompere i ponti chimici del muco già formato, agisce “a monte”, regolando la composizione del muco mentre viene prodotto dalle ghiandole bronchiali.

In particolare, normalizza il rapporto tra due tipi di mucine – le sialomucine e le acidomucine – favorendo la produzione di un muco meno viscoso e più facilmente espellibile fin dall’inizio. Ha anche effetti antinfiammatori e antiossidanti moderati.

Carbocisteina: quando è utile

Le meta-analisi su pazienti con BPCO dimostrano che la carbocisteina riduce le riacutizzazioni e migliora la clearance mucociliare – il sistema di “nastro trasportatore” naturale che le vie aeree usano per spostare il muco verso l’alto.

Nella bronchite acuta e nella sinusite, gli studi controllati indicano una risoluzione più rapida dei sintomi catarrali rispetto al placebo, con miglioramento della tosse produttiva. È particolarmente indicata quando le secrezioni sono molto dense e difficili da espettorare – quel catarro che sembra “incollato” e non vuole venir via.

Il profilo di sicurezza è eccellente, con effetti collaterali gastrointestinali minimi e occasionali.

Dosaggi

  • Adulti: 750 mg 2–3 volte/die, poi mantenimento 1500 mg/die.
  • Bambini >2 anni: 100–375 mg 2–3 volte/die secondo peso/età.
  • <2 anni: sconsigliato.

Controindicazioni principali

Ulcera peptica attiva, ipersensibilità.

Effetti collaterali

Disturbi gastrointestinali lievi.

Ambroxol

Versatile e sicuro, anche nei bambini: come funziona l’ambroxol

L’ambroxol è il metabolita attivo della bromexina (di cui parliamo tra poco) e possiede un’azione tripla: mucolitica, secretomotoria e secretolitica. In pratica, non solo fluidifica il muco esistente, ma stimola anche la sintesi e il rilascio di surfattante polmonare – quella sostanza che aiuta a mantenere aperti gli alveoli – e aumenta l’attività delle ciglia che rivestono le vie aeree, migliorando il trasporto del muco.

Ha anche proprietà antinfiammatorie locali e antiossidanti che si aggiungono all’effetto mucolitico.

Ambroxol: evidenze e utilizzo pediatrico

Le revisioni sistematiche su bronchite acuta e BPCO confermano una riduzione significativa della difficoltà di espettorazione e della durata della tosse produttiva con l’ambroxol.

Quello che lo rende particolarmente interessante è la sicurezza e l’efficacia dimostrata anche in età pediatrica. Gli studi sui bambini mostrano profili di efficacia e tollerabilità paragonabili agli adulti, motivo per cui l’ambroxol è spesso preferito nei piccoli pazienti. Esistono formulazioni pediatriche specifiche – sciroppi con dosaggi adattati – che lo rendono pratico da somministrare.

Dosaggi

  • Adulti: 30–75 mg 2–3 volte/die.
  • Bambini >2 anni: posologia peso-correlata (es. 1,2–1,6 mg/kg/die in 2–3 dosi).
  • Formulazioni pediatriche disponibili anche <2 anni su prescrizione.

Controindicazioni principali

Ipersensibilità, ulcera peptica.

Effetti collaterali

Rari (nausea, rash).

Bromexina

La bromexina è il precursore dell’ambroxol: una volta assunta, viene trasformata dal corpo in ambroxol attivo. Ha meccanismi simili ma con potenza leggermente inferiore. Depolimerizza le fibre mucopolisaccaridiche del muco e stimola la secrezione sierosa.

Le evidenze sono più datate rispetto ad altri mucolitici, ma le revisioni ne confermano comunque l’utilità nella tosse produttiva associata a infezioni respiratorie acute.

Dosaggi

  • Adulti: 8–16 mg 3 volte/die.
  • Bambini: posologia ridotta.

Erdosteina

L’erdosteina è una molecola più recente con un doppio meccanismo interessante: da un lato agisce come mucolitico classico (il suo metabolita attivo contiene gruppi tiolici che rompono i ponti disolfuro del muco), dall’altro possiede spiccate proprietà antinfiammatorie e antiossidanti, inibendo i radicali liberi e riducendo l’adesione batterica alle mucose.

Gli studi controllati in BPCO e bronchite acuta mostrano riduzione della viscosità del catarro e miglioramento dei sintomi più rapido rispetto al placebo. È una valida alternativa, anche se meno diffusa di NAC e carbocisteina.

Dosaggi

  • Adulti e bambini oltre 30 kg di peso corporeo: 350 mg 2 volte/die.
  • Bambini tra 15 e 19 kg di peso corporeo: 175mg 2 volte/die
  • Bambini tra 20 e 30 kg di peso corporeo: 175mg 3 volte/die
  • <2 anni: controindicata per la ridotta capacità di drenaggio del muco bronchiale a quell’età.

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Torniamo ancora una volta da Marco in farmacia.

Dopo aver ascoltato la spiegazione sui vari farmaci antitussivi, il suo sguardo si sposta verso la sezione dei rimedi naturali. «E questi?» chiede, indicando le confezioni con immagini di foglie, fiori e api. «Funzionano davvero o è solo marketing?»

È una domanda legittima. Quando si parla di rimedi naturali, si oscilla spesso tra due estremi: chi li considera placebo costosi e chi li vede come una panacea per tutti i mali, privi di effetti collaterali. La verità, come spesso accade, sta nel mezzo e, soprattutto, nelle evidenze scientifiche.

