
L’artrosi del ginocchio non dipende solo dall’età o dall’usura. Infiammazione, metabolismo e nutrizione giocano un ruolo chiave nella sintomatologia. Sempre più evidenze indicano che alcuni integratori mirati possono contribuire a ridurre dolore, rigidità e perdita funzionale. Dalla Boswellia alla curcumina, dal collagene all’olio di krill, dallo zenzero fino alla membrana del guscio d’uovo e alla vitamina D, questo articolo analizza in modo critico cosa funziona davvero, per chi e con quali limiti, offrendo una guida scientificamente fondata ma accessibile alle principali strategie nutraceutiche per la gestione dell’artrosi del ginocchio.
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- Un approccio alternativo e complementare ad una patologia invalidante come l’artrosi del ginocchio
- Cosa accade realmente all’interno del ginocchio artrosico
- I limiti delle terapie tradizionali nel trattamento dell’artrosi del ginocchio
- Il ruolo degli integratori nutrizionali nella gestione dell’artrosi del ginocchio
- Boswellia: dalla tradizione ayurvedica
- Curcumina: il potere antinfiammatorio della curcuma
- Zenzero: dalla cucina alla terapia articolare
- Olio di krill: omega-3 e antiossidanti dal mare
- Collagene: nutrire la matrice della cartilagine
- La membrana naturale del guscio d’uovo (NEM®): da scarto a risorsa per le articolazioni
- Vitamina D: supporto sistemico più che analgesico diretto
- Confronto finale: quale integratore agisce meglio su dolore, rigidità e funzione?
- Gli strumenti usati per la valutazione: WOMAC, VAS e SUCRA
- I risultati del WOMAC sui tre parametri: il dolore, la rigidità articolare e la funzione fisica nelle attività quotidiane
- Gli effetti sulla rigidità articolare da artrosi del ginocchio
- Gli effetti sulla funzione articolare
- Gli effetti sulla percezione del dolore nell’artrosi del ginocchio
- Le conclusioni del confronto
- Un approccio più consapevole e personalizzato all’artrosi del ginocchio
Un approccio alternativo e complementare ad una patologia invalidante come l’artrosi del ginocchio
Dopo aver chiarito le differenze tra artrite e artrosi e aver approfondito come interventi mirati sullo stile di vita possano contribuire sia alla prevenzione sia al miglioramento del decorso dell’artrite, in questo articolo continuiamo il percorso dedicato alle patologie articolari degenerative affrontando il ruolo degli integratori nutrizionali con evidenze scientifiche nel trattamento di una forma particolarmente invalidante di artrosi: l’artrosi del ginocchio.
Cos’è l’artrosi del ginocchio
L’osteoartrite o artrosi del ginocchio, nota anche come gonartrosi, è una delle patologie muscolo-scheletriche più diffuse e invalidanti a livello mondiale. Colpisce milioni di persone, soprattutto con l’avanzare dell’età, e rappresenta oggi una delle principali cause di dolore cronico, limitazione funzionale e perdita di autonomia negli adulti e negli anziani. Non si tratta soltanto di un problema “meccanico” legato all’usura delle articolazioni, ma di una condizione complessa e progressiva che coinvolge l’intero ecosistema articolare.
Dal punto di vista clinico, la gonartrosi si manifesta tipicamente con dolore al ginocchio, rigidità articolare (soprattutto al mattino o dopo periodi di inattività), gonfiore e difficoltà nei movimenti quotidiani come salire le scale o camminare a lungo, fino a una progressiva riduzione della qualità della vita (Motta et al, 2023).
Con l’aumento dell’aspettativa di vita e la crescita della popolazione anziana, l’impatto dell’artrosi del ginocchio è diventato sempre più rilevante anche dal punto di vista sociale ed economico, rappresentando un onere considerevole per i sistemi sanitari.
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Cosa accade realmente all’interno del ginocchio artrosico
Per comprendere perché l’artrosi del ginocchio sia così difficile da trattare, è importante capire cosa accade a livello biologico.
Il ruolo fondamentale della cartilagine articolare
La cartilagine articolare è un tessuto specializzato che riveste le estremità delle ossa all’interno del ginocchio. Immaginate due superfici dure che si muovono l’una contro l’altra migliaia di volte al giorno: senza protezione, si consumerebbero rapidamente per attrito. La cartilagine svolge tre funzioni vitali che la rendono un vero “cuscinetto elastico”:
- Assorbimento degli urti: come un ammortizzatore, la cartilagine assorbe e distribuisce le forze che si generano durante i movimenti. Quando camminiamo, corriamo o saltiamo, il ginocchio subisce un impatto che può essere diverse volte superiore al nostro peso corporeo. La cartilagine si comprime leggermente sotto questa pressione, dissipando l’energia e proteggendo l’osso sottostante.
