Fotobiomodulazione: la terapia con luce rossa per il benessere cellulare

Immagine che illustra una ragazza stesa su un lettino in un Centro Benessere con una maschera per la fotobiomodulazione sul viso

Dai laboratori di ricerca alle case di milioni di persone, la terapia con luce rossa (fotobiomodulazione) sta trasformando il modo in cui affrontiamo la salute della pelle, la caduta dei capelli e il dolore cronico. Questa tecnica non invasiva utilizza specifiche lunghezze d’onda luminose per stimolare i mitocondri cellulari, innescando processi rigenerativi supportati da decenni di studi scientifici. Dall’approvazione FDA per l’alopecia alle evidenze cliniche su rughe e infiammazione, scopriamo come la fotobiomodulazione rappresenti un ponte concreto tra ricerca avanzata e benessere quotidiano, senza promesse miracolose, ma con risultati scientificamente dimostrabili.

La terapia con luce rossa (o fotobiomodulazione – PBM) sta guadagnando sempre più attenzione nel panorama del benessere scientifico. A dire il vero, non si tratta di una moda passeggera, ma piuttosto di una tecnica supportata da decenni di ricerca e centinaia di studi clinici. Infatti questa metodologia non invasiva, conosciuta anche come terapia laser a basso livello, utilizza specifiche lunghezze d’onda di luce – tipicamente tra 600 e 1000 nanometri – per innescare processi rigenerativi a livello cellulare.

Ma, nel concreto, come funziona esattamente? E, inoltre, quali benefici può realmente offrire?

Il segreto della terapia con luce rossa risiede, principalmente, nei mitocondri, gli organelli cellulari responsabili della produzione di energia. Infatti, quando la luce rossa penetra la pelle, viene assorbita da un enzima chiamato citocromo c ossidasi, che fa parte della catena respiratoria mitocondriale. Questo processo innesca, conseguentemente, una serie di reazioni biochimiche benefiche.

Tavola che illustra l'effetto della luce rossa sul citocromo C dei mitocondri, in grado di generare ATP

In particolare, la luce dissocia l’ossido nitrico accumulato nei mitocondri, migliorando così il flusso di elettroni e aumentando la produzione di ATP – la “moneta energetica” che alimenta tutte le funzioni cellulari. Allo stesso tempo, si riduce lo stress ossidativo e si promuove la sopravvivenza cellulare, creando in tal modo un ambiente ottimale per la rigenerazione dei tessuti.

La letteratura scientifica conferma, in definitiva, che questo effetto mitocondriale rappresenta il meccanismo fondamentale alla base dei numerosi benefici terapeutici osservati in diverse applicazioni cliniche.


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Una delle applicazioni più studiate è, senza dubbio, il ringiovanimento cutaneo. In praticala luce rossa stimola i fibroblasti – le cellule responsabili della struttura della pelle – a produrre maggiori quantità di collagene ed elastina, le proteine che mantengono la pelle soda ed elastica.

Tavola che illustra le diverse capacità di penetrazione della luce nella pelle, in base alla lunghezza d'onda

Gli studi clinici mostrano risultati significativi: riduzioni fino al 30% nel volume delle rughe perioculari, miglioramenti visibili nel tono e nella texture della pelle, e un aspetto complessivamente più luminoso. Non si tratta tuttavia solo di effetti superficiali: la PBM agisce in profondità, accelerando quindi la rigenerazione tissutale e migliorando la funzionalità della pelle a lungo termine.

La terapia si è dimostrata inoltre efficace anche per condizioni specifiche come l’acne (riducendo l’infiammazione), le cicatrici ipertrofiche e la guarigione delle ferite, grazie alla sua capacità di stimolare la riparazione dei tessuti danneggiati.

Per chi affronta problemi di diradamento capillare, la terapia con luce rossa offre, fortunatamente, una efficace opzione validata scientificamente. La Food and Drug Administration americana ha infatti approvato questa tecnica per il trattamento dell’alopecia androgenetica, sia maschile che femminile.