Come agiscono i rimedi naturali

I rimedi naturali per la tosse funzionano in modo diverso rispetto ai farmaci di sintesi. Raramente “spegnono” il riflesso tussigeno come farebbe un antitussivo centrale. Piuttosto, agiscono su più fronti contemporaneamente: formano un film protettivo sulle mucose irritate (effetto demulcente), riducono l’infiammazione locale, combattono i microbi, fluidificano il muco o modulano la risposta immunitaria.

Il risultato? Non sopprimono completamente la tosse – che ricordiamo essere un meccanismo difensivo utile – ma ne riducono la frequenza e l’intensità, accompagnando il processo naturale di guarigione. Per alcuni di questi rimedi, gli studi controllati sono numerosi e di buona qualità. Per altri, le evidenze sono ancora preliminari.

Rimedi naturali contro la tosse: quando sceglierli

I rimedi naturali offrono opzioni efficaci e sicure, specialmente per la tosse acuta non complicata da raffreddore o influenza. Il loro grande vantaggio è il profilo di sicurezza favorevole, con effetti collaterali generalmente minimi rispetto agli antitussivi centrali.

La scelta dovrebbe basarsi sulle caratteristiche della tosse:

  • Tosse secca irritativa: miele, altea, estratti demulcenti
  • Tosse grassa produttiva: edera, combinazioni con timo e primula
  • Tosse da infezione respiratoria: Pelargonium sidoides, Andrographis

E sull’età del paziente: molti di questi rimedi sono sicuri anche nei bambini, a differenza di diversi farmaci antitussivi che hanno restrizioni d’uso pediatrico.

Ricordate però: i rimedi naturali supportano la risoluzione fisiologica della tosse, non la sopprimono farmacologicamente. Se la tosse persiste oltre 2-3 settimane, peggiora, si accompagna a febbre alta, difficoltà respiratoria o sangue nell’espettorato, è essenziale consultare un medico. Dietro una tosse persistente possono nascondersi condizioni che richiedono trattamenti specifici.

Vediamo cosa sappiamo davvero.

Miele

il rimedio della nonna per la tosse promosso dalla scienza

Se c’è un rimedio naturale che ha superato a pieni voti l’esame della scienza moderna, è il miele. Diverse revisioni sistematiche della Cochrane – l’organizzazione internazionale che valuta con criteri rigorosi l’efficacia dei trattamenti medici – e numerose meta-analisi hanno analizzato studi controllati principalmente su bambini con tosse acuta da raffreddore o influenza.

Il verdetto? Il miele riduce significativamente la frequenza, l’intensità e la durata della tosse rispetto al placebo, al non trattamento e, in alcuni contesti, persino rispetto a farmaci convenzionali come la difenidramina (un antistaminico) o il dextromethorphan.

Parliamo di riduzioni medie della frequenza della tosse del 50-70% dopo una somministrazione serale, con un miglioramento evidente anche del sonno notturno – quello che spesso viene disturbato dai colpi di tosse continui.

Come funziona il miele contro la tosse

Il segreto del miele sta nella sua azione multipla. In primo luogo, è un eccellente “demulcente”: vale a dire che la sua consistenza viscosa forma un film protettivo sulla mucosa della gola irritata, riducendo lo stimolo che innesca la tosse.

Ma non si ferma qui. Il miele possiede anche proprietà antimicrobiche, grazie alla presenza di perossido di idrogeno e al suo pH acido, che aiutano a contrastare le infezioni. Contiene inoltre antiossidanti (polifenoli e flavonoidi) e ha effetti antinfiammatori che attenuano l’irritazione locale.

Quando usare il miele per la tosse

Le linee guida internazionali raccomandano il miele come opzione di prima linea per la tosse nei bambini sopra l’anno di età. Un cucchiaino prima di dormire può fare la differenza tra una notte insonne e un riposo ristoratore.

La tollerabilità è eccellente: effetti collaterali sono rari, principalmente limitati a possibili allergie in soggetti predisposti.

Attenzione: il miele è controindicato nei lattanti sotto l’anno di età per il rischio di botulismo infantile, una forma rara ma grave di intossicazione causata dalle spore di Clostridium botulinum che possono essere presenti nel miele.


Grindelia (Grindelia robusta o squarrosa)

L'immagine illustra i fiori della Grindelia, un rimedio naturale molto efficace per il trattamento della tosse in adulti e bambini

Cephas, CC BY-SA 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0, via Wikimedia Commons

La grindelia è una pianta resinosa originaria del Nord America, introdotta in Europa per le sue proprietà respiratorie e oggi presente in molti sciroppi da banco, spesso in combinazione con altri estratti vegetali.

Principi attivi e meccanismo d’azione sulla tosse

I suoi principi attivi principali – resine polifenoliche, acido grindelico e flavonoidi – lavorano in sinergia su più fronti: fluidificano il muco rendendolo più facile da espellere, esercitano un’azione antispasmodica lieve sulla muscolatura bronchiale e modulano l’infiammazione locale inibendo i mediatori pro-infiammatori nelle cellule epiteliali e nei macrofagi.

Cosa dicono gli studi

Le evidenze scientifiche sono più solide di quanto ci si aspetterebbe da una pianta ancora poco conosciuta al grande pubblico. Uno studio pubblicato su Frontiers in Pharmacology (2020) ha confermato le proprietà antinfiammatorie e il supporto all’uso tradizionale per i sintomi da raffreddore. Particolarmente interessanti sono i trial clinici pediatrici: uno studio pubblicato sull’Italian Journal of Pediatrics (2014) su sciroppi contenenti poliresina di grindelia ha dimostrato efficacia superiore al placebo nel ridurre la tosse persistente (quella che dura oltre una settimana) nei bambini, con miglioramento rapido e tollerabilità eccellente. Revisioni più recenti, come quella pubblicata su Children (2024), la indicano come rimedio consolidato nelle combinazioni erboristiche per la tosse.