- Riduzione dell’attrito: la superficie della cartilagine è estremamente liscia e lubrificata dal liquido sinoviale, creando un coefficiente di attrito incredibilmente basso. Questo permette alle ossa di scorrere l’una sull’altra con facilità durante i movimenti, senza usura.
- Distribuzione del carico: la cartilagine distribuisce uniformemente le forze su un’area più ampia dell’osso sottostante. Questo evita che la pressione si concentri in punti specifici, riducendo il rischio di microdanni strutturali.
Queste proprietà dipendono dalla sua composizione unica. La cartilagine è costituita per circa il 70-80% da acqua, intrappolata in una rete di fibre di collagene (principalmente di tipo II) e molecole chiamate proteoglicani. Quando la cartilagine viene compressa, l’acqua viene temporaneamente espulsa dai proteoglicani, assorbendo l’energia. Quando la pressione diminuisce, l’acqua torna dentro e la cartilagine riprende la sua forma originale, proprio come farebbe un cuscinetto elastico.
Il deterioramento progressivo nell’artrosi del ginocchio
Nell’osteoartrosi, questa struttura sofisticata va incontro a un progressivo deterioramento. I proteoglicani si frammentano e perdono la capacità di trattenere acqua, le fibre di collagene si rompono. La cartilagine diventa più sottile, meno elastica e meno capace di assorbire urti.
Di conseguenza, quando questa protezione si assottiglia,i carichi meccanici vengono trasmessi direttamente all’osso subcondrale, che reagisce sviluppendo sclerosi, microfratture e formazione di osteofiti (o speroni ossei, cioè escrescenze ossee che si formano sui capi articolari). Senza il cuscinetto protettivo, ogni movimento diventa più traumatico per l’articolazione (Li et al, 2013).
Parallelamente, si instaura un’infiammazione cronica di basso grado. Le cellule articolari rilasciano mediatori pro-infiammatori (come interleuchine e fattori di necrosi tumorale), che attivano enzimi responsabili della degradazione e della rottura della matrice cartilaginea. Si crea così un circolo vizioso che accelera la perdita di cartilagine e altera il normale rimodellamento osseo (Hu et al, 2017). Anche la membrana sinoviale e i tessuti periarticolari vengono coinvolti, contribuendo a gonfiore, dolore persistente, rigidità e limitazione funzionale (Mathiessen et al, 2017).
Con il progredire della malattia, il ginocchio perde stabilità e funzionalità: il passo diventa incerto e aumenta il rischio di cadute (Tsonga et al, 2015). Il dolore cronico non influisce solo sulla mobilità, ma finisce per avere ripercussioni importanti anche sulla sfera psicologica, favorendo ansia, depressione e riduzione della vita sociale (Yang et al, 2024).
I limiti delle terapie tradizionali nel trattamento dell’artrosi del ginocchio
Le strategie terapeutiche attualmente disponibili per l’artrosi del ginocchio includono interventi non farmacologici, farmacologici e, nei casi più avanzati, chirurgici.
Interventi non farmacologici
L’esercizio fisico mirato, la fisioterapia e il controllo del peso fanno parte degli interventi non farmacologici, e rappresentano la base del trattamento. Sono generalmente considerati sicuri ed efficaci, ma in alcuni pazienti possono provvocare l’esacerbazione del dolore articolare o dar luogo a lesioni durante la riabilitazione, e diventare perciò difficili da continuare nel lungo periodo (Marriott et al. 2023; Asadi et al, 2025).
Interventi farmacologici
I trattamenti farmacologici includono il paracetamolo, gli antinfiammatori non steroidei (FANS) e le iniezioni intra-articolari di acido ialuronico e di agenti condroprotettivi. Vengono spesso utilizzati come prima linea di trattamento (Kolasinski et al, 2020; da Costa et al, 2021; Aweid et al, 2018; Sellam et al, 2020). Tuttavia il loro impiego prolungato è associato a effetti collaterali non trascurabili, soprattutto a carico dell’apparato gastrointestinale, cardiovascolare, renale ed epatico, che ne riducono la sostenibilità nel tempo. Anche le infiltrazioni intra-articolari di corticosteroidi, sebbene efficaci nel breve termine, presentano limiti e potenziali rischi di infezione, atrofia tissutale locale e danno alla cartilagine se ripetute nel tempo (Salis Z. e Sainsbury A, 2024).
Trattamenti chirurgici
I trattamenti chirurgici, come lo sbrigliamento artroscopico e l’artroplastica totale del ginocchio, infine, rappresentano una soluzione efficace ma invasiva, non priva di complicanze e non sempre indicata o accettata dal paziente (Cheung et al, 2008).
Queste criticità hanno spinto sia i clinici sia i pazienti a esplorare approcci complementari, più sostenibili nel lungo periodo e meglio tollerati.