In sintesi, il meccanismo d’azione coinvolge la stimolazione dei follicoli piliferi dormienti, prolungando così la fase di crescita attiva dei capelli (chiamata fase anagen) e aumentando di conseguenza la densità complessiva. Meta-analisi e revisioni sistematiche evidenziano infatti incrementi significativi nella ricrescita dei capelli in pazienti con calvizie progressiva.

I dispositivi più comuni includono caschi LED e cappelli terapeutici progettati per trattamenti domiciliari. Sebbene i risultati richiedano costanza – tipicamente sessioni di 15-20 minuti, tre o quattro volte a settimana per diversi mesi – gli effetti sono duraturi e privi di effetti collaterali significativi, a differenza di molte opzioni farmacologiche.


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Oltre agli usi estetici, la fotobiomodulazione ha dimostrato potenti proprietà antinfiammatorie. In particolare, la terapia modula le citochine pro-infiammatorie, riduce l’edema e allevia il dolore in diverse condizioni croniche.

Ad esempio, le evidenze cliniche supportano l’utilizzo della PBM per osteoartrite, dolore neuropatico, infiammazioni croniche e recupero post-trauma o post-chirurgico. Ed in effetti, meta-analisi condotte su pazienti con osteoartrite del ginocchio mostrano riduzioni significative del dolore a riposo e miglioramenti funzionali misurabili.

Infine, la capacità di accelerare la guarigione delle ferite, aumentando la mitosi cellulare e l’attività dei fibroblasti, rende questa terapia particolarmente utile anche per ulcere, ustioni e recupero post-operatorio.

Per chi desidera sperimentare la terapia con luce rossa a casa, è fondamentale scegliere dispositivi certificati che emettano le lunghezze d’onda corrette e una densità di potenza adeguata: 630-680 nanometri per trattamenti superficiali della pelle, 800-900 nanometri per penetrazione più profonda nei tessuti.

In generale, un approccio prudente prevede sessioni iniziali di 10-20 minuti, da ripetere da tre a cinque volte a settimana.. Sebbene la terapia sia considerata sicura perché non emette raggi UV, è comunque sempre consigliabile consultare un medico in caso di gravidanza, fotosensibilità nota o presenza di tumori attivi.


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Ricapitolando, la ricerca scientifica ha documentato effetti indubbiamente positivi della terapia con luce rossa in diversi ambiti:

  • Salute capillare: 
    • Tra le indicazioni più solide troviamo la stimolazione efficace della ricrescita, con aumenti significativi della densità capillare documentati in meta-analisi, ed effetti rilevanti soprattutto in caso di alopecia androgenetica.
  • Recupero fisico: 
    • Allo stesso modo, si dimostra consolidatamente utile nella preparazione muscolare pre-allenamento (per ridurre da un lato il rischio di lesioni, dall’altro per migliorare endurance e recupero).
    • Altrettanto altamente efficace si rivela nell’accelerare la guarigione di ferite, ulcere (anche diabetiche) e traumi. Ha inoltre effetto antinfiammatorio.
  • Metabolismo e sistema endocrino: 
    • Esistono evidenze moderate, ma tuttavia incoraggianti, sulla regolazione dei livelli glicemici, soprattutto in contesti diabetici.
  • Salute orale: 
    • La fotobiomodulazione offre supporto moderato alla rigenerazione dentale ed al trattamento delle gengiviti. Inoltre, aiuta sia nella riduzione del dolore post-chirurgico che nel trattamento delle infiammazioni gengivali.
  • Funzione vascolare: 
    • Determina un incremento della produzione di ossido nitrico, causando in questo modo vasodilazione, e migliorando così la circolazione.
  • Benessere cognitivo ed emotivo: 
    • Promettente, sebbene ancora in fase di approfondimento, è l’uso per il miglioramento delle performance mentali, con studi che sembrerebbero indicare miglioramenti nei sintomi depressivi tramite applicazione transcranica.
  • Ambiti ancora oggetto di studio: 
    • Ricerche preliminari suggerirebbero potenziali benefici in condizioni dello spettro autistico, verosimilmente con effetti positivi su irritabilità e comunicazione. Tuttavia servono trial più ampi per conferme.