Come si usa

Si trova principalmente in sciroppi o tinture (5-10 ml al giorno per gli adulti, dosi ridotte per i bambini) ed è particolarmente indicata per la tosse produttiva associata a bronchite. La tollerabilità è alta, con effetti collaterali rari e limitati a lievi disturbi gastrointestinali.

Elicriso (Helichrysum italicum)

L’elicriso italico – chiamato in francese anche “immortelle” per la sua capacità di mantenere colore e forma anche dopo l’essiccazione – è una pianta aromatica tipica della macchia mediterranea, riconoscibile dal profumo intenso e dai caratteristici fiori gialli.

Principi attivi e meccanismo d’azione

Usato da secoli nella medicina tradizionale per le infiammazioni respiratorie, contiene flavonoidi, acetofenoni (in particolare gli italidioni) e oli essenziali tra cui il nerile acetato, che gli conferiscono proprietà antinfiammatorie, antimicrobiche e decongestionanti.

Il meccanismo d’azione è multifattoriale: inibisce mediatori infiammatori come leucotrieni e citochine, riducendo l’irritazione delle mucose; esercita attività antibatterica contro patogeni respiratori comuni come Streptococcus e Haemophilus; e favorisce l’espettorazione calmando la tosse irritativa.

Le evidenze della ricerca

Le evidenze scientifiche partono dalla conferma dell’uso tradizionale: una revisione pubblicata sul Journal of Ethnopharmacology (2014) ha validato l’impiego storico dell’elicriso per tosse, bronchite e allergie respiratorie. Studi in vitro più recenti, pubblicati su Molecules (2022), hanno dimostrato effetti antibatterici e anti-biofilm su batteri delle vie respiratorie, aprendo prospettive interessanti per il contrasto delle sovrainfezioni batteriche. In ambito clinico, osservazioni su decotti e preparati combinati riportano miglioramenti nella bronchite e nella tosse asmatica; l’elicriso è presente in diversi sciroppi commerciali anche per le sue proprietà adesive e protettive sulle mucose.

Come usarlo contro la tosse

Si utilizza principalmente sotto forma di infusi, tinture o oli essenziali per inalazioni, oltre che in sciroppi combinati. È particolarmente indicato per la tosse secca irritativa o di origine allergica. Il profilo di sicurezza è eccellente, con reazioni avverse rarissime e limitate a possibili sensibilizzazioni in soggetti allergici alle Asteraceae.


Piantaggine (Plantago major o lanceolata)

La piantaggine – una di quelle “erbacce” comuni che crescono tra le fessure dei marciapiedi e ai bordi dei sentieri – è in realtà uno dei rimedi erboristici con la tradizione d’uso più lunga e le evidenze scientifiche più recenti.

Principi attivi e meccanismo d’azione

Le sue foglie contengono mucillagini polisaccaridiche, l’iridoide aucubina e flavonoidi, che lavorano in combinazione su meccanismi diversi.

Le mucillagini formano un film protettivo viscoso sulle mucose irritate della gola e dei bronchi, riducendo lo stimolo tussigeno periferico – esattamente come fa il miele, ma con una componente antinfiammatoria aggiuntiva garantita dall’aucubina. Quest’ultima, oltre agli effetti antinfiammatori, esercita anche un’azione mucogolatoria che aiuta a normalizzare la produzione di muco. Il risultato complessivo è una riduzione dell’irritazione che scatena la tosse, accompagnata da un miglioramento dell’espettorazione nelle forme produttive.

Gli studi clinici

Le evidenze cliniche sono solide. Un trial randomizzato pubblicato nel 2024 su PMC ha dimostrato una riduzione significativa della severità della tosse in pazienti con bronchite acuta trattati con sciroppo di Plantago major rispetto al placebo. Revisioni sistematiche pubblicate su Frontiers in Pharmacology (2021) supportano l’effetto protettivo dei polisaccaridi nella gestione della tosse. Studi pediatrici su preparati combinati con timo confermano efficacia e sicurezza nelle infezioni respiratorie acute nei bambini.

Come assumerla

Si trova in sciroppi autorizzati anche in età pediatrica, infusi e tinture, spesso in combinazione con altri estratti come timo, edera o miele. È particolarmente indicata per la tosse irritativa secca o mista, con una tollerabilità praticamente assoluta – gli effetti collaterali sono così rari da essere quasi trascurabili.

Edera (Hedera helix)

Un rimedio naturale per la tosse produttiva

L’estratto secco di foglie di edera è uno dei rimedi erboristici più diffusi in Europa, particolarmente indicato per la tosse grassa con catarro. Numerosi studi clinici ne hanno confermato l’efficacia nel ridurre la frequenza e l’intensità della tosse, migliorando anche la produzione e l’espulsione dell’espettorato.

Il principio attivo chiave sono le saponine triterpeniche, in particolare l’α-hederina. Queste molecole hanno un triplice effetto: aumentano la secrezione bronchiale (effetto secretolitico), facilitano l’espulsione del muco (effetto espettorante) e rilassano la muscolatura dei bronchi (effetto antispasmodico). In pratica, rendono il muco più fluido e più facile da espellere, riducendo al contempo l’irritazione che scatena la tosse.

Gli studi mostrano anche una riduzione della viscosità del muco e un miglioramento della clearance mucociliare, il sistema di “pulizia” naturale delle vie aeree.

L’estratto di edera è ben tollerato, con effetti collaterali minimi (occasionali disturbi gastrointestinali lievi), ed è considerato sicuro anche in età pediatrica e durante la gravidanza.