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Il ruolo degli integratori nutrizionali nella gestione dell’artrosi del ginocchio
In questo contesto di criticità si inserisce il crescente interesse per gli integratori nutrizionali nel trattamento dell’artrosi del ginocchio. Questo cambiamento di prospettiva nasce dalla consapevolezza che la gonartrosi non è soltanto una malattia “meccanica”. Si tratta, piuttosto, di una condizione complessa in cui infiammazione cronica, stress ossidativo, alterazioni immunitarie e deterioramento dei tessuti articolari agiscono simultaneamente. Proprio per questa natura multifattoriale, approcci terapeutici capaci di intervenire su più livelli biologici risultano particolarmente interessanti.
Gli integratori nutrizionali non sostituiscono le terapie convenzionali, ma possono affiancarle, offrendo un supporto più sostenibile nel lungo periodo e potenzialmente meglio tollerato.
Boswellia: dalla tradizione ayurvedica

La Boswellia serrata, nota anche come Incenso indiano o Salai guggal, è una pianta appartenente alla famiglia delle Burseraceae.
Se ne estrae una resina che vanta una lunga tradizione d’uso nella medicina ayurvedica per il trattamento delle malattie infiammatorie croniche, comprese le patologie articolari degenerative (Choi et al, 2024).
Da questa resina si ricavano gli acidi boswellici, un gruppo eterogeneo di composti bioattivi. Tra i questi, l’acido 3-acetil-11-cheto-β-boswellico (AKBA) è considerato il più potente dal punto di vista biologico (Poeckel et al, 2006)
Meccanismo d’azione della Boswellia
L’interesse scientifico per la Boswellia nell’artrosi del ginocchio deriva soprattutto dal meccanismo d’azione peculiare dei suoi acidi boswellici, distinto da quello dei comuni FANS. Come noto, i FANS agiscono principalmente bloccando gli enzimi cicloossigenasi (COX-1 e COX-2), riducendo così la produzione di prostaglandine. Tale inibizione da una parte spiega l’effetto analgesico e antinfiammatorio, dall’altra è alla base di molti effetti collaterali (gastrointestinali, renali, cardiovascolari).
La Boswellia, invece, agisce soprattutto a monte e su un’altra via infiammatoria. Infatti inibisce in modo selettivo la 5-lipossigenasi (5-LOX), enzima responsabile della produzione dei leucotrieni (Ammon H.P, 2010). Si tratta di mediatori chiave dell’infiammazione cronica articolare, responsabili del dolore articolare, del gonfiore, della rigidità articolare e della degenerazione cartilaginea. Ne consegue un profilo di tollerabilità potenzialmente più favorevole nei trattamenti prolungati tipici delle patologie infiammatorie croniche.
A questo effetto si associa una modulazione più ampia della risposta immunitaria e una riduzione della produzione di citochine pro-infiammatorie. Nel complesso, quindi, si viene a creare un ambiente articolare meno favorevole alla progressione del danno (Ammon H.P, 2010).
Effetti della boswellia nell’artrosi del ginocchio
Dal punto di vista clinico, diversi studi hanno mostrato che la supplementazione con estratti standardizzati di Boswellia è in grado di ridurre il dolore, migliorare la rigidità e favorire il recupero funzionale nei pazienti con artrosi del ginocchio. In particolare, uno studio di Dalmonte et al. ha evidenziato un effetto clinicamente rilevante sui sintomi, con miglioramenti misurabili dei punteggi di dolore e funzione rispetto al placebo. Questi benefici appaiono particolarmente interessanti nei pazienti che non tollerano i FANS o che presentano controindicazioni al loro utilizzo prolungato.
Dosaggi della Boswellia
Negli studi clinici sull’artrosi del ginocchio, gli estratti standardizzati in AKBA (acido 3-acetil-11-cheto-β-boswellico) di Boswellia serrata sono generalmente somministrati a dosaggi compresi tra 100 e 250 mg al giorno per periodi di almeno 4–12 settimane (Yu et al, 2020). L’assorbimento degli acidi boswellici aumenta più del doppio se vengono assunti insieme a un pasto ad alto contenuto di grassi (Ammon, 2016).
Molte delle evidenze disponibili provengono da studi di dimensioni relativamente contenute, ed è perciò necessario un ulteriore consolidamento dei dati. Tuttavia, nel complesso, la Boswellia si distingue per un profilo antinfiammatorio mirato, una buona tollerabilità e un’azione multimodale. Tali proprietà la rendono uno degli integratori più promettenti nel contesto della gestione complementare non farmacologica dell’artrosi del ginocchio, all’interno di una strategia terapeutica globale e personalizzata.
Curcumina: il potere antinfiammatorio della curcuma
La curcumina è il principale polifenolo bioattivo estratto dal rizoma di Curcuma longa. È una pianta da secoli largamente utilizzata nella medicina ayurvedica e nella medicina tradizionale cinese e oggi al centro di un’intensa attività di ricerca biomedica.