Nota: i risultati dipendono da parametri come lunghezza d’onda e dosaggio; i livelli di evidenza variano tra le applicazioni. Consultare sempre un professionista sanitario prima di qualsiasi utilizzo terapeutico.


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In conclusione, la terapia con luce rossa rappresenta un esempio virtuoso di come la ricerca scientifica possa tradursi in applicazioni pratiche per il benessere quotidiano. Supportata da decenni di studi e evidenze solide su meccanismi mitocondriali, applicazioni estetiche e proprietà antinfiammatorie, questa tecnica, pur non promettendo miracoli istantanei, offre comunque risultati concreti e misurabili.

Come ogni intervento terapeutico, richiede ovviamente costanza, aspettative realistiche e, quando appropriato, supervisione medica. Tuttavia, per chi cerca un alleato scientificamente validato per la salute della pelle, dei capelli o per la gestione dell’infiammazione cronica, la fotobiomodulazione merita sicuramente considerazione.

Meccanismi d’azione generali e mitocondriali

  1. Hamblin MR. Mechanisms and Mitochondrial Redox Signaling in Photobiomodulation. Photochem Photobiol. 2018. PMID: 29164625. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29164625/
  2. de Freitas LF, Hamblin MR. Proposed Mechanisms of Photobiomodulation or Low-Level Light Therapy. IEEE J Sel Top Quantum Electron. 2016. PMID: 28070154. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28070154/
  3. Jagdeo J, et al. Photobiomodulation CME part I: Overview and mechanism of action. Lasers Surg Med. 2024. PMID: 38309304. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38309304/

Effetti antinfiammatori

  1. Hamblin MR. Mechanisms and applications of the anti-inflammatory effects of photobiomodulation. AIMS Biophys. 2017. PMID: 28748217. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28748217/

Applicazioni estetiche sulla pelle (anti-aging, rughe, rejuvenation)

  1. Ablon G. Reverse skin aging signs by red light photobiomodulation. Skin Res Technol. 2023. PMID: 37522497.https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37522497/
  2. Nikolis A, et al. Photobiomodulation Reduces Periocular Wrinkle Volume by 30%. J Cosmet Dermatol. 2023. PMID: 36780572. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36780572/
  3. Wunsch A, Matuschka K. A controlled trial to determine the efficacy of red and near-infrared light treatment in patient satisfaction, reduction of fine lines, wrinkles, skin roughness, and intradermal collagen density increase. Photomed Laser Surg. 2014. PMID correlato: 24049929. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24049929/
  4. Friedman O, et al. Photobiomodulation CME part II: Clinical applications in dermatology. Lasers Surg Med. 2024. PMID: 38307144. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38307144/

Applicazioni per la caduta e ricrescita dei capelli

  1. Afifi L, et al. Photobiomodulation for the management of hair loss. Photodermatol Photoimmunol Photomed. 2021. PMID: 33377535. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33377535/
  2. Liu KH, et al. Novel Approach to Treating Androgenetic Alopecia in Females With Photobiomodulation (Low-Level Laser Therapy). Dermatol Surg. 2017. PMID: 28328705. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28328705/

Riduzione del dolore e applicazioni in artrite/osteoartrite

  1. Cotler HB, et al. The Mechanisms and Efficacy of Photobiomodulation Therapy for Arthritis. J Biophotonics. 2023. PMID: 37762594. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37762594/
  2. Ahmad MA, et al. Effectiveness of Photobiomodulation in Reducing Pain and Disability in Knee Osteoarthritis. Photobiomodul Photomed Laser Surg. 2024. PMID: 38775202. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38775202/

Guarigione delle ferite e wound care

  1. de Paula Eduardo C, et al. Photobiomodulation in promoting wound healing: a review. Regen Med. 2016. PMID: 26681143. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26681143/
  2. Mosca RC, et al. Photobiomodulation Therapy for Wound Care: A Potent, Noninvasive, Photoceutical Approach. Adv Wound Care (New Rochelle). 2019. PMID: 30889017. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30889017/

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