Pelargonium sidoides (EPs 7630)

Un rimedio meno conosciuto con tante proprietà

Meno conosciuto al grande pubblico, l’estratto di radice di Pelargonium sidoides – commercializzato come EPs 7630 – ha accumulato evidenze moderate-forti da studi controllati per il trattamento della tosse in bronchite acuta, sinusite e infezioni respiratorie virali, sia in adulti che in bambini.

Quello che lo rende interessante è il suo meccanismo d’azione complesso e multifattoriale. Non si limita a lenire la tosse: possiede attività antivirale diretta (inibisce la replicazione dei virus e la loro adesione alle cellule delle vie aeree), antibatterica (contro eventuali infezioni secondarie) e immunomodulante (stimola la produzione di citochine antinfiammatorie e l’attivazione delle cellule immunitarie).

Il risultato pratico? Riduce l’infiammazione delle vie aeree e accelera la guarigione, con una riduzione significativa della severità della tosse e minor ricorso agli antibiotici. Gli studi mostrano che i pazienti trattati con EPs 7630 guariscono più rapidamente rispetto a chi assume placebo.

Il profilo di sicurezza è eccellente, con effetti collaterali rari e lievi, rendendolo un’alternativa valida agli antibiotici nelle infezioni virali autolimitanti – quelle che passano da sole.

Combinazioni di timo, edera e primula contro la tosse

Molti preparati erboristici non contengono un singolo estratto, ma combinazioni studiate per ottenere effetti sinergici. Le formulazioni a base di timo (Thymus vulgaris), edera e talvolta primula (Primula veris) hanno dimostrato efficacia superiore al placebo in studi controllati su tosse acuta e produttiva.

Ogni pianta contribuisce con il suo arsenale: il timo porta oli essenziali ricchi di timolo e carvacrolo, con effetti antimicrobici, antispasmodici ed espettoranti; l’edera aggiunge l’azione secretolitica delle saponine; la primula fornisce ulteriori saponine con effetto mucolitico.

La sinergia di questi componenti può ridurre il numero di accessi tussivi fino al 50% rispetto al placebo in pochi giorni, con miglioramento della qualità della vita e risoluzione più rapida dei sintomi. La tollerabilità è elevata, con effetti collaterali minimi.

Althaea officinalis

Immagina che illustra il fiore dell'althaea officinalis, pianta medicinale con effetto demulcente

Agnieszka Kwiecień, Nova, CC BY-SA 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0, via Wikimedia Commons

Il demulcente per eccellenza per la tosse

La radice di Althaea officinalis è un demulcente tradizionale con evidenze da studi preclinici e clinici per la tosse irritativa secca o produttiva.

Il segreto sta nei polisaccaridi mucillaginosi che contiene: queste sostanze formano un film protettivo viscoso sulle mucose della gola e dei bronchi, riducendo l’irritazione sensoriale e lo stimolo tussigeno. Studi su modelli animali hanno dimostrato un effetto antitussivo paragonabile a sciroppi convenzionali, con inibizione del riflesso provocato sperimentalmente.

È particolarmente indicata per la tosse secca irritativa – quella che “gratta” in gola – e ha un’ottima tollerabilità.

Andrographis paniculata

Questa pianta utilizzata nella medicina ayurvedica e tradizionale cinese sta emergendo con evidenze forti per la riduzione della tosse nelle infezioni respiratorie acute. I suoi meccanismi d’azione includono effetti antinfiammatori e immunomodulanti che accelerano il recupero.

Propoli

La propoli, sostanza resinosa prodotta dalle api, ha effetti antimicrobici e demulcenti documentati, anche se gli studi clinici sono di qualità variabile. Può essere utile, ma le evidenze non sono ancora solide come quelle del miele.


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Passeggiando tra gli scaffali della farmacia, Marco nota anche una sezione dedicata ai rimedi omeopatici per la tosse: sciroppi e granuli con nomi come Drosera, Bryonia, Rumex. Anche qui, promesse di sollievo naturale e delicato.

Cosa dicono gli studi

Alcuni studi clinici hanno valutato preparati omeopatici per la tosse, riportando in certi casi riduzioni della severità dei sintomi e della viscosità del catarro rispetto al placebo nelle infezioni respiratorie. Tuttavia, le evidenze complessive sono limitate e di qualità molto variabile. Molte revisioni sistematiche – quelle che raccolgono e analizzano tutti gli studi disponibili – non trovano benefici superiori al placebo oltre il cosiddetto “effetto contesto”: il sollievo che deriva dall’essere curati, dall’attenzione ricevuta, dalla convinzione di star facendo qualcosa per stare meglio.

Il problema del meccanismo

L’omeopatia si basa sul principio della diluizione estrema: le sostanze attive vengono diluite così tanto che spesso non rimane traccia chimica misurabile del principio originale. L’azione ipotizzata si fonda su principi omeopatici di “stimolazione della risposta fisiologica”, ma manca un meccanismo farmacologico convenzionale dimostrabile con i metodi scientifici tradizionali.

Il verdetto della comunità scientifica

Il loro uso rimane profondamente controverso nella comunità scientifica e medica. Le principali linee guida internazionali non raccomandano i rimedi omeopatici come trattamento evidence-based primario per la tosse, né per altre condizioni respiratorie.

Questo non significa necessariamente che siano dannosi – il profilo di sicurezza è generalmente eccellente dato l’altissimo grado di diluizione – ma che le evidenze di efficacia oltre il placebo sono insufficienti per raccomandarli come prima scelta terapeutica.