Meccanismi d’azione della curcumina nell’artrosi del ginocchio
Il suo interesse nel trattamento dell’artrosi del ginocchio deriva dalla capacità di agire su molteplici meccanismi molecolari che alimentano l’infiammazione cronica e determinano processi degenerativi della cartilagine articolare.
In particolare, la curcumina interviene su una sorta di “centralina di controllo” dell’infiammazione cellulare, nota come NF-κB (Fattore Nucleare Kappa B), che regola l’attivazione di numerosi geni coinvolti nel dolore e nel danno articolare.
Quando questa via è eccessivamente attiva – come avviene nell’artrosi – le cellule producono grandi quantità di sostanze infiammatorie. La curcumina contribuisce a “frenare” questo processo, riducendo la produzione di mediatori come COX-2 e diverse citochine pro-infiammatorie (tra cui TNF-α, IL-1β e IL-6) (Koroljević et al, 2023; Razavi et al, 2021) .
A ciò si aggiunge una marcata attività antiossidante, che protegge i condrociti dallo stress ossidativo, fattore chiave nella progressione dell’artrosi.
Effetti clinici nell’artrosi del ginocchio
Dal punto di vista clinico, la curcumina è stata associata a una diminuzione dell’infiammazione locale, con miglioramenti significativi del dolore e della funzione articolare. Ha un’efficacia che, in alcuni studi, risulta comparabile a quella dei FANS, ma con una migliore tollerabilità gastrointestinale.
Dosaggi della curcumina
La maggior parte dei trial utilizza dosaggi compresi tra 500 e 1500 mg al giorno di curcuminoidi, suddivise in 2–3 somministrazioni. La durata di trattamento generalmente non è inferiore alle 8–12 settimane.
Un limite rilevante è la bassa biodisponibilità orale. Questa caratteristica ha portato allo sviluppo di formulazioni potenziate (complessi con piperina, fosfolipidi o sistemi nanoemulsivi), oggi ampiamente utilizzate negli studi clinici.
Nel complesso, la curcumina rappresenta una delle opzioni nutraceutiche più studiate e promettenti nella gestione complementare dell’artrosi del ginocchio.
Zenzero: dalla cucina alla terapia articolare

Lo zenzero è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Zingiberaceae, tradizionalmente utilizzata per il trattamento del dolore, dei disturbi gastrointestinali e delle condizioni infiammatorie. I suoi principali composti bioattivi, tra cui gingeroli, shogaoli e paradoli, conferiscono allo zenzero un profilo farmacologico articolato che lo rende interessante anche nel contesto dell’artrosi del ginocchio (Mao et al, 2019).
Meccanismi d’azione dello zenzero
Sul piano dei meccanismi d’azione, lo zenzero esercita un effetto antinfiammatorio attraverso l’inibizione delle vie della cicloossigenasi e della lipossigenasi. Si ottiene così una riduzione della sintesi di prostaglandine e leucotrieni coinvolti nella genesi del dolore articolare. Inoltre, come la curcuma, è in grado di modulare l’attività del fattore NF-κB. È in grado quindi di ridurre la produzione di ossido nitrico e citochine pro-infiammatorie, contribuendo così a un effetto analgesico e antinfiammatorio complessivo (Shen et al, 2005; Rondanelli et al, 2020)
Alcuni dati suggeriscono anche un’interazione con i recettori vanilloidi del dolore (quelli che rilevano stimoli dannosi come calore elevato, acidi e sostanze chimiche), che potrebbe spiegare parte dell’effetto analgesico percepito (Rondanelli et al, 2020).
Effetti clinici nella gestione dell’artrosi del ginocchio
Clinicamente, la supplementazione con zenzero è stata associata a riduzioni moderate ma significative del dolore e della rigidità. L’effetto è invece più ridotto sulla funzione articolare rispetto agli altri integratori che stiamo esaminando. Il suo favorevole profilo di sicurezza lo rende adatto a trattamenti di supporto e a pazienti che preferiscono approcci naturali o che non tollerano i FANS.
Dosaggi
I dosaggi più frequentemente utilizzati negli studi clinici variano tra 500 e 1000 mg al giorno di estratto standardizzato. Le durate di trattamento risultano comprese tra 6 e 12 settimane. Tecniche di lavorazione come la cottura a vapore o la fermentazione sono state sviluppate per migliorare la tollerabilità e il contenuto di composti bioattivi.
Nel complesso, lo zenzero appare particolarmente utile nelle fasi iniziali dell’artrosi o come complemento ad altri interventi nutraceutici.
Olio di krill: omega-3 e antiossidanti dal mare
L’olio di krill è un integratore di origine marina ricavato da piccoli crostacei antartici. È caratterizzato da un’elevata concentrazione di acidi grassi omega-3 (EPA e DHA) legati a fosfolipidi, oltre alla presenza di astaxantina, un potente antiossidante naturale (Tou et al, 2007). Questa particolare composizione conferisce all’olio di krill una biodisponibilità elevata e un profilo biologico distinto rispetto agli oli di pesce convenzionali.
Meccanismi d’azione dell’olio di krill
Nel contesto dell’artrosi del ginocchio, l’olio di krill agisce principalmente modulando l’infiammazione cronica di basso grado. Gli omega-3 riducono la sintesi di mediatori pro-infiammatori e favoriscono la produzione di molecole pro-risolutive, contribuendo a un ambiente articolare meno infiammatorio (Wang et al, 2018). L’astaxantina, dal canto suo, protegge i tessuti articolari dallo stress ossidativo e può contribuire alla preservazione della funzione dei condrociti.
Effetti clinici nell’artrosi del ginocchio
Dal punto di vista clinico, l’olio di krill è stato associato soprattutto a miglioramenti della rigidità articolare e della funzione. L’effetto sul dolore, invece, è generalmente più modesto rispetto ad altri integratori antinfiammatori diretti. La buona tollerabilità gastrointestinale e il profilo di sicurezza favorevole lo rendono particolarmente indicato per un utilizzo prolungato. Questo lo rende utile anche in pazienti con comorbidità metaboliche o cardiovascolari.
Dosaggi dell’olio di krill
Nei trial clinici, i dosaggi comunemente utilizzati variano tra 300 e 2000 mg al giorno di olio di krill, in funzione del contenuto di EPA e DHA, con periodi di trattamento che vanno da 8 a 24 settimane.
L’olio di krill si configura quindi come un intervento di supporto, utile soprattutto nel migliorare la funzionalità articolare e la qualità del movimento.
Collagene: nutrire la matrice della cartilagine
Il collagene è una proteina strutturale essenziale della cartilagine articolare. Rappresenta una componente fondamentale della matrice extracellulare, responsabile della resistenza meccanica e della capacità di assorbire i carichi (Siadat et al, 2023). Nell’artrosi del ginocchio, la degradazione progressiva del collagene contribuisce alla perdita di integrità cartilaginea e alla comparsa di dolore e disfunzione.
Meccanismi d’azione del collagene nell’artrosi del ginocchio
Gli integratori di collagene utilizzati in ambito clinico comprendono principalmente collagene idrolizzato e collagene di tipo II non denaturato:
- Il collagene idrolizzato fornisce peptidi bioattivi che possono stimolare i condrociti a sintetizzare nuova matrice cartilaginea (Virgilio et aal, 2024),
- mentre il collagene di tipo II sembra agire prevalentemente attraverso un meccanismo immunomodulante, inducendo tolleranza immunitaria e riducendo l’infiammazione articolare (Castrogiovanni et al, 2016).
Effetti clinici nell’artrosi del ginocchio
Dal punto di vista clinico, la supplementazione con collagene è stata associata a riduzioni del dolore percepito, in particolare misurato tramite VAS, e a miglioramenti della qualità di vita. L’effetto sulla funzione articolare appare più variabile, suggerendo che il collagene agisca soprattutto come intervento di fondo, piuttosto che come analgesico diretto.
Dosaggi
I dosaggi più frequentemente riportati negli studi clinici variano tra 5 e 10 g al giorno di collagene idrolizzato, oppure 40 mg al giorno di collagene di tipo II non denaturato. La durata del trattamento che va da 12 a 24 settimane.
In questo contesto, il collagene si presta particolarmente a un utilizzo continuativo e integrato in strategie di gestione a lungo termine dell’artrosi del ginocchio.
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La membrana naturale del guscio d’uovo (NEM®): da scarto a risorsa per le articolazioni

Tra gli integratori più curiosi e, per certi versi, più innovativi studiati negli ultimi anni nel campo dell’artrosi del ginocchio troviamo la membrana naturale del guscio d’uovo, nota come Natural Eggshell Membrane (NEM®). Si tratta di un sottile biomateriale che riveste la superficie interna del guscio d’uovo e che, fino a tempi relativamente recenti, veniva considerato un semplice sottoprodotto dell’industria alimentare.
Composizione del NEM®
La ricerca scientifica ha però dimostrato che questa membrana rappresenta una fonte sorprendentemente ricca di componenti bioattivi utili per la salute articolare.
Dal punto di vista compositivo, la NEM contiene proteine fibrose, tra cui collagene di tipo I, e una varietà di glicosaminoglicani naturalmente presenti, come solfato di condroitina, solfato di dermatano, solfato di cheratano e acido ialuronico. Queste molecole sono elementi strutturali fondamentali della cartilagine e del tessuto connettivo e svolgono un ruolo chiave nel mantenimento dell’elasticità, della resistenza meccanica e della lubrificazione articolare.
Inoltre il NEM sarebbe efficace nella guarigione delle ferite e nel miglioramento dell’aspetto della pelle e dei peli del viso (Kalman & Hewlings, 2020).