Per chi volesse comunque conoscere i principali rimedi omeopatici tradizionalmente utilizzati per la tosse, ecco cosa suggerisce la Materia Medica omeopatica classica. Va premesso che si tratta di descrizioni sintomatiche tradizionali dell’omeopatia, non di evidenze farmacologiche dimostrate.

Drosera rotundifolia

È considerata il rimedio principe per la tosse spasmodica e convulsiva, simile alla pertosse, con accessi violenti che portano a conati di vomito o senso di soffocamento. Secondo la tradizione omeopatica, peggiora di notte quando si è sdraiati, soprattutto dopo mezzanotte, con una caratteristica sensazione di solletico profondo in gola.

Bryonia alba

Viene indicata per tosse secca e dolorosa, con fitte al petto così intense da obbligare il paziente a tenersi il torace con le mani. La tosse peggiorerebbe con il minimo movimento, parlando o entrando in una stanza calda, mentre migliorerebbe con il riposo assoluto e la pressione sul petto. Il “tipo Bryonia” è descritto come irritabile e desideroso di stare immobile.

Rumex crispus

Sarebbe indicato per tosse secca e irritativa causata da un solletico incessante nella gola o in laringe, con una caratteristica particolare: sensibilità estrema all’aria fredda inspirata. Peggiorerebbe inspirando aria fredda, scoprendosi o cambiando temperatura, mentre migliorerebbe coprendosi la bocca.

Spongia tosta

Viene tradizionalmente usata per tosse secca, “abbaiante”, simile al crup (la laringotracheobronchite acuta da infezione virale), con sensazione di tappo o costrizione in laringe. Peggiorerebbe prima di mezzanotte, da sdraiati e parlando, mentre migliorerebbe bevendo liquidi caldi. Si accompagnerebbe a voce rauca e respirazione sibilante.

Antimonium tartaricum

È indicato nella tradizione omeopatica per tosse produttiva con rantoli grossolani udibili nel petto, ma con espettorato difficile da espellere, il classico “muco che non viene via”. Il paziente apparirebbe debole, sonnolento, pallido.

Ipecacuanha

Viene suggerita per tosse spasmodica accompagnata da nausea persistente e vomito, con sensazione di costrizione toracica. Una caratteristica curiosa della descrizione omeopatica: la lingua rimarrebbe pulita nonostante la nausea intensa.

Va sottolineato che in omeopatia la scelta del rimedio non si basa solo sul tipo di tosse, ma sulla “totalità dei sintomi individuali”, un approccio estremamente personalizzato che considera anche caratteristiche psicologiche, orari di peggioramento, preferenze termiche e altri dettagli che la medicina convenzionale non considera rilevanti.

Se decidete di provare rimedi omeopatici, fatelo con piena consapevolezza delle limitazioni scientifiche, senza sostituire trattamenti di provata efficacia quando la situazione lo richiede, e sempre informando il vostro medico o farmacista.


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Torniamo un’ultima volta da Marco in farmacia. Dopo aver ascoltato le spiegazioni della farmacista, adesso ha le idee più chiare. Non esiste “il farmaco per la tosse” in assoluto – esistono strategie diverse per problemi diversi.

«Allora,» riassume Marco, «ho una tosse secca che mi sveglia la notte da tre giorni, senza catarro. Niente febbre, solo questo fastidio in gola che non mi dà pace.»

La farmacista annuisce. «In questo caso, un antitussivo periferico come la levodropropizina potrebbe essere la scelta migliore. Calma l’irritazione senza darle sonnolenza. Oppure, se preferisce qualcosa di naturale, un cucchiaino di miele prima di dormire – sembra banale, ma gli studi dimostrano che funziona davvero.»

Marco sorride, finalmente sollevato. «E se avessi avuto catarro?»

«Lì cambia tutto,» risponde lei. «Con il catarro non vogliamo bloccare la tosse, vogliamo renderla più efficace. Un mucolitico per fluidificare, magari abbinato a tanta idratazione. E certamente non un sedativo della tosse, altrimenti il muco resta lì.»

La tosse non è un nemico da abbattere a tutti i costi, ma un meccanismo di difesa che va capito e, quando necessario, modulato con intelligenza.

Per la tosse secca irritativa: gli antitussivi periferici come la levodropropizina offrono efficacia con sicurezza, mentre i rimedi naturali come miele, altea ed estratti lenitivi rappresentano ottime prime scelte, specialmente nei bambini. Gli antitussivi centrali come il destrometorfano restano un’opzione, ma con benefici moderati. La codeina? Meglio lasciarla perdere, salvo casi molto specifici e sotto stretto controllo medico. I rimedi omeopatici (Drosera, Bryonia, Rumex) hanno un ottimo profilo di sicurezza ma evidenze di efficacia controverse e limitate.

Per la tosse produttiva con catarro: i mucolitici come NAC, carbocisteina e ambroxol aiutano a fluidificare le secrezioni, soprattutto nelle forme croniche o quando il catarro è molto denso. Gli estratti di edera e le combinazioni con timo e primula offrono alternative naturali efficaci. Mai associare mucolitici e sedativi della tosse senza indicazione medica precisa.

Per i bambini: ancora più cautela. Miele sopra l’anno di età, estratti naturali sicuri come l’edera, eventualmente ambroxol se necessario. Evitare codeina, limitare la NAC sopra i 2 anni solo se davvero necessaria, e sempre sotto supervisione del pediatra. I rimedi omeopatici sono sicuri per alta diluizione, ma senza evidenze solide di efficacia.