Meccanismi d’azione del NEM® nella gonartrosi
Gli studi preclinici hanno fornito risultati particolarmente interessanti. In modelli cellulari e animali, la NEM è stata in grado di ridurre la produzione di citochine pro-infiammatorie come IL-1β, IL-6 e TNF-α, tutte coinvolte nelle fasi iniziali della gonartrosi.
Allo stesso tempo, è stata osservata una diminuzione dell’attività delle metalloproteinasi della matrice (MMP) e del leucotriene B4 (LTB4), molecole che contribuiscono alla degradazione della cartilagine e al mantenimento dell’infiammazione cronica. Questo profilo suggerisce un’azione non solo sintomatica, ma potenzialmente anche modulante il processo degenerativo.
Un aspetto particolarmente interessante riguarda le proprietà strutturali delle proteine fibrose della NEM. Queste proteine sono in grado di interagire e reticolarsi con altri tipi di collagene, formando nuove fibre stabili che possono contribuire al supporto del tessuto articolare.
Inoltre, l’acido ialuronico presente nella NEM ha mostrato, in contesti sperimentali, la capacità di favorire processi di osteogenesi e ingegneria tissutale. Invece il solfato di cheratano sembra svolgere un ruolo protettivo nei confronti della cartilagine, riducendo il danno strutturale e l’infiammazione (Sohyeon et al, 2024; García-Muñoz et al, 2024; Ruff et al, 2009)
Effetti clinici e dosaggi del NEM® nell’artrosi del ginocchio
Dal punto di vista clinico, la scoperta della membrana del guscio d’uovo come fonte naturale di glucosamina combinata, condroitina e acido ialuronico ha spinto alla valutazione di questo materiale come potenziale trattamento per l’osteoartrite. In studi condotti su pazienti con artrosi del ginocchio in fase iniziale, la somministrazione orale di NEM alla dose di 500 mg al giorno per 12 settimane ha portato a una riduzione significativa del dolore e della rigidità, accompagnata da un miglioramento della funzione fisica. Le capsule utilizzate contenevano NEM puro al 100%, con un contenuto standardizzato di solfato di condroitina pari a circa l’1,25%.
Questi risultati suggeriscono che la NEM potrebbe rappresentare un’opzione interessante soprattutto nelle fasi precoci della malattia. Resta tuttavia fondamentale confermare tali dati attraverso studi clinici più ampi e rigorosamente progettati.
Vitamina D: supporto sistemico più che analgesico diretto
La vitamina D occupa una posizione particolare nel panorama degli integratori per l’artrosi del ginocchio. A differenza di sostanze come Boswellia o curcumina, non è propriamente un antinfiammatorio diretto né un analgesico, ma un regolatore chiave dell’omeostasi ossea e immunitaria. Il suo ruolo nella salute dell’apparato muscolo-scheletrico è ben documentato, soprattutto per quanto riguarda il metabolismo del calcio, la mineralizzazione ossea e la funzione muscolare.
Negli ultimi anni, l’interesse per la vitamina D nella gonartrosi è cresciuto in seguito all’osservazione che molti pazienti affetti da artrosi presentano livelli sierici insufficienti o carenti di questa vitamina. La carenza di vitamina D è stata associata a una maggiore perdita di cartilagine, a una riduzione della forza muscolare periarticolare e a un aumento del rischio di dolore cronico e disabilità funzionale. Inoltre, la vitamina D esercita un’importante azione immunomodulante, influenzando la produzione di citochine e la risposta infiammatoria di basso grado che caratterizza l’artrosi.
Effetti clinici della vitamina D nell’artrosi del ginocchio
Tuttavia, quando si passa dagli aspetti fisiologici agli esiti clinici, i risultati appaiono meno netti rispetto ad altri integratori. Gli studi clinici suggeriscono che la supplementazione di vitamina D può offrire benefici modesti e variabili sui sintomi dell’artrosi del ginocchio.
Gli effetti sono più evidenti nei soggetti carenti al basale. In questi casi,la normalizzazione dei livelli di vitamina D può contribuire indirettamente a migliorare la funzione articolare e la stabilità del ginocchio, più che a ridurre il dolore in modo diretto e immediato (McAlindon et al, 2013; Jin et al, 2016).
Dosaggi della vitamina D
Negli studi clinici, la vitamina D viene solitamente somministrata a dosaggi compresi tra 800 e 2000 UI al giorno. L’obiettivo, come detto, è soprattutto di correggere una carenza documentata piuttosto che ottenere un effetto analgesico diretto. I benefici risultano infatti più evidenti nei pazienti con livelli sierici di 25(OH)D inizialmente ridotti, mentre l’integrazione in soggetti normovitaminici mostra effetti limitati.