CategoriaRimedioEffetti principaliIndicazioni principaliDosaggi indicativiControindicazioni principaliNote/evidenze
Centrali oppioidiCodeinaSoppressione centrale del riflesso tussivo tramite recettori mu-oppioidiTosse non produttiva acuta o cronicaAdulti: 15–30 mg ogni 4–6 ore (max 120–200 mg/die)
Bambini: controindicata <12 anni; 12–18 anni solo su prescrizione
Età <12 anni, ultra-rapid metabolizers CYP2D6, insufficienza respiratoria, gravidanza/allattamento, inibitori MAOEfficacia controversa vs placebo; rischi di dipendenza e depressione respiratoria; controindicata in pediatria
Centrali non oppioidiDestrometorfanoAntagonismo NMDA centraleInibizione elaborazione stimoli tussigeniTosse acuta da infezioni viraliAdulti: 15–30 mg ogni 4–6 ore (max 120 mg/die)
Bambini: >12 anni come adulti; 6–12 anni max 60 mg/die; 4–6 anni max 30 mg/die; <4 anni sconsigliato
Inibitori MAO/SSRI (sindrome serotoninergica), asma acuta, Metabolizzatori lenti CYP2D6Buona tollerabilità; efficace vs placebo in molti contesti; rischio effetti dissociativi ad alte dosi
Centrali non oppioidiCloperastinaAzione mista centrale/periferica con effetti antistaminiciTosse non produttiva acuta e cronicaAdulti: 20–40 mg 2–3 volte/die
Bambini >2 anni: 1–2 mg/kg/die in 2–3 dosi; <2 anni sconsigliato
Ipersensibilità, glaucoma, ipertrofia prostatica, gravidanza/allattamentoMinor sonnolenza; buona tollerabilità
PerifericiLevodropropizinaModulazione fibre CInibizione rilascio sostanza P e CGRPTosse irritativa non produttiva acuta/subacutaAdulti: 60 mg 3 volte/die (max 180 mg/die)
Bambini >2 anni: 1 mg/kg ogni 6–8 ore (max 3 mg/kg/die); <2 anni sconsigliato
Ipersensibilità, insufficienza renale grave, gravidanza/allattamento, broncorrea abbondanteMiglior profilo di sicurezza (minor sonnolenza); efficace e ben tollerata
PerifericiDropropizinaModulazione recettori sensoriali periferici con componente centrale minoreTosse non produttivaAdulti: 60 mg 3–4 volte/die
Bambini >2 anni: 1–2 mg/kg/die in 3 dosi; <2 anni sconsigliato
Simili a levodropropizine; maggiore incidenza sonnolenzaEfficace ma maggiore sonnolenza rispetto a levodropropizine
MucoliticiN-acetilcisteina (NAC)Rottura ponti disolfuroEffetti antiossidanti e antinfiammatoriTosse produttivaBronchite acuta/cronica BPCOAdulti: 600–1200 mg/die
Bambini >2 anni: 100–200 mg 2–3 volte/die (10–20 mg/kg/die); <2 anni sconsigliato routinario
Ipersensibilità, fenilchetonuria, asma (rischio bronchospasmo inalatorio)Evidenze robuste in cronico; uso limitato <2 anni in pediatria
MucoliticiCarbocisteinaRegolazione composizione mucoEffetti antiossidantiTosse produttiva cronica BPCOAdulti: 750 mg 2–3 volte/die poi 1500 mg/die
Bambini >2 anni: 100–375 mg 2–3 volte/die; <2 anni sconsigliato
Ulcera peptica attiva, ipersensibilitàRiduzione riacutizzazioni; ottima tollerabilità
MucoliticiAmbroxolMucolitico secretomotoria stimolazione surfattanteTosse produttiva acuta e cronicaPediatriaAdulti: 30–75 mg 2–3 volte/die
Bambini >2 anni: 1,2–1,6 mg/kg/die in 2–3 dosi (formulazioni pediatriche)
Ipersensibilità, ulcera pepticaVersatile; buona sicurezza in bambini
MucoliticiBromexinaDepolimerizzazione mucopolisaccaridiSecretoliticaTosse produttivaAdulti: 8–16 mg 3 volte/die
Bambini: posologia ridotta secondo peso
IpersensibilitàPotenza inferiore ad ambroxol
MucoliticiErdosteinaMucolitico + antinfiammatorio/antiossidanteTosse produttivaBronchite acutaAdulti e >12 anni: 300 mg 2 volte/die
<12 anni: non autorizzata in molti Paesi
Ipersensibilità, insufficienza epatica/renale graveEffetti aggiuntivi su adesione batterica
Rimedi naturaliMieleDemulcenteAntimicrobico antiossidanteTosse acuta in bambini >1 annoAdulti/bambini >1 anno: 1–2 cucchiaini prima di dormire o al bisogno
<1 anno: controindicato (botulismo)
Lattanti <1 anno, allergia al mieleEvidenze Cochrane forti; opzione di prima linea
Rimedi naturaliEstratto di edera (Hedera helix)Secretolitico espettorante antispasmodicoTosse produttivaInfezioni respiratorie acuteVariabile secondo preparazione; seguire etichetta (es. adulti 5–7,5 ml sciroppo 3 volte/die)Ipersensibilità gravidanza (dati limitati)Buone evidenze in revisione sistematica
Rimedi naturaliPelargonium sidoidesAntivirale antibatterico immunomodulanteInfezioni respiratorie acuteTosseAdulti: 30 gocce o 10 mg 3 volte/die
Bambini: dosi ridotte secondo età
Ipersensibilità, gravi patologie epatiche/renaliRiduzione durata sintomi; Cochrane moderata evidenza
Rimedi naturaliCombinazioni timo/edera/primulaEspettorante antimicrobico mucolitico sinergicoTosse produttiva acutaSeguire etichetta prodotto specificoIpersensibilità ai componentiEfficacia superiore a placebo
Rimedi naturaliRadice di althaeaDemulcenteFormazione film protettivoTosse irritativa secca o produttivaInfusi o sciroppi: variabile secondo preparazioneIpersensibilitàEvidenze precliniche e tradizionali
Rimedi naturaliGrindelia (Grindelia robusta)Espettorante antispasmodico bronchiale antinfiammatorioTosse produttiva con bronchiteAdulti: 5–10 ml sciroppo/die (o secondo preparazione)
Bambini: dosi ridotte in formulazioni pediatriche
IpersensibilitàRari disturbi gastrointestinaliEvidenze positive in trial pediatrici (combinazioni come Grintuss)
Rimedi naturaliElicriso (Helichrysum italicum)Antinfiammatorio antimicrobico decongestionanteTosse irritativa secca o allergicaInfusi tinture o sciroppi: variabile (seguire etichetta)Rare reazioni allergicheEvidenze tradizionali e precliniche; presente in combinazioni
Rimedi naturaliPiantaggine (Plantago major/lanceolata)Demulcente antinfiammatorio mucoregolatoreTosse irritativa secca o mistaSciroppi o infusi: variabile (autorizzati anche pediatrici)Praticamente assentiTrial randomizzati positiviOttima tollerabilità
OmeopaticiDrosera rotundifoliaTosse spasmodica pertussoideAccessi violenti notturni con vomitoDiluizioni omeopatiche (es. 5–9 CH, 3–5 granuli al bisogno)Nessuna specifica farmacologica; consultare omeopataIndicazioni keynote classiche; evidenze cliniche limitate
OmeopaticiBryonia albaTosse secca dolorosaPeggiora con movimentoPaziente irritabileDiluizioni omeopatiche secondo sintomatologiaNessuna specifica farmacologicaEvidenze limitate
OmeopaticiRumex crispusTosse irritativa da solleticoPeggiora con aria freddaDiluizioni omeopaticheNessuna specifica farmacologicaEvidenze limitate
OmeopaticiSpongia tostaTosse abbaiante “a sega”Sensazione di costrizione laringeaCrupDiluizioni omeopaticheNessuna specifica farmacologicaEvidenze limitate
OmeopaticiAntimonium tartaricumTosse produttiva con rantoliEspettorato difficileDebolezzaDiluizioni omeopaticheNessuna specifica farmacologicaEvidenze limitate
OmeopaticiIpecacuanhaTosse spasmodica con nauseaCostrizione toracicaDiluizioni omeopaticheNessuna specifica farmacologicaEvidenze limitate