In questo senso, la vitamina D sembra quindi agire più come fattore di supporto all’interno di una strategia terapeutica globale, piuttosto che come intervento mirato sui sintomi principali. Il suo utilizzo appare particolarmente razionale nei pazienti anziani, sedentari o con scarsa esposizione solare, nei quali la carenza vitaminica può aggravare la fragilità muscolo-scheletrica e compromettere l’equilibrio e la mobilità.
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Confronto finale: quale integratore agisce meglio su dolore, rigidità e funzione?
Per comprendere quale integratore possa offrire i maggiori benefici nell’artrosi del ginocchio, non è sufficiente sapere se un trattamento “funziona” meglio del placebo. È altrettanto importante capire quanto funziona rispetto agli altri e su quali aspetti della malattia esercita l’effetto più marcato. A questo scopo, gli studi clinici utilizzano strumenti standardizzati di valutazione, tra cui il WOMAC e la VAS, e metodologie avanzate di analisi comparativa come il SUCRA, tipico delle meta-analisi. Nel confronto ci baseremo sui risultati di una meta-analisi pubblicata sulla rivista Nutrients nell’agosto 2025:
Zhang, Y., Gui, Y., Adams, R., Farragher, J., Itsiopoulos, C., Bow, K., Cai, M., & Han, J. (2025). Comparative Effectiveness of Nutritional Supplements in the Treatment of Knee Osteoarthritis: A Network Meta-Analysis. Nutrients, 17(15), 2547. https://doi.org/10.3390/nu17152547
Gli strumenti usati per la valutazione: WOMAC, VAS e SUCRA
Il questionario WOMAC: dolore, rigidità articolare e funzione fisica
Il WOMAC (Western Ontario and McMaster Universities Osteoarthritis Index) è uno dei questionari più utilizzati nella ricerca sull’artrosi. Valuta tre dimensioni fondamentali della malattia: il dolore, la rigidità articolare e la funzione fisica nelle attività quotidiane.
La scala VAS: L’intensità del dolore percepito
La VAS (Visual Analog Scale), invece, è una scala semplice ma molto sensibile che misura l’intensità del dolore percepito dal paziente, offrendo una valutazione immediata e soggettiva dell’esperienza dolorosa.
L’indicatore probabilistico SUCRA
Il parametro SUCRA (Surface Under the Cumulative Ranking Curve) rappresenta un indicatore probabilistico che consente di classificare i diversi interventi in base alla loro efficacia relativa. In termini semplici, un valore SUCRA vicino a 1 indica un’elevata probabilità che quell’intervento sia tra i migliori. Invece valori più bassi suggeriscono un’efficacia comparativamente inferiore. Non misura quindi l’effetto assoluto, ma la posizione in classifica di ciascun trattamento rispetto agli altri.
I risultati del WOMAC sui tre parametri: il dolore, la rigidità articolare e la funzione fisica nelle attività quotidiane
Analizzando il dolore misurato con il WOMAC, emerge un quadro piuttosto netto. La Boswellia si colloca chiaramente al primo posto, con un valore SUCRA estremamente elevato (0,981), suggerendo che ha la probabilità più alta di essere l’opzione più efficace nel ridurre il dolore articolare. A distanza seguono la curcumina, che mostra una buona performance, e lo zenzero, con un effetto più moderato ma comunque rilevante. Vitamina D, olio di krill, membrana del guscio d’uovo e collagene occupano posizioni successive, indicando un beneficio potenzialmente più contenuto sul dolore puro.
Gli effetti sulla rigidità articolare da artrosi del ginocchio
Un andamento simile si osserva anche per la rigidità articolare, uno dei sintomi più fastidiosi per i pazienti, soprattutto nelle ore mattutine. Anche in questo caso la Boswellia domina la classifica con un valore SUCRA prossimo all’unità (0,997), rafforzando l’idea di un’azione particolarmente efficace sul processo infiammatorio responsabile della rigidità.
Interessante notare come, dopo la Boswellia, emergano l’olio di krill e lo zenzero, suggerendo che la modulazione dell’infiammazione sistemica e dello stress ossidativo possa giocare un ruolo importante in questo specifico sintomo.
Gli effetti sulla funzione articolare
Quando si passa alla funzione articolare, ovvero alla capacità di svolgere le attività quotidiane come camminare, salire le scale o alzarsi da una sedia, il quadro si fa più articolato. La Boswellia mantiene la prima posizione, ma viene seguita molto da vicino dall’olio di krill, che mostra un valore SUCRA sorprendentemente elevato. Questo suggerisce che, oltre al controllo del dolore, il miglioramento dell’ambiente metabolico e infiammatorio dell’articolazione possa tradursi in benefici funzionali concreti. La curcumina e il collagene occupano una fascia intermedia, indicando un possibile ruolo di supporto nel recupero della mobilità. Invece zenzero, vitamina D e membrana del guscio d’uovo mostrano effetti più modesti su questo specifico parametro.
Gli effetti sulla percezione del dolore nell’artrosi del ginocchio
Infine, osservando il dolore valutato tramite VAS, che riflette in modo diretto la percezione soggettiva del paziente, la Boswellia si conferma ancora una volta ai vertici della classifica. Tuttavia, in questo caso, emerge in modo interessante il collagene, che si colloca subito dopo, suggerendo un possibile beneficio nel ridurre il dolore percepito, forse legato a un miglioramento della qualità del tessuto articolare o a meccanismi immunomodulanti. La curcumina e lo zenzero mantengono una posizione solida, mentre olio di krill e vitamina D risultano meno incisivi sul dolore immediato misurato dalla VAS.
Le conclusioni del confronto
Nel complesso, questa analisi comparativa mostra come non tutti gli integratori agiscano allo stesso modo né sugli stessi aspetti della malattia. La Boswellia emerge come l’opzione più costantemente efficace su dolore, rigidità e funzione. Invece gli altri integratori sembrano offrire benefici più selettivi, potenzialmente utili in base al profilo sintomatologico del singolo paziente.
Nel loro insieme, questi dati rafforzano un concetto fondamentale: non esiste un integratore “migliore in assoluto” per tutti. Esistono invece opzioni più adatte a seconda del sintomo predominante e del profilo del paziente. La scelta dell’integratore non dovrebbe essere casuale, ma guidata da una valutazione personalizzata degli obiettivi terapeutici.
| Integratore | Dolore (WOMAC) | Rigidità (WOMAC) | Funzione (WOMAC) | Dolore (VAS) | Profilo complessivo |
|---|---|---|---|---|---|
| Boswellia | ⭐⭐⭐⭐⭐ | ⭐⭐⭐⭐⭐ | ⭐⭐⭐⭐⭐ | ⭐⭐⭐⭐ | Migliore efficacia globale su tutti i parametri |
| Curcumina | ⭐⭐⭐⭐ | ⭐⭐⭐ | ⭐⭐⭐⭐ | ⭐⭐⭐⭐ | Ottima per il dolore, buon profilo antinfiammatorio |
| Zenzero | ⭐⭐⭐ | ⭐⭐⭐ | ⭐⭐ | ⭐⭐⭐ | Benefici moderati su dolore e rigidità |
| Olio di krill | ⭐⭐⭐ | ⭐⭐⭐⭐ | ⭐⭐⭐⭐ | ⭐⭐ | Particolarmente utile per rigidità e funzione |
| Collagene | ⭐⭐ | ⭐⭐⭐ | ⭐⭐⭐ | ⭐⭐⭐⭐ | Utile sul dolore percepito e supporto strutturale |
| Vitamina D | ⭐⭐⭐ | ⭐⭐ | ⭐⭐ | ⭐⭐ | Ruolo di supporto, non specifico |
| Membrana guscio d’uovo | ⭐⭐ | ⭐⭐ | ⭐⭐ | ⭐⭐ | Evidenze ancora limitate |
| ⭐⭐⭐⭐⭐ = SUCRA > 0,80 ⭐⭐⭐⭐ = 0,60–0,79 ⭐⭐⭐ = 0,40–0,59 ⭐⭐ = 0,20–0,39 |
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Un approccio più consapevole e personalizzato all’artrosi del ginocchio
Nel loro insieme, questi integratori non devono essere considerati come alternative “miracolose” ai trattamenti tradizionali. Rappresentano invece dei preziosi alleati in una strategia di gestione più ampia e personalizzata dell’artrosi del ginocchio. Il loro valore risiede nella possibilità di intervenire precocemente, ridurre il carico infiammatorio cronico e supportare i tessuti articolari nel tempo. Questi effetti migliorano non solo i sintomi, ma anche l’esperienza quotidiana del paziente.
Le evidenze scientifiche suggeriscono che gli integratori nutrizionali possano rappresentare un valido supporto nella gestione dell’artrosi del ginocchio. Questo vale soprattutto per quei pazienti che non tollerano i farmaci antinfiammatori o che necessitano di strategie sostenibili nel lungo periodo. È però fondamentale sottolineare che il loro utilizzo dovrebbe sempre inserirsi all’interno di un approccio integrato, che comprenda movimento, educazione del paziente, stile di vita adeguato e supervisione medica.
L’artrosi non è una condanna immutabile, ma una condizione con cui è possibile convivere meglio, se affrontata in modo informato e consapevole. In questo scenario, gli integratori rappresentano strumenti che, se usati correttamente, possono contribuire a migliorare il benessere quotidiano e la qualità della vita.
Nota importante: questo articolo ha scopo informativo e divulgativo. Le modifiche allo stile di vita e l’uso di integratori dovrebbero sempre essere discussi con il proprio medico, specialmente se si assumono già farmaci o si hanno altre condizioni di salute.
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