La maggior parte delle tossi legate a raffreddori e influenze si risolve spontaneamente in 2-3 settimane. Ma alcuni segnali richiedono una valutazione medica:

  • Tosse che persiste oltre 3 settimane
  • Febbre alta persistente (oltre 38,5°C per più di 3 giorni)
  • Difficoltà respiratoria o respiro affannoso
  • Sangue nel catarro
  • Dolore toracico intenso
  • Perdita di peso inspiegabile
  • Nei bambini: difficoltà ad alimentarsi, colorito bluastro, rientramenti toracici respirando

Dietro una tosse apparentemente banale possono nascondersi condizioni che richiedono trattamenti specifici: asma, reflusso gastroesofageo, pertosse, polmonite, o problemi cardiaci negli anziani

Immagine che illustra un uomo che, al banco di una Farmacia, saluta la farmacista che gli ha consigliato il rimedio più opportuno

Marco esce dalla farmacia con il suo rimedio e, soprattutto, con la consapevolezza di aver fatto una scelta ragionata. Lo scaffale infinito non fa più paura quando si sa cosa cercare.

Alla fine, scegliere il rimedio giusto per la tosse non è questione di fortuna o di quale pubblicità è più convincente. È questione di capire che tipo di tosse si ha, conoscere le opzioni reali e i loro limiti, e sapere quando è il momento di rivolgersi a un medico.

La tosse è un messaggio del vostro corpo. Ora avete gli strumenti per ascoltarlo e per rispondere autonomamente nel modo giusto. E sapete anche quando è il caso di chiedere aiuto a un professionista.

Antitussivi centrali oppioidi

Bolser, D. C., & Davenport, P. W. (2007). Codeine and cough: An ineffective gold standard. Current Opinion in Allergy and Clinical Immunology, 7(1), 32–36. https://doi.org/10.1097/ACI.0b013e3280114eec

Gardiner, S. J., Chang, A. B., Marchant, J. M., & Petsky, H. L. (2016). Codeine versus placebo for chronic cough in children. Cochrane Database of Systematic Reviews, (7), Article CD011914. https://doi.org/10.1002/14651858.CD011914.pub2

Smith, S. M., Schroeder, K., & Fahey, T. (2014). Over-the-counter (OTC) medications for acute cough in children and adults in community settings. Cochrane Database of Systematic Reviews, (11), Article CD001831. https://doi.org/10.1002/14651858.CD001831.pub5

Antitussivi centrali non oppioidi

Catena, E., Daffonchio, L., & Novellini, R. (2011). Pharmacological and clinical overview of cloperastine in treatment of cough. Therapeutics and Clinical Risk Management, 7, 83–92. https://doi.org/10.2147/TCRM.S15976

Yancy, W. S., Jr, Becker, C. M., & Welsh, T. J. (2013). Efficacy and tolerability of treatments for chronic cough: A systematic review and meta-analysis. Osteopathic Medicine and Primary Care, 7, 8. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/23928798/

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Antitussivi periferici

De Benedictis, F. M., & Bush, A. (2024). Comprehensive review of the peripheral antitussive levodropropizine. Cureus, 16(9), e69432. https://doi.org/10.7759/cureus.69432

Luporini, G., Barni, S., & Daffonchio, L. (1997). Efficacy and tolerability of levodropropizine in adult patients with non-productive cough. Respiration, 64(6), 426–429. https://doi.org/10.1159/000196705

Zanasi, A., Lanata, L., Fontana, G., Saibene, F., Dicpinigaitis, P., & De Blasio, F. (2015). Levodropropizine for treating cough in adult and children: A systematic review. European Review for Medical and Pharmacological Sciences, 19(13), 2504–2512. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26097707/

Mucolitici

Cazzola, M., Rogliani, P., & Matera, M. G. (2022). Clinical efficacy of carbocysteine in COPD: Beyond the mucolytic action. Pharmaceuticals, 15(6), Article 717. https://doi.org/10.3390/ph15060717

Chalumeau, M., & Duijvestijn, Y. C. M. (2013). Acetylcysteine and carbocysteine for acute upper and lower respiratory tract infections in children without chronic broncho-pulmonary disease. Cochrane Database of Systematic Reviews, (5), Article CD003531. https://doi.org/10.1002/14651858.CD003531.pub4

Poole, P., Chong, J., & Cates, C. J. (2019). Mucolytic agents versus placebo for chronic bronchitis or chronic obstructive pulmonary disease. Cochrane Database of Systematic Reviews, (5), Article CD001287. https://doi.org/10.1002/14651858.CD001287.pub6

Sestini, P., & Di Franco, A. (2025). N-acetylcysteine in paediatrics: A review of efficacy, safety and dosing strategies in respiratory care. Minerva Pediatrics. Advance online publication. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41312188/

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Rimedi naturali

Abuelgasim, H., Albury, C., & Lee, J. (2021). Effectiveness of honey for symptomatic relief in upper respiratory tract infections: A systematic review and meta-analysis. BMJ Evidence-Based Medicine, 26(2), 57–64. https://doi.org/10.1136/bmjebm-2020-111336

Canciani, M., Murgia, V., Caimmi, D., Anzalone, G., & Baldassarre, M. (2014). Efficacy of Grintuss® pediatric syrup in treating cough in children: A randomized, multicenter, double blind, placebo-controlled clinical trial. Italian Journal of Pediatrics, 40, 56. https://doi.org/10.1186/1824-7288-40-56

Holzinger, F., & Chenot, J. F. (2011). Systematic review of clinical trials assessing the effectiveness of ivy leaf (Hedera helix) for acute upper respiratory tract infections. Wiener Medizinische Wochenschrift, 161(21-22), 524–530. https://doi.org/10.1007/s10354-010-0853-2

Lorenzetti, S., Sangiovanni, E., & Dell’Agli, M. (2014). Helichrysum italicum: From traditional use to scientific data. Journal of Ethnopharmacology, 151(1), 54–64. https://doi.org/10.1016/j.jep.2013.10.043

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Reuter, J., Wölfle, U., Korting, H. C., & Schempp, C. (2010). Active principles of Grindelia robusta exert antiinflammatory properties via inhibition of inflammatory mediators. Planta Medica, 76(12), P_105. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21031629/

Rosa, A., Nieddu, M., Petretto, G. L., Sarais, G., & Pintus, F. (2022). Immortelle (Helichrysum italicum (Roth) G. Don) essential oil showed antibacterial and antibiofilm effects against respiratory tract pathogens. Molecules, 27(17), 5438. https://doi.org/10.3390/molecules27175438

Route, J., Harleman, M., Ginkel, R. V., & Wegener, T. (2017). Stability study and a 14-day oral dose toxicity in rats of Plantain lanceolata extract. Phytotherapy Research, 31(4), 622–628. https://doi.org/10.1002/ptr.5783

Timmer, A., Günther, J., Motschall, E., Rücker, G., Antes, G., & Kern, W. V. (2013). Pelargonium sidoides extract for treating acute respiratory tract infections. Cochrane Database of Systematic Reviews, (10), Article CD006323. https://doi.org/10.1002/14651858.CD006323.pub3

Zimmermann-Klemd, A. M., Reinhardt, J. K., & Gründemann, C. (2024). Efficacy and tolerability of SEDIFLÙ in treating dry or productive cough in pediatric patients. Minerva Pediatrics, Advance online publication. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38323572/

Rimedi omeopatici (studi clinici)

Jansen, J. P., Jong, M., Hoir, M. P., Jong, M. C., & Bollag, A. (2014). Homeopathic medicine for acute cough in upper respiratory tract infections and acute bronchitis: A randomized, double-blind, placebo-controlled trial. Pulmonary Pharmacology & Therapeutics, 27(1), 102–108. https://doi.org/10.1016/j.pupt.2013.05.007

Taylor, J. A., & Jacobs, J. (2016). A randomized controlled trial of a homeopathic syrup in the treatment of cold symptoms in young children. Explore, 12(3), 184–189. https://doi.org/10.1016/j.explore.2016.02.004

Zanasi, A., Cazzato, S., Mazzolini, M., Ierna, C., Mastroroberto, M., & Nardi, E. (2018). Efficacy and tolerability of a complex homeopathic drug in children with recurrent acute respiratory tract infections. Complementary Therapies in Medicine, 41, 157–163. https://doi.org/10.1016/j.ctim.2018.09.013

Fonti classiche omeopatiche (Materia Medica)

Boericke, W. (1927). Pocket manual of homoeopathic materia medica & repertory (9ª ed.). Boericke & Runyon. (Consultabile online su archivi omeopatici storici, ad es. https://www.homeoint.org/books/boericmm/index.htm o https://www.materiamedica.info)